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FAQProgetto Campus

Perché un nuovo Campus scientifico per la Statale?

Il potenziale in termini di ricerca e formazione in ambito scientifico che questo Ateneo oggi rappresenta è descritto da dati che certificano una posizione di rilievo, certamente di vertice in ambito nazionale. Con circa 7.000 nuove pubblicazioni ogni anno, 18 progetti ERC,  la Statale di Milano è al primo posto in Italia e tra le prime 100 Università del mondo in Life Sciences & Medicine, nel 10% degli atenei più produttivi nella ricerca.

L’idea del Campus nasce da una nuova progettualità, radicalmente innovativa, che ha l’obiettivo di salvaguardare e ulteriormente sviluppare questo patrimonio, mettendo la ricerca di area scientifica e tecnologica della Statale nelle condizioni di accogliere la sfida della competizione con le più avanzate realtà universitarie europee, americane e asiatiche: tutte caratterizzate dalla rapida evoluzione verso maggiore interdisciplinarità maggiore intersettorialità e investimenti per la razionalizzazione e il potenziamento delle infrastrutture per la ricerca.

Un campus realizzato secondo i più elevati standard internazionali consentirebbe ai nostri ricercatori e ai nostri studenti di lavorare e studiare in spazi per la ricerca e la didattica più funzionali, innovativi ed attrattivi, in un ecosistema aperto alla innovazione, alla dimensione internazionale, a sinergie con ambiti diversi, alla condivisione della conoscenza a beneficio della comunità e dotato di tutti i servizi più o meno accessori che contraddistinguono il modello di campus (residenze, mense, spazi di aggregazione, socialità, verde, sport, ecc.).

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Quali sono gli elementi che attualmente limitano lo sviluppo delle facoltà scientifiche in Città Studi?

Viene definita Città Studi ma le facoltà scientifiche della Statale sono prevalentemente distribuite fra la zona Loreto e Segrate. A partire dal corpo storico centrale risalente a prima del 1930 (via Saldini, via Mangiagalli, via Celoria, via Botticelli) si sono sviluppate sedi, dapprima nelle aree limitrofe e successivamente nel territorio sud est di Milano, nate nel corso del tempo sulla base di necessità contingenti, nell'assenza di una progettualità di sistema.

Lo sviluppo per stratificazioni successive ha portato ad una forte frammentazione delle strutture, tradottosi in diffuse duplicazioni e inefficienze nell'uso degli spazi. Molti edifici si trovano in uno stato di manutenzione gravemente deficitario, che non assicura gli standard di efficienza e sicurezza richiesti oggi a moderni laboratori di ricerca.

Città Studi rappresenta un patrimonio dalle grandi potenzialità, di altissimo valore scientifico, che attualmente è seriamente compromesso, bloccato da condizioni strutturali inadeguate, che penalizzano il lavoro dei ricercatori riducendone la competitività e mettendo in taluni casi a rischio le linee di ricerca in corso.

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Perché un Campus proprio nell’area Expo?

Un Campus nell’area di Expo potrebbe beneficiare di una posizione strategica per i trasporti, di infrastrutture già esistenti atte ad ospitare ambienti di studio e ricerca attrattivi e competitivi e di un’ampiezza adeguata alla realizzazione di tutti i servizi di supporto necessari, come alloggi, e spazi per la socialità, lo sport e il volontariato.

La collocazione all’interno di in un distretto dedicato all’innovazione e con una forte caratterizzazione internazionale – si pensi a Human Technopole – favorirebbe sinergie e contaminazioni proficue per ricerca e formazione.

La flessibilità della struttura consentirebbe di sperimentare modelli costruttivi e soluzioni di infrastruttura più sostenibili, razionali ed efficienti per la ricerca, modelli gestionali più leggeri e funzionali, modelli didattici innovativi. La realizzazione di una piastra scientifica di laboratori di alto livello, con strumentazione condivisa da più dipartimenti è un obiettivo che permetterebbe una gestione delle attività di ricerca assolutamente innovativa e notevoli economie di scala.

