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Numeri, curiosità e un po' di Storia  

Dal 1985 l’Università ha una base in Antartide

Il primo dicembre del 1959, per la prima volta nella storia dell’umanità, invece di fare una guerra per spartirsi un territorio, gli stati coinvolti decidono che l’Antartide diventi una riserva naturale dedicata alla  
scienza e alla pace.
 
Nel 1985, l’Italia promuove il Programma Nazionale di Ricerche in Antartide - sotto l’egida del Ministero degli Esteri - e la nostra Università ne entra a far parte.
 
Nostri professori e ricercatori partono per il Polo Sud e costruiscono la prima base a Baia Terra Nova per sviluppare ricerche sui cambiamenti climatici e per studiare le forme di vita presenti nei laghi imprigionati sotto 4.000 metri di ghiaccio.
 
Dal 1993, i nostri geofisici hanno la direzione scientifica di questa specialità e la responsabilità di identificare i laghi subglaciali (ne hanno trovati 30). 

Questi laghi, completamente isolati dalla biosfera da 1,5 milioni di anni, potrebbero conservare batteri sopravvissuti al buio totale, che vivono a 2,8 gradi sotto zero con una pressione di 350 atmosfere. Se così fosse avrebbero caratteristiche e strategie di sopravvivenza uniche e ci si troverebbe di fronte a forme di vita che a buon titolo possono essere definite extraterrestri.  
 
Il primo scavo eseguito dalla nostra Università è stato sul lago Vostok (due volte la Liguria). Il carotaggio è arrivato a 40 metri dall’acqua, ma si è fermato in attesa di tecnologie sterili e sicure per toccare l’acqua senza inquinarla o modificare l’ambiente.
  
La seconda base italiana - costruita nel 1996 insieme ai francesi - è a 1.200 km nell’interno, sul lago a cui è stato dato il nome di Concordia.
 
L’importanza scientifica degli studi che l’Università sta facendo è grande, ma forse lo è ancor di più il fatto che il nostro Ateneo condivide con studiosi di tutto il mondo un’esperienza unica che testimonia la possibilità di collaborazione e pace mondiale.  

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La nostra Biblioteca di Egittologia è fra le più importanti al mondo

La nostra Biblioteca di Egittologia è un polo di attrazione internazionale dal 1999, quando fu acquistato il fondo Elmar Edel che comprende oltre 16.000 volumi e gli archivi personali dello studioso tedesco.  

Fra il 2001 e il 2002, si aggiungono 400 libri antichi e rari e gli archivi dell’egittologo francese Alexandre Varille e del suo maestro Victor Loret.
  
Grazie ai diari, ai giornali di scavo, agli acquerelli, alle fotografie in essi contenuti, si possono rivivere le emozioni delle loro grandi scoperte, tra cui quella della tomba di Amenhotep II nella Valle dei Re, effettuata da Loret nel 1898, che permise di portare alla luce ben 14 mummie.
 
Sono infine arrivati in Università, per acquisto o per dono, numerosi altri archivi e documenti, fra i quali l’epistolario fra Heinrich Brugsch e Auguste Mariette, uno dei padri dell’Egittologia, che contiene testi geroglifici e relativi commenti, oltre a numerose informazioni sugli scavi e sull’amministrazione del Museo Egizio del Cairo, che Mariette progettò e allestì.
 
L’Ateneo possiede anche una importante Fototeca di Egittologia, con oltre 50.000 fotografie e centinaia di lastre fotografiche in vetro e una importante Biblioteca di Papirologia.
 
Negli anni ‘30, Achille Vogliano, docente di letteratura greca, acquista per l’Ateneo una serie di papiri fra cui 1400 in greco, 160 in ieratico, copto e arabo, 200 ostraka (i frammenti di terracotta su cui veniva scritto il nome del condannato all'esilio, da cui la parola “ostracismo”) e altri reperti rari.
 
Nel 1992, la raccolta si arricchisce di un rotolo del III secolo a.C. che ha fatto riscoprire circa 110 epigrammi del poeta greco dell’età ellenistica Posidippo di Pella.  
 
La Biblioteca di Papirologia attualmente include circa 17.000 volumi ed è una delle poche al mondo che conserva tutte le edizioni fino a ora stampate di papiri e ostraka greci e latini.  

