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TITOLO IV - Strutture e attività didattiche e scientifiche

Art. 36 - Funzioni e competenze del Dipartimento

  1. Il Dipartimento è la struttura organizzativa di base dell’Ateneo. Le sue funzioni sono finalizzate allo svolgimento della ricerca scientifica, delle attività didattiche e formative, nonché delle attività rivolte all’esterno ad esse correlate o accessorie secondo i principi e perseguendo gli obiettivi di cui al Titolo I del presente Statuto.
    Fanno parte del Dipartimento professori di ruolo di prima e di seconda fascia, ricercatori di ruolo e ricercatori a tempo determinato appartenenti a settori scientifico-disciplinari omogenei in relazione alle finalità di cui al primo capoverso.
    Tutti i professori di ruolo di prima e di seconda fascia, tutti i ricercatori di ruolo e tutti i ricercatori a tempo determinato in servizio presso l’Ateneo afferiscono a un Dipartimento.
    Il Dipartimento assicura un’equilibrata valorizzazione di tutti i settori scientifico-disciplinari di appartenenza dei professori e dei ricercatori afferenti.
    Il Dipartimento nella sua attività garantisce che l’assolvimento dei compiti istituzionali dei professori e dei ricercatori che vi appartengono si svolga nel rispetto delle disposizioni di legge, delle norme statutarie e regolamentari e delle determinazioni degli organi di governo dell’Ateneo.
    Ciascun Dipartimento si avvale di personale tecnico e amministrativo, assegnatogli dal Consiglio di amministrazione sulla base di criteri di omogeneità, efficienza ed efficacia nell’impiego delle risorse. 
    Il Dipartimento dispone dei locali e dei beni avuti in uso all’atto della sua costituzione o acquisiti successivamente.
    Il Dipartimento è un centro di responsabilità dotato di autonomia gestionale nell’ambito delle risorse assegnate ai sensi delle norme in vigore. 
    Ciascun Dipartimento coordina i mezzi e le risorse a disposizione e ne assicura la razionale utilizzazione nel rispetto della libertà e della autonomia scientifica e didattica dei suoi componenti e degli obiettivi e delle strategie dell’Ateneo.
    Ciascun Dipartimento adotta procedure di autovalutazione dell’attività scientifica e didattica svolta, secondo modalità e criteri conformi alle procedure e alle indicazioni previste dall'ANVUR e a quelle adottate dal Nucleo di valutazione dell’Ateneo.
  2. Ciascun Dipartimento è referente principale ovvero associato di corsi di laurea, di laurea magistrale e a ciclo unico, con i conseguenti impegni per la loro gestione, come determinati al successivo articolo 39, commi 1 e 2, fatto salvo quanto disposto dal comma 4 del medesimo articolo 39.
    E’ referente principale di un corso di laurea o di laurea magistrale o a ciclo unico quando il Dipartimento si impegna a garantire con il proprio organico di professori e ricercatori una quota non inferiore al 50% o comunque ampiamente maggioritaria dei crediti relativi agli insegnamenti di base, caratterizzanti e affini o integrativi erogati per il corso.
    E’ referente associato quando il Dipartimento si impegna a garantire con il proprio organico di professori e ricercatori un quota non inferiore al 15% dei crediti relativi agli insegnamenti di base, caratterizzanti e affini o integrativi erogati per il corso o quando il Dipartimento si impegni comunque a svolgere le funzioni di Dipartimento associato, con il consenso del Dipartimento principale ovvero degli altri Dipartimenti associati.
    L’impegno di ciascun Dipartimento ad assolvere le funzioni di referente principale e/o associato di corsi di laurea, di laurea magistrale e a ciclo unico e ad assicurare i conseguenti requisiti di docenza, garantendo nella misura convenuta coerenza e continuità di apporti ai corsi di competenza su un arco pluriennale, è formalizzato nel decreto rettorale di costituzione del Dipartimento. Le eventuali variazioni a tale impegno, proposte dal Dipartimento interessato, sono deliberate dal Consiglio di amministrazione, previo parere obbligatorio del Senato accademico. La coerenza dell’impegno didattico di ciascun Dipartimento è monitorata dal Comitato di direzione della o delle Facoltà o Scuole, di cui al successivo articolo 40, alle quali il Dipartimento è raccordato, ed è verificata ogni tre anni dal Nucleo di valutazione dell’Ateneo.
    E’ fatta salva la possibilità per professori e ricercatori di svolgere insegnamenti a titolo individuale per corsi di laurea, di laurea magistrale e a ciclo unico di cui il Dipartimento di appartenenza non sia referente principale o referente associato previo nulla-osta dello stesso Dipartimento di appartenenza.