Lo stanziamento di 130 milioni di euro su fondi di coesione e sviluppo (disposto da governo e regione, all’interno del “patto per la Lombardia”) è finalizzato espressamente allo sviluppo in area Expo di un insediamento universitario.

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Perché il Campus non si può fare a Città Studi, attraverso un piano di ristrutturazione?

L’irrazionalità nell’articolazione degli spazi, le conseguenti inefficienze funzionali, l’assenza di spazi adeguati alle esigenze di ricerca dei diversi ambiti ma anche alle esigenze di socializzazione e di residenza: tutti questi elementi rendono le condizioni di Città Studi incompatibili con le caratteristiche strutturali e funzionali tipiche di un Campus.

Prescindendo dal fatto che nessuna ristrutturazione potrebbe comunque ricreare le condizioni, le caratteristiche ambientali e le sinergie garantite dal contesto di Expo, la fisionomia di Città Studi renderebbe qualsiasi lavoro di ristrutturazione estremamente impegnativo sotto ogni profilo, sia per la tipologia degli edifici che per la stessa collocazione in un’area residenziale e storica.

Il valore storico-architettonico di alcuni edifici li tutela, legittimamente, escludendo qualsiasi intervento di vera ed effettiva riqualificazione funzionale. Le esigenze della conservazione sono in evidente e naturale conflitto con quelle della ricerca, che chiede spazi ed infrastrutture funzionali e rispettosi dei requisiti di efficienza degli standard internazionali.

Le strutture adatte ad una moderna ricerca scientifica, per esempio le piattaforme tecnologiche, convivono non senza qualche difficoltà con aree residenziali densamente popolate: le cappe dei laboratori di Chimica e Farmacia a Città Studi vengono spente ogni notte e gli esperimenti sospesi, con notevole allungamento dei tempi, per assecondare le istanze dei residenti.

La realizzazione in Città Studi di un Campus con caratteristiche analoghe a quello previsto nell’area ex-Expo 2015 sarebbe tecnicamente molto problematica e comporterebbe tempi, disagi e costi di gran lunga superiori, per i quali, va ricordato, l’Università non potrebbe contare sullo stanziamento finalizzato allo sviluppo dell’insediamento sull’area Expo.

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Allora perché non limitarsi semplicemente a ristrutturare Città Studi, senza creare un Campus?

Questa ipotesi, oltre a comportare la rinuncia a tutti i vantaggi insiti nel modello di Campus universitario, non sarebbe meno onerosa per l’Ateneo, al contrario lo sarebbe di più: in primo luogo perché verrebbe meno l’opportunità del finanziamento pubblico che accompagna l’investimento nell’area Expo e in secondo luogo perché la ristrutturazione di edifici così compromessi richiede spese ben più alte della costruzione ex novo.

Inoltre una soluzione di questo genere produrrebbe un impatto sulle linee di ricerca difficilmente sostenibile: non potendosi interrompere per anni e in blocco le attività di una popolazione di circa 20.000 persone che studiano e lavorano in quell’area, la ristrutturazione di Città Studi si risolverebbe in uno stillicidio di interventi parziali di riqualificazione e messa in sicurezza “a rotazione”, spalmati in un arco temporale che si stima intorno ai dieci anni. Con il rischio reale di trovarsi a fine opera con le prime realizzazioni già obsolete.

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Che vantaggi avrebbe, per i ricercatori, il Campus in area Expo?

I ricercatori che operano in ambito scientifico-tecnologico hanno bisogno di infrastrutture moderne, laboratori che consentano una continuità nelle operazioni, senza temere sospensioni o danneggiamenti dovuti all’inadeguatezza delle strutture che li ospitano.

Al centro di un Campus scientifico deve esserci un nucleo di laboratori di alta qualità, con strumentazione condivisa da più Dipartimenti e installata in modo da garantirne le migliori performance. Un simile obiettivo non può essere realizzato in strutture obsolete e slegate fra loro.

