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La crescita fino alla Guerra

Posta al servizio di una città di oltre un milione di abitanti, la nuova Università dovette da subito far fronte a esigenze superiori ai mezzi a disposizione.

Se il reclutamento del corpo docente poteva contare, per Medicina e Lettere, sull'alto livello dei titolari degli insegnamenti già attivati presso gli Istituti Clinici di Perfezionamento e l'Accademia - mentre Giurisprudenza si impose subito tra le Facoltà più prestigiose del Paese per il livello complessivo dei suoi docenti (vi si trasferirono da altre città italiane molti tra i più insigni giuristi del tempo) - più difficoltosa si presentava la formazione dell'organico del corpo docente  per la Facoltà di Scienze.

Le maggiori carenze si riscontravano tuttavia nella disponibilità degli spazi, ben presto rivelatisi insufficienti per un Ateneo che, partito il primo anno con 1.419 iscritti, raggiunse - nel 1928-29 - le 1.965 unità, ponendosi al quarto posto in Italia dopo Napoli, Roma e Padova.

L'idea di raggruppare entro i confini della Città degli Studi tutte le Facoltà, "in una possente e gloriosa unità", ribadita da Mangiagalli nel 1926, alla vigilia della sua andata fuori ruolo, si rivelò ben presto inattuabile.

Medicina poté continuare ad avvalersi del fondamentale appoggio delle strutture cliniche convenzionate, ma il Rettorato e le due Facoltà umanistiche dovettero rinunciare a Città Studi - dove cominciarono a trovare ospitalità gli edifici adibiti agli studi fisici e chimici della Facoltà di Scienze - per trovare collocazione nel Palazzo comunale di Porta Romana, in centro città.  L'ipotesi di destinar loro l'ospedale sforzesco venne già allora presa in considerazione, ma la sua realizzazione fu rimandata, in attesa della costruzione del nuovo grande nosocomio di Niguarda, che sarebbe iniziata solo nel 1931.

Malgrado le difficoltà legate all'avvio delle attività, la risposta degli studenti che si rivolsero al nuovo Ateneo fu subito rilevante. La Facoltà di maggior richiamo si rivelò Medicina, passata dai 360 studenti del 1925-26 ai 1.330 del 1936-37; Giurisprudenza, sulla quale si erano inizialmente indirizzate le maggiori preferenze, con 623 iscritti nel 1925-26, raggiunse una punta di 801 iscritti nel 1931-32, stabilizzandosi in seguito sulle 600 unità.

Nel 1932 entrò a far parte dell'Ateneo l'Antica Scuola di Veterinaria, che - come Facoltà di Medicina Veterinaria - figurò quell'anno con 81 iscritti, saliti a 145 nel 1939-40. Tre anni più tardi fu la volta dell'Istituto Superiore di Agraria, divenuto anch'esso Facoltà, con 144 iscritti saliti a 191 alla vigilia della Seconda guerra mondiale. Entrambe le nuove Facoltà vennero insediate a Città Studi, in via Celoria.

Alla metà degli anni Trenta gli studenti iscritti alle sei Facoltà dell'Università degli Studi assommavano a 3.017, a cui si aggiungevano i 366 che facevano capo ai corsi di perfezionamento e alle scuole di ambito medico. Alla stessa data - per avere un termine di confronto con gli altri Atenei cittadini - gli studenti dell'Università Cattolica erano 2.301, quelli del Politecnico 1.117 e 848 quelli della Bocconi.

Per la Statale, l'incremento più sensibile nel quindicennio che precedette lo scoppio della Seconda guerra mondiale riguardò Scienze, che nel 1939 registrava 624 studenti iscritti, superando sia Lettere e Filosofia che Giurisprudenza.

Alla crescita delle iscrizioni aveva corrisposto un incremento pressoché parallelo del numero dei professori: sempre con riferimento al 1939-40, il corpo docente risultava composto da 81 professori ordinari o straordinari, 106 incaricati, 28 aiuti e 96 assistenti, cui si aggiungevano 401 liberi docenti. Si può considerare un significativo indizio dell'avvenuto consolidamento dell'istituzione il fatto che già nel primi anni Trenta la Statale di Milano fosse seconda solo a Roma nella statistica del trasferimento dei docenti.

A fronte della considerevole crescita dell'Ateneo, il problema degli spazi si ripropose in termini allarmanti agli inizi degli anni Quaranta. Tramontata ancora una volta l'ipotesi del trasferimento delle Facoltà umanistiche alla Cà Granda, si ritornò all'idea originaria di Mangiagalli di far confluire, anche queste due strutture, in nuovi edifici da costruirsi a Città Studi, ma il progetto rimase sulla carta.

Alla vigilia della guerra, le Facoltà di Lettere e di Giurisprudenza vivevano una situazione di grave carenza strutturale, non disponendo degli spazi necessari per integrare l'attività didattica con esercitazioni, seminari e istituti forniti di dotazioni adeguate. Né si trovava in acque migliori la Facoltà di Scienze, costretta a far convivere in ambienti del tutto insufficienti istituti con indirizzi di studio fra loro assai differenziati.