  3. Il Dipartimento propone l’attivazione e/o la collaborazione a corsi di dottorato di ricerca ovvero l’istituzione e/o la collaborazione a scuole di dottorato e a scuole di specializzazione, eventualmente in concorso con altri Dipartimenti anche appartenenti ad altri atenei e con altri soggetti, e ne promuove per quanto di competenza le attività relative.
  4. 4. Il Dipartimento può assolvere a compiti di ricerca su contratto o convenzione e svolgere, nel rispetto delle finalità universitarie, consulenze e prestazioni nei campi scientifico-disciplinari ad esso propri con autonomia negoziale secondo le norme stabilite nel Regolamento d'Ateneo per l'amministrazione, la finanza e la contabilità. 
  5. A ogni Dipartimento compete una dotazione di spazi in relazione alle esigenze funzionali per lo svolgimento delle attività istituzionali, conferiti su delibera del Consiglio di amministrazione, tenuto conto delle effettive disponibilità e garantendo un loro uso equilibrato.
  6. A ogni Dipartimento è attribuito un budget economico e degli investimenti che tiene conto delle assegnazioni dell’Ateneo, stabilite dal Consiglio di amministrazione in base al numero di professori e ricercatori, alla natura e alla specificità dei settori disciplinari compresi nel Dipartimento, alle esigenze correlate ai programmi di attività e agli obiettivi definiti per la struttura, tenendo conto dei criteri di cui al comma 3 dell’articolo 5. Ad esse si aggiungono gli altri eventuali contributi e finanziamenti da parte di soggetti esterni destinati specificamente al Dipartimento, e le quote sui proventi delle eventuali prestazioni a pagamento effettuate per conto terzi.
  7. Il Dipartimento programma sulla base delle risorse disponibili le spese di gestione e di sviluppo dei servizi.
    L'utilizzazione dei fondi per la ricerca attribuiti con destinazione specifica compete all'assegnatario o agli assegnatari, fatti salvi i limiti di spesa imposti dal Regolamento d'Ateneo per l'amministrazione, la finanza e la contabilità e dall’assolvimento dell’obbligo di partecipazione alle spese generali della struttura dipartimentale, secondo le modalità definite dal Regolamento del Dipartimento o deliberate dal Consiglio di amministrazione.

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Art. 37 - Costituzione e personale del Dipartimento

  1. La costituzione di un Dipartimento ovvero la sua trasformazione sono deliberate dal Consiglio di amministrazione, previo parere obbligatorio del Senato accademico. 
    La proposta di costituzione di un Dipartimento deve contenere l’elenco dei corsi di laurea, di laurea magistrale e a ciclo unico dei quali il Dipartimento si impegna a essere referente principale e/o referente associato; l’elenco dei corsi e delle scuole di dottorato e di specializzazione che opererebbero presso il Dipartimento o cui il Dipartimento fornirebbe la propria collaborazione; l’elenco, corredato dei curricula scientifici, dei professori di ruolo di prima e di seconda fascia, dei ricercatori di ruolo, dei ricercatori a tempo determinato, appartenenti a settori scientifico-disciplinari omogenei anche in relazione alle funzioni didattiche da assolvere, che dichiarano la loro volontà di afferire al Dipartimento, con l’indicazione dei rispettivi impegni didattici in atto, anche in corsi di laurea, di laurea magistrale e a ciclo unico diversi da quelli di cui il costituendo Dipartimento diventerebbe referente principale o referente associato; l’indicazione dei principali campi di interesse scientifico del Dipartimento, dei principali progetti di ricerca cui partecipano i proponenti, con la segnalazione dei relativi finanziamenti, dei più rilevanti rapporti di collaborazione internazionali e nazionali, delle eventuali attività di consulenza e per conto terzi, con i relativi introiti, e ogni altra informazione ritenuta utile. Ciascuna proposta deve altresì indicare i fabbisogni di spazi e di personale tecnico e amministrativo ritenuti necessari, tenuto conto delle disponibilità di cui l’eventuale struttura o le strutture preesistenti usufruiscono.
    Ciascuna proposta deve offrire in ogni caso garanzie della sua coerenza e funzionalità rispetto ai fini scientifici e didattici indicati e rispecchiare criteri di economicità e di uso razionale dei servizi e delle risorse anche tenuto conto della dislocazione delle attività dell’Ateneo in più sedi e poli funzionali. 