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La Clinica del Lavoro di Milano è stata la prima al mondo

Nel 1905, Milano conta 500.000 abitanti, di cui metà operai. Ogni anno arrivano 20.000 immigrati e l’aspettativa di vita è di 43 anni.  

In quegli anni, anche grazie alla spinta della cultura democratica e socialista,cresce l’attenzione per la medicina sociale e per lo studio e la prevenzione delle malattie legate al lavoro e agli ambienti, spesso degradati, delle nuove produzioni.
  
La Clinica del lavoro nasce come parte degli Istituti clinici di perfezionamento promossi nel 1902 da una Commissione coordinata da Luigi Mangiagalli, all’epoca consigliere comunale di parte democratica. Medico ostetrico, professore a Pavia e in altre università, in seguito deputato e poi senatore, nei primi anni ‘20 sindaco di Milano, Mangiagalli sarà il principale promotore della fondazione, nel 1924,dell'Università degli Studi di Milano e suo primo Rettore.
 
La figura chiave della Clinica del Lavoro e dello studio delle malattie professionali è Luigi Devoto, che aveva studiato la pellagra dei contadini pavesi e le malattie delle mondine della Lomellina.  
 
La clinica di Milano - prima al mondo nel suo genere - viene inaugurata nel 1910 con 60 letti e farà da modello a quella di Mosca del ‘23 e a quella di Berlino del ‘25.
 
Ormai da un secolo la Clinica del Lavoro promuove l’assistenza ai lavoratori e la ricerca scientifica sulla fatica, l’alimentazione, l’azione di polveri e altre sostanze sulla salute.
 
Filo conduttore fra le prime ricerche e quelle attuali sono lo stress e le patologie cardiovascolari, che oggi prevedono anche studi molto vari fra cui gli effetti delle molestie morali (mobbing) o gli effetti visivi del lavoro al computer studiati dall’ergoftalmologia.
  
Questa specialità fa parte di una disciplina di cui la Clinica è all’avanguardia fin da quando nel 1965 crea la Società Italiana di Ergonomia.  

La Clinica del Lavoro ospita inoltre una tra le più prestigiose biblioteche scientifiche del settore e pubblica la rivista La Medicina del lavoro che, nata nel 1901, è la più antica al mondo.  

 

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La Festa del Perdono finanziava l’Ospedale che da 50 anni esatti è la nostra sede

Nel medioevo gli ospedali, sovvenzionati dai cittadini, offrivano soprattutto cibo e assistenza ai poveri che affollavano le città.
 
In segno di gratitudine a Dio per la conquista del Ducato, Francesco Sforza e sua moglie Bianca Maria Visconti vollero costruire lo “Spedale di Poveri” per la cura delle malattie acute e affidarono il progetto ad Antonio Averlino, detto il Filarete (che vuol dire “colui che ama le virtù”) che intanto realizzava la torre di facciata del Castello Sforzesco.  
 
La costruzione dell’ospedale, iniziata nel 1456, andò avanti per più di 300 anni grazie a lasciti e donazioni dei cittadini milanesi e alla Festa del Perdono, una sorta di giubileo con vendita di indulgenze che, per concessione speciale della Santa Sede, si celebrava ogni due anni il 25 marzo, il giorno dell'Annunciata protettrice dell'Ospedale.  
 
L’intero complesso era circondato dall’acqua del Naviglio che correva lungo l’attuale via Francesco Sforza e si allargava nel Laghetto e nel Pantano (oggi coperti e ricordati dai nomi delle vie).  

Quasi tutto arrivava in barca: i malati e gli approvvigionamenti. Questi ultimi venivano scaricati direttamente nei sotterranei della Sala della Crociera che si affacciavano sull’acqua. L’acqua faceva anche girare le pale di un mulino, ma soprattutto scorreva in canaline lungo la Crociera, assicurando un buon livello igienico e riducendo il diffondersi delle infezioni.
 
L’ospedale era dotato di stalle, macelleria, legnaia e ghiacciaia e sull’attuale Largo Richini si affacciavano cucine, dispense e lavanderie. Quando la costruzione fu ultimata nel 1805, la “Ca’ Granda” come fu definita - con i suoi 2500 posti - era una delle più importanti strutture ospedaliere d’Europa.
 
L’ospedale ha funzionato fino al 1938, fu bombardato durante la guerra e ricostruito per ospitare l’Università che vi entrò nel 1958: esattamente 50 anni fa.  

