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La nostra ricerca

La ricerca multidisciplinare in Statale

I nostri dipartimenti sviluppano ricerche in settori molto diversi: dalle scienze della vita alle materie umanistiche, dalle scienze cosiddette dure a quelle politiche e sociali, dalla matematica alla religione, dalle cellule staminali all’archeologia.

La forza del nostro Ateneo è la multidisciplinarietà che si sta sempre più trasformando in interdisciplinarietà. Ogni ricercatore può infatti confrontarsi e collaborare con i colleghi di numerose altre discipline e ha l’opportunità di usare complesse e costose strumentazioni tecnologiche comuni.

C’è un ampio dibattito internazionale sulla definizione dei campi di ricerca perché i confini fra discipline sono sempre più liquidi, le contaminazioni sempre più necessarie e frequenti, e nuove discipline o specializzazioni si affacciano alla ribalta chiedendo di essere considerate e sistematizzate.

E se la medicina e la biologia da sempre si incrociano con temi etici e giuridici, abbiamo materie nuove, come le tecnologie alimentari, che coinvolgono agraria, veterinaria, biologia, medicina, scienze motorie e si misurano con aspetti sociali, economici e culturali.

La nostra Università è – e sempre più dovrà essere – non solo un grande insieme di strutture di ricerca, ma un laboratorio che evidenzia e sperimenta i nuovi legami fra discipline.
Non è infatti un caso che siano nati centri interdipartimentali, come per esempio quello sui servizi per i beni culturali che vede lavorare insieme storici dell’arte, fisici, archeologi, chimici, agrari, giuristi, informatici e biologi, o quello sulle interfacce e i materiali nanostrutturati che opera su territori vasti che vanno dall’optoelettronica ai polimeri speciali, dalla micromeccanica al biomedicale.

La collaborazione fra ricercatori è attiva anche a livello interuniversitario. Ricordiamo per esempio quella fra le facoltà lombarde di Medicina e Chirurgia sulle ricerche clinico-traslazionali (quelle ricerche precliniche che producono risultati rapidamente trasferibili all’attività clinica) e i numerosi accordi internazionali di scambio.

La ricerca è insomma un mondo complesso che chiede a ricercatori di diverse discipline di unirsi in network, di scambiarsi idee e informazioni e di convergere su obiettivi comuni. La Statale affronta la sfida con un vantaggio: la sua poliedricità.

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Finanziamenti europei e d’oltreoceano

La capacità di fare gruppo è un requisito importante per accedere ai finanziamenti europei. La costruzione di un team internazionale, con competenze diverse e complementari, segnala infatti le qualità aggreganti della ricerca e l’esistenza di un network che arricchisce il potenziale dei ricercatori.

La UE incentiva la nascita di gruppi di ricerca, con programmi di finanziamento come COST (European Cooperation in Science and Technology), destinati a progetti pluriennali di incontro e scambio all’interno di partenariati già attivi o PEOPLE, che nel Programma Quadro favorisce la mobilità e lo scambio di ricercatori.

Diverso è il discorso per i finanziamenti d’oltreoceano. Se la partecipazione ai bandi europei è complessa, quella per l’assegnazione di grant statunitensi comporta l’impatto con regole e criteri molto diversi dai nostri e presuppone un lungo lavoro preliminare.

Ottenere un finanziamento dai National Institutes of Health, agenzie governative del Dipartimento per la Salute americano, significa offrire risposte dettagliate e convincenti a quesiti molto precisi e dimostrare di avere risorse e opportunità particolari non reperibili altrimenti. Noi ci siamo riusciti.

Ne sono testimonianza il milione di dollari assegnati dai NIH a un progetto sulla menopausa, ottenuto grazie all’invenzione di un topo ingegnerizzato (un modello animale che rende visibile il passaggio di estrogeni, il cui brevetto ha prodotto anche la nascita di uno spin-off ) e i quasi 7 milioni di dollari andati a un progetto di studio epidemiologico
sui meccanismi di azione dei fattori che provocano il cancro del polmone che ha sottoposto a complesse rilevazioni mediche e statistiche una vasta popolazione di 5000 soggetti reclutata sull’intero territorio lombardo.

Per quest’ultimo c’è voluto un anno di lavoro preliminare, la consulenza di un esperto statunitense per stilare il budget, 4 notti insonni e 4 valige da portare a Washington sul filo del rasoio della scadenza del bando.

La ricetta valida al di qua e al di là dell’oceano è comunque la stessa: un buon progetto e le credenziali di una produzione scientifica che sia al livello dei massimi standard internazionali.

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Il contributo della nostra ricerca al territorio

La Lombardia è terra di laghi e montagne, due ambiti in cui la nostra ricerca opera in stretto contatto con istituzioni, enti e produttori per il recupero e la valorizzazione delle tipicità locali. L’obiettivo è ritenuto importante dall’Unione Europea che attraverso i Fondi strutturali finanzia programmi di ricerca per lo sviluppo armonico del territorio
comunitario.

Rientra nei finanziamenti dei Fondi strutturali anche il programma INTERREG di cooperazione transfrontaliera Italia-Svizzera che coinvolge due nostri progetti di ricerca, afferenti alle facoltà di Agraria e Medicina Veterinaria. Uno studia la valorizzazione dei prodotti ittici dei laghi insubrici e l’altro analizza la produzione alimentare tipica in chiave comparativa, con analisi di valutazione della qualità, unicità e legame con il territorio di provenienza.

Entrambi i progetti si caratterizzano per le ottime ricadute sul territorio perché prevedono percorsi di formazione su aspetti tecnico-operativi e normativi destinati a pescatori e allevatori, lo studio di elementi socio-economici locali legati alla produzione e commercializzazione dei prodotti, come l’individuazione di spazi di mercato adeguati e la
certificazione di marchi di qualità.

Molta attenzione in entrambi i progetti è data alla valorizzazione e pubblicizzazione di prodotti a “km 0”. La vendita diretta del pesce di lago o la presenza nei menù dei rifugi CAI (Centro Alpino Italiano) di prodotti studiati dal progetto Proalpi sono un esempio di come la ricerca può accrescere il valore del territorio in cui opera.

Sul territorio lavoriamo anche con ricerche finanziate da Regioni, Provincie, Comuni, fondazioni territoriali e comunità montane. L’Ateneo possiede inoltre aziende agricole, orti botanici e il Polo di Veterinaria di Lodi e la sede di Edolo che fanno ricerca e operano in stretto contatto con il territorio che li ospita.

In queste pagine, come abbiamo detto, non c’è che una piccola parte della ricerca fatta dal nostro Ateneo. Ricerca che merita di essere valorizzata in tutte le sue forme perché è l’elemento fondamentale, insieme alla didattica, per la crescita e la reputazione della nostra Università in Italia e all’estero.

L’università e la ricerca creano il futuro, quello di tutti noi.

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