    Gli organi accademici che, ai sensi del primo capoverso del presente comma, esaminano la proposta possono rinviarla ai proponenti chiedendone motivatamente la riformulazione. I casi che rimangono controversi sono deliberati dal Consiglio di amministrazione, previo parere obbligatorio del Senato accademico. 
  2. La numerosità minima di ciascun Dipartimento è stabilita in quarantacinque unità, riducibili per motivate ragioni, riconosciute dagli organi competenti, a quaranta tra professori di ruolo di prima e di seconda fascia, ricercatori di ruolo, ricercatori a tempo determinato. 
    La numerosità massima, anche al fine di evitare squilibri tra Dipartimenti raccordati alla medesima Facoltà o Scuola, è fissata in novanta unità, incrementabili non oltre un decimo per motivate ragioni funzionali riconosciute dagli organi competenti. 
    In relazione alla numerosità complessiva nell’Ateneo dell’area o delle due aree cui appartiene la maggioranza dei docenti di un Dipartimento, la numerosità massima del Dipartimento in questione può essere ulteriormente incrementata determinandola entro il limite di un quarto di tutti gli afferenti alla singola area, ovvero di un sesto degli afferenti alle due aree complessivamente considerate.
    Dei limiti di cui sopra si tiene conto anche ai fini della assegnazione di nuovi posti di professore e di ricercatore.
    Un Dipartimento è disattivato quando, per un anno, il suo organico di professori e ricercatori risulti inferiore a quaranta unità. La disattivazione è disposta  dal Consiglio di amministrazione, previo parere obbligatorio del Senato accademico, garantendo che nella conseguente riallocazione del personale docente e tecnico-amministrativo si tenga prioritariamente conto delle esigenze di funzionamento dei corsi di laurea, di laurea magistrale e a ciclo unico, ove mantenuti o trasformati, per i quali il Dipartimento cessato esercitava funzioni di referente principale e/o associato.
  3. Secondo modalità definite nel rispettivo Regolamento in coerenza con le disposizioni del Regolamento generale d’Ateneo, il Dipartimento può articolarsi in sezioni, corrispondenti a particolari ambiti tematici o disciplinari e funzionali a specifiche esigenze di ricerca, fermo restando che la suddetta articolazione interna non deve incidere in alcun modo sulle prerogative e sulle responsabilità, anche nei confronti dei rapporti con l’esterno, del Dipartimento né comportare aggravi nei costi di gestione e di personale.
  4. In relazione alle esigenze scientifiche e didattiche e ai propri piani e programmi di sviluppo, in coerenza con il documento di cui all’articolo 25, comma 1 lettera a), del presente Statuto e con la programmazione triennale di Ateneo di cui all’articolo 1-ter del decreto-legge 31 gennaio 2005, n. 7, convertito, con modificazioni, nella legge 31 marzo 2005, n. 43, il Dipartimento formula al Consiglio di amministrazione  proposte motivate di assegnazione di posti di professore di ruolo di prima e di seconda fascia, di ricercatore di ruolo da trasferire da altra sede e di ricercatori a tempo determinato. Le proposte devono essere corredate del parere, per quanto di competenza, del Comitato direttivo della o delle Facoltà o Scuole alle quali il Dipartimento è raccordato, di cui al successivo articolo 40.
    L’attribuzione delle risorse di personale docente è disposta dal Consiglio di amministrazione anche tenendo conto dei criteri di cui al comma 3 dell’articolo 5 del Titolo I. 
    Espletate le procedure di reclutamento nel rispetto dei relativi Regolamenti di Ateneo, il Dipartimento formula al Consiglio di amministrazione le proposte di copertura dei posti di propria pertinenza, comprensive dell’indicazione, sentito il Comitato direttivo della o delle Facoltà o Scuole, degli impegni didattici da attribuire a coloro di cui si propone la chiamata o, nel caso di ricercatori di ruolo, il trasferimento.
  5. Il Rettore dispone con proprio decreto l’entrata a far parte dell’organico del personale docente del Dipartimento dei professori di ruolo di prima e di seconda fascia chiamati e dei ricercatori di ruolo trasferiti su posti istituiti presso il Dipartimento, unitamente a quella dei ricercatori a tempo determinato assunti con contratto ai sensi dell’articolo 24 della legge n. 240/2010 e chiamati dal Dipartimento. L’entrata nell’organico del Dipartimento avviene, di norma, a far tempo dall’inizio dell’anno accademico immediatamente successivo.
  6. L’assolvimento delle funzioni e degli adempimenti organizzativi e delle connesse attività gestionali, tecniche e amministrative è assicurato, in relazione alle esigenze specifiche di ciascun Dipartimento, mediante l’assegnazione di personale tecnico e amministrativo, anche di professionalità elevata, adeguato alle funzioni da svolgere.