Una piastra di laboratori di alto livello indurrà una gestione innovativa delle risorse di ricerca dell’Università e aprirà la strada a ulteriori sviluppi futuri, in grado di mettere i nostri ricercatori in una posizione non marginale nel contesto internazionale.

Inoltre, la collocazione del Campus all’interno di un distretto dedicato all’innovazione favorirebbe una fertile e mutua contaminazione fra ricerca e impresa, consolidando la relazione con l’industria.

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Che vantaggi avrebbe, per gli studenti, il Campus in area Expo?

Gli studenti potrebbero lavorare in luoghi dotati delle infrastrutture più moderne, progettati secondo criteri di massima razionalizzazione, efficienza e sostenibilità ambientale. Gli spazi dedicati alla didattica verrebbero disegnati per permettere la piena attuazione di nuove metodologie di apprendimento basate sulla didattica attiva, il lavoro in team, l’apprendimento informale, l’interazione con studenti e docenti di altre aree disciplinari, integrate da nuove tecnologie e da una nuova concezione dell’organizzazione spaziale.

La presenza nell’area di un distretto scientifico tecnologico con la presenza di molte aziende innovative creerebbe un ambiente favorevole alla contaminazione con lo sviluppo d’impresa e al contatto con il mercato del lavoro.

La vicinanza del Campus ad Human Technopole - una delle condizioni fondamentali chieste dalla Statale ad Arexpo per la realizzazione del Masterplan – consentirà agli studenti di svolgere la propria esperienza formativa in un contesto internazionale, sperimentando i modelli di ricerca più innovativi a strettissimo contatto con colleghi di ogni parte del mondo, in una misura che non trova alcun precedente al momento in Italia.

Il Campus consentirebbe infine di porre mano, con gli altri attori istituzionali interessati, ad un piano residenziale per gli studenti finalmente libero dai vincoli di un’area a più alta densità abitativa come Città Studi.

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Che vantaggi possono derivare dal contenimento degli spazi?

Il nuovo Campus permetterebbe di accorpare strutture (laboratori, biblioteche, ecc.) che ora risultano frammentate e disperse su un territorio molto vasto, che va dalla zona Loreto fino a Segrate, distanti fino a 10 km l’una dall’altra.

Il contenimento degli spazi è funzionale alla loro razionalizzazione e alla possibilità di prevedere un intervento radicalmente innovativo, con soluzioni di infrastruttura in grado di rispondere efficacemente ai bisogni della ricerca e della formazione di standard elevato ma anche alla minimizzazione dell’impatto energetico-ambientale.

Ne discenderebbe inoltre un forte abbattimento dei costi di manutenzione ordinaria degli edifici delle facoltà interessate, che al momento si aggirano sui 18 milioni all’anno, con un risparmio annuo stimato intorno agli 8 milioni.

La concentrazione delle attività in spazi più contenuti avrebbe inoltre ricadute positive sulla possibilità di produrre maggiori sinergie e collaborazioni all’interno della numerosa comunità scientifica della Statale.

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Se si farà il Campus in area Expo, la Statale abbandonerà Città Studi?

No. Nell’ambito del progetto per la realizzazione del Campus in area Expo sono previste dalla Statale nuove iniziative e trasferimenti che si tradurrebbero in nuovi insediamenti a Città Studi e che si integrerebbero con i progetti di ampliamento e le manifestazioni di interesse sull’area di Politecnico e Bicocca.

In particolare, al trasferimento delle aree di formazione e ricerca dell’area di beni culturali e a quelle degli ambiti politico-economico-sociali, al quale i dipartimenti interessati hanno già espresso parere favorevole, si aggiungerebbe la creazione di un nuovo polo scientifico-museale dedicato al contributo della scienza ai diritti umani, basato sulle attività di antropologia forense che rimarrebbero a Città Studi.

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