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Gestiamo internamente 800 siti, 6.000 computer,100.000 caselle di posta elettronica

La rete informatica dell’università collega 78 sedi (considerando i numeri civici e non gli edifici). Le postazioni di rete funzionanti sono 6.500. Ci sono cioè 6.500 apparecchi collegati fra loro fra cui stampanti, server e soprattutto circa 6.000 computer.
  
In Ateneo sono attive poco più di 100.000 caselle di posta elettronica che in un anno hanno ricevuto 193.500.000 e-mail (senza contare quelle inviate alle liste interne) e ne hanno inviate 9.200.000. Questo vuol dire che ogni giorno lavorativo riceviamo circa 950.000 e-mail (molte sono “spam” e sono bloccate da potenti filtri e antivirus).  
 
Sui nostri server sono ospitati 800 siti delle più diverse strutture di Ateneo (facoltà, dipartimenti, istituti, corsi di laurea).

Il nostro portale unimi.it da solo conta 4.500 pagine e contiene oltre 10.000 documenti.
 
Ogni giorno viene visitato in media 50.000 volte da persone che consultano circa 250.000 pagine. Nel 2015 il nostro portale (solo lui) è stato visitato circa 18 milioni di volte.
  
Per quanto riguarda le utenze telefoniche, ci sono ben 8.500 apparecchi (telefoni e fax). In un anno facciamo circa 2.773.000 telefonate.
 
Tutto questo è gestito dalle divisioni Telecomunicazioni e Sistemi Informativi: due strutture in cui lavorano 75 persone.  

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L’Università possiede 180 bovini, 600 capre e 145 ettari di terra coltivata

Molte attività didattiche, di ricerca applicata e di sperimentazione della Facoltà di Agraria si svolgono in varie strutture che fanno capo a 3 Aziende Agrarie che possiedono un totale di 145 ettari coltivati.  
 
La Cascina Marianna di Landriano in provincia di Pavia – coltivata a foraggio con una parte di bosco - ha un allevamento di 180 capi bovini di razza Frisona e Piemontese.
 
La Cascina Baciocca a Cornaredo (MI) comprende 18 ettari ed è specializzata in piante a rapido accrescimento e tappeti erbosi.
 
A Borgo Adorno-Cantalupo Ligure, in provincia di Alessandria, abbiamo 64 ettari coltivati e 600 capre gestite insieme alla Facoltà di Veterinaria. Mentre a Montanaso Lombardo, nel lodigiano, il frutteto di 9 ettari produce pesche e albicocche di rara bontà.
  
Sempre a Montanaso c’è il CETAS, un centro di tecnologie avanzate per la coltivazione in serra che ne possiede una futuribile totalmente automatizzata e informatizzata.  

Agraria è una delle nostre facoltà più antiche. Viene infatti fondata nel 1870 e nel 1901 dà vita alla prima cattedra italiana di Patologia vegetale.
  
Tutto merito di Augusto Berlese, autore del primo trattato sulla materia e fondatore, nel 1892, della “Rivista di Patologia vegetale” che sarà pubblicata fino al 1995.  

Un altro merito va a Elio Baldacci, il professore sceso in campo (nel senso vero del termine) contro la peronospora, il grande nemico della vite.
 
Dopo la guerra Baldacci organizza infatti una rete di osservatori nell’Oltrepò pavese, mettendo a punto un “Calendario di incubazione della peronospora” con le indicazioni per combatterla.
  
Distribuito fino al 1973, il Calendario ha salvato numerosi raccolti e molti milioni di bottiglie di buon vino.  

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Fu un gruppo di eminenti cittadini a volere la Città degli Studi

Nel 1911, un gruppo di cittadini milanesi crea l'Associazione per lo sviluppo dell'Alta Cultura e studia un modo per dare spazi adeguati al Politecnico, all’Accademia Scientifico-Letteraria e alle Scuole superiori di Veterinaria e di Agricoltura.  

L’idea ambiziosa è la costruzione di un’area nuova: la Città degli Studi. Il progetto prende corpo con la convenzione del 1913, in cui il Comune concede un’area di 150.000 m2, a cui si aggiungono 15.000 m2 messi a disposizione dai fratelli Ingegnoli per l’orto botanico e successivamente altri 40.000 m2.  
 
L’area si trova in piena campagna dove “sorgeva un solo romito villaggio, Casoretto, appartato fuori Porta Venezia, sulla tortuosa strada per Crescenzago”.
 
I lavori iniziano nel 1915, ma saranno interrotti dalla guerra. Intanto Luigi Mangiagalli diventa sindaco, arrivano nuovi fondi e si avvia il processo per la realizzazione dell’Università degli Studi che nasce nel 1924.
 
La Città degli Studi viene inaugurata nel 1927. Comprende le sedi del Politecnico, delle Scuole superiori di Agricoltura e di Medicina veterinaria, di parte della neonata Università, in particolare Scienze e l’Istituto di Fisiologia. Ma gli spazi risultano già allora troppo scarsi e l’ulteriore crescita dell’Ateneo renderà presto insufficiente anche Città Studi, che non potrà più ampliarsi perché intanto la città le è cresciuta attorno.
 
I primi 30 anni della nostra Università sono stati pieni di traslochi.

Agli inizi del ‘900, la Scuola di Medicina veterinaria è nell’ex convento di Santa Francesca Romana a Porta Venezia, mentre quella di Agricoltura nell’ex convento dell’Incoronata in via Marsala.
 
Nel 1924, il Rettorato, Lettere (che era stata in via Borgonuovo) e Giurisprudenza sono in via San Michele del Carso, in attesa di trasferirsi in via Saldini. In realtà finiranno in corso Roma (oggi corso di Porta Romana), ma a causa dei bombardamenti nel 1943 traslocano presso il Collegio delle Fanciulle di via Passione. Sarà solo nel 1958 che troveranno la loro definitiva sistemazione nella Ca’ Granda ristrutturata.

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Il fenomeno Erasmus ha vent’anni e ha coinvolto 1.500.000 di ragazzi

Erasmus non è solo il nome dell’autore di Elogio della follia, ma l’ardito acronimo di European Region Action Scheme for the Mobility of University Students.  

Il programma europeo nasce nel 1987, dall’accordo di 11 paesi (oggi sono 31) e da allora più di 1.500.000 ragazzi e ragazze (il 60%) hanno fatto un’esperienza di studio all’estero. Nell’anno accademico 2006/2007 sono stati 155.000 di cui 17.195 italiani.  

Le mete più ambite cambiano negli anni. Non è un segreto che oggi la prediletta sia la Spagna (è stato fatto anche un film:“ L’appartamento  Spagnolo”). Seguono Francia, Germania e Regno Unito. Gli italiani sono  al quarto posto fra i maggiori viaggiatori dopo Francia, Germania e Spagna.  

In particolare dalla nostra Università – che ha 625 accordi con paesi europei, compresa la Turchia - negli ultimi 5 anni sono partiti in 2.260: 1.416 femmine e 844 maschi, principalmente studenti di Lettere e Scienze Politiche. Contemporaneamente abbiamo ospitato 1.376 studenti di cui 972 ragazze e 404 ragazzi. Sono arrivati da Spagna, Germania, Francia e Regno Unito per studiare nelle Facoltà di Lettere e Filosofia, Scienze politiche, Scienze e Medicina.  

Ma al di là dei numeri, Erasmus è un fenomeno potente, che sta realizzando fra i giovani quell’integrazione che l’Europa cerca con fatica. Studenti  
della vecchia Europa, dei paesi dell’est e della Turchia si incontrano, studiano e vivono assieme, si scambiano cibi e racconti e creano amicizie e amori.Un nostro studente a Dresda per l’Erasmus ha conosciuto una ragazza di Dresda che faceva l’Erasmus a Milano. È nato un amore e adesso vivono insieme a Berlino.  

Certo l’Erasmus può anche dividere: lui in Francia, lei in Olanda. Ma una volta laureati hanno scelto salomonicamente di sistemarsi a Londra.  

Un nostro iscritto a Medicina, è stato ingaggiato a Cordoba dalla squadra di rugby locale e a Londra fioccano le ordinazioni a una nostra “filosofa”  
per le sue ormai famosissime pizze.  

Storie di vita normale, ma internazionali e per questo speciali. Si studia poco? Forse, ma si impara tanto.  

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La scuola di veterinaria nasce nel 1791 quando trasporti, lavoro e guerre dipendono dagli animali

Le strade di Milano alla fine del settecento sono piene di cavalli che tirano carrozze e carretti, che trasportano signori e militari o che trainano barconi lungo i navigli. Nel 1835, vengono istituiti servizi di diligenza che collegano Milano e Monza, nel 1862 entrano in funzione gli omibus a 8 posti per il trasporto pubblico e poco dopo i tramway.  

Trasporti privati e pubblici, spostamenti di merci e guerre hanno bisogno di muli e cavalli che hanno bisogno di essere curati.  

La prima scuola di veterinaria in Lombardia fu voluta fra gli altri da Cesare Beccaria che suggerì di istituire due corsi: uno breve per la formazione dei maniscalchi e uno maggiore per la preparazione in zoojatria, la cura medica degli animali.  

Nel 1791, nasce la Scuola di Veterinaria minore che si installa fuori da Porta orientale (Porta Venezia) nell’antico Lazzaretto di San Gregorio (quello  
dei Promessi Sposi), mentre la Scuola di Veterinaria maggiore aprirà le porte nel 1808 poco lontano, nell'ex Convento di S. Francesca Romana.  

Dopo l’unificazione d’Italia, diventerà Scuola superiore di Veterinaria e tale resterà fino al 1927, quando diventerà Facoltà dell’Università e traslocherà a Città Studi.  

I primi laureati escono nell’a.a. 1932-33. Sono 26, tra i quali la prima donna che abbia studiato veterinaria, la rumena Margherita Francu.  

Telesforo Bonadonna è invece un caso di primato interfacoltà. Laureato in Veterinaria e poi docente di zootecnia ad Agraria, è il padre della fecondazione artificiale.  

Recentemente è stato realizzato il modernissimo Ospedale Grandi Animali del Polo di Lodi dove, per la prima volta in Italia, sono nati dei vitellini Wagyu. Mediante trapianto embrionale, tecnologia in cui la Facoltà è punto di riferimento, è stato possibile ottenere i vitellini giapponesi da manze di razza Frisona. Veterinaria collabora infatti al progetto di introduzione di questa razza, la cui carne prelibatissima (chiamata il caviale della carne) è povera di colesterolo e ricca di omega 3 e 6.  


 

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I contratti di ricerca portano all’Ateneo risorse importanti: 37 milioni di Euro nel 2007

Il più ricco contratto stipulato negli ultimi anni è stato, nel 2002, di 10.213.420 Euro di cui 2.161.520 per la Statale, capofila della ricerca Hipergenes. Lo studio, coordinato dal Dipartimento di Scienze e Tecnologie Biomediche, ha come obiettivo lo studio dell'ipertensione.  

Il più recente è stato stipulato dall’Istituto di Entomologia Agraria con il Comune di Milano nel giugno 2008 e ha per oggetto la lotta contro le zanzare nel territorio di Milano. Questo contratto è la continuazione di un progetto partito nel 1993 e proseguito nel 1997.  

La banca dati della ricerca è stata creata nel 1984 e a oggi conta 11.192 contratti. Il primo inserito è proprio del gennaio di quell’anno. L’accordo, fra l’Istituto di Zootecnia generale della Facoltà di Agraria e l’ENEA, riguardava il prelievo e il pretrattamento di 12 campioni di carne bovina per misure di radioattività. Il corrispettivo fu di 2.300.000 Lire pari a circa 1.188 Euro.  

Attualmente sono in corso in Ateneo più di 1.000 progetti di ricerca. Solo nel 2007 ne sono stati avviati 657, di cui 279 finanziati da fondi europei o nazionali e 378 frutto di contratti con aziende o enti.  

I 378 contratti per attività conto terzi hanno portato 8.848.826 Euro, mentre le entrate derivanti dai bandi e dal settimo Programma Quadro sono di 28.546.014 Euro. In totale sono più di 37 milioni di Euro, a cui vanno aggiunti altri finanziamenti che portano le risorse disponibili per la ricerca a 60 milioni di Euro.  

La ricerca nel nostro Ateneo è quell’elemento di eccellenza per il quale siamo presenti ai primi posti di alcune delle più autorevoli classifiche mondiali (Shanghai, Leiden, Taiwan).  

La misura della nostra ricerca viene fatta attraverso l’analisi qualitativa e quantitativa delle pubblicazioni certificate. Nel triennio 2005-2007, la nostra  Università ha prodotto più di 24.000 pubblicazioni, con una media incredibile di 22 pubblicazioni al giorno (sabati e domeniche comprese).  

 

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L’imponente patrimonio librario dell’Ateneo comprende rarità di altissimo pregio

Con oltre 1.200.000 libri e una biblioteca digitale che raccoglie 155 banche dati e numerose annate di 8.300 testate, la Statale possiede uno dei maggiori patrimoni librari della Regione.

Di questo patrimonio fa parte anche APICE - acronimo per “Archivi della parola, dell’immagine e della comunicazione editoriale” - che dal 2002 raccoglie e valorizza i fondi librari e archivistici di particolare pregio e rarità che documentano la storia e i mestieri legati alla carta stampata e all’editoria.

Tra i fondi antichi spicca la biblioteca del ginecologo Emilio Alfieri, che comprende codici, incunaboli, cinquecentine, preziosi volumi del ‘700 e
dell’800, tutti dedicati alla donna sotto il profilo medico (ma non solo).

APICE (che ha sede in via Noto) conserva gli archivi e le collezioni editoriali di alcune delle più importanti case editrici di cultura milanesi:Bompiani, Ricciardi, Scheiwiller (il cui fondo comprende anche 300 libri d’artista) e materiali di scrittori, studiosi e artisti fra cui Gina Lagorio, Alberto Vigevani, Antonio Porta.

La Collezione ‘900 Sergio Reggi comprende tre sezioni: il Futurismo (con assolute rarità come la “lito-latta” L’Anguria lirica di Tullio d’Albisola o il “libro imbullonato” Depero Futurista), le prime edizioni letterarie del ‘900 italiano (con edizioni preziosissime di Svevo, Campana, Ungaretti, Saba, Montale), i libri per ragazzi, presenti nelle loro variegate tipologie: periodici, libri illustrati, musicali, animati.

Molti i periodici illustrati del Fondo Marengo, con serie tanto preziose che si è già provveduto a digitalizzarne una buona parte, con il contributo della Regione Lombardia.

Recentemente è stato prodotto il volume Amici di carta nella collana che l’Università promuove con l’editore Skira. E altre forme di valorizzazione sono in programma.

Una delle ultime acquisizioni riguarda i fumetti, e in particolare l’attività di Giovanni Gandini, che nel 1965 fonda la rivista Linus portando in Italia i famosi personaggi di Schulz.

 

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Nei tre Orti Botanici dell’Università si coltivano piante insettivore, succulente, tintorie e officinali

L'Orto Botanico di Brera, oggi gestito dall’Ateneo, fu istituito nel 1774 da Maria Teresa d'Austria, la quale decise che l'ex giardino dei gesuiti
diventasse un'istituzione didattico-scientifica. Fu usata infatti per istruire gli studenti speziali in quella botanica officinale che sarebbe diventata farmacia.

I  due Ginkgo biloba piantati in quegli anni sono oggi due monumentali esemplari tra i più antichi d’Europa.

Cascina Rosa fu invece inaugurata nel 2001. Sono circa 25.000 m2 a Città Studi, concessi in comodato dal Comune al Dipartimento di Biologia. Nell’orto, che ha un fontanile, è stato riprodotto l’ambiente acquatico delle pianure e il bosco padano (quello dove viveva la “scrofa mediolanuta” da cui dicono derivi “mediolanum”).

L’orto ha una funzione didattico-sperimentale per Agraria, Scienze naturali e Biologia. Ha 2 serre e 1 laboratorio in cui si fa ricerca su genetica, biodiversità, biochimica molecolare.

Accoglie inoltre i ragazzi delle scuole milanesi (dagli asili in su) con cui si fanno lezioni pratiche su come estrarre essenze da fiori, foglie e radici e come fare i saponi dagli olii. C’è anche un percorso tutto sensoriale per non vedenti.

L’orto possiede piante insettivore (carnivore), piante succulente (grasse) e una collezione unica in Italia di piante tintorie da cui si ricavano colori naturali e anallergici: l’indaco dell’isatis tinctoria, il giallo del rabarbaro o il rosso della robbia.

A Tuscolano Maderno, sul lago di Garda, l’Ateneo possiede invece un orto creato nel 1964 dal professor Emilio Ghirardi, che vi coltivava piante medicinali per la sua azienda farmaceutica.

L’orto serviva anche per acclimatare e coltivare in larga scala alcune specie rare provenienti da Sudamerica, Sudafrica e Cina.

Per volontà di Ghirardi, alla sua morte, il terreno e le sue strutture sono state donate nel 1991 all’Università di Milano con la clausola di continuare lo studio e la ricerca sulle piante medicinali.

 

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