    Il Dipartimento avanza al Consiglio di amministrazione le proprie richieste di personale tecnico e amministrativo, in coerenza con il documento programmatorio e di sviluppo di cui all’articolo 25, comma 1 lettera a), del presente Statuto e con la programmazione triennale di Ateneo di cui all’articolo 1-ter del decreto-legge 31 gennaio 2005, n. 7, convertito, con modificazioni, nella legge 31 marzo 2005, n. 43. Le assegnazioni sono disposte dal Direttore generale su delibera del Consiglio di amministrazione. 
    Le delibere in materia di assegnazione al Dipartimento delle unità di personale tecnico e amministrativo sono assunte dal Consiglio di amministrazione su proposta del Direttore generale, nel rispetto delle disposizioni statutarie e regolamentari e delle norme contrattuali e sindacali in vigore.
  7. Le richieste di mobilità interna da uno ad altro Dipartimento, sulla base di motivate ragioni scientifiche e didattiche, da parte di professori di ruolo di prima e di seconda fascia e di ricercatori di ruolo appartenenti a settori scientifico-disciplinari omogenei in servizio presso l’Ateneo, indirizzate al Rettore e al Direttore del Dipartimento di destinazione e corredate del parere del Dipartimento di appartenenza, sono esaminate dal Dipartimento di destinazione, il quale, in caso di accoglimento, sottopone la relativa proposta di mobilità al Consiglio di amministrazione. 

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Art. 38 - Organi del Dipartimento

  1. Sono organi del Dipartimento: il Consiglio di Dipartimento, il Direttore e la Giunta.
  2. Il Consiglio di Dipartimento è l'organo di indirizzo, di programmazione, di coordinamento e di verifica dell'attività del Dipartimento, ed esercita a tal fine tutte le attribuzioni che gli sono conferite dalla normativa in vigore, dal presente Statuto e dai Regolamenti. Fanno parte del Consiglio tutti i professori, i ricercatori di ruolo e i ricercatori a tempo determinato che costituiscono l’organico del Dipartimento, una rappresentanza degli studenti iscritti ai corsi di laurea, di laurea magistrale e a ciclo unico di cui il Dipartimento sia referente principale o comunque responsabile della gestione, il personale di elevata professionalità delle aree amministrativa gestionale, tecnica, tecnico-scientifica ed elaborazione dati, medico-odontoiatrica e socio-sanitaria, delle biblioteche eventualmente in servizio presso il Dipartimento, una rappresentanza del restante personale tecnico e amministrativo, una rappresentanza dei titolari di assegni per lo svolgimento di attività di ricerca attribuiti al Dipartimento o da questo attivati e una rappresentanza degli iscritti ai corsi di dottorato di ricerca e alle scuole di specializzazione di interesse del Dipartimento, nella misura determinata dal Regolamento di ciascun Dipartimento.
     Per quel che riguarda la rappresentanza del personale tecnico e amministrativo non presente di diritto nel Consiglio, la sua numerosità è definita nel medesimo Regolamento facendo riferimento alla media tra una quota non inferiore al  20% del personale interessato e una quota non inferiore al 10% dei professori e ricercatori complessivamente  in servizio. 
  3. La rappresentanza degli studenti nei Consigli di Dipartimento referenti principali o comunque responsabili della gestione dei corsi di studio e nei Dipartimenti associati responsabili congiuntamente della gestione dei corsi tramite Collegi didattici interdipartimentali, di cui al comma 4 dell’articolo 39, e nei Comitati di direzione, di cui ai commi 6 e 7 dell’articolo 40, è eletta per un biennio in numero pari al 15% dei componenti gli organi in questione.
    Nel caso in cui partecipi alla votazione meno del 10% degli aventi diritto il numero dei rappresentanti è ridotto proporzionalmente. Esso non può comunque essere inferiore a 5. La rappresentanza studentesca non viene considerata ai fini del computo delle presenze necessarie per la validità delle sedute. Gli studenti eletti sono rieleggibili per un secondo mandato purché abbiano conservato i requisiti per l’eleggibilità previsti dal Regolamento generale d’Ateneo. In caso di perdita dei requisiti soggettivi a seguito del conseguimento della laurea o della laurea magistrale, l’eletto decade e viene sostituito con le modalità stabilite al comma 3 dell’articolo 64.
  4. Nell’ambito del Consiglio di Dipartimento, la partecipazione alle deliberazioni concernenti la formazione dei collegi dei dottorati di ricerca e/o dei consigli direttivi delle scuole di dottorato e dei consigli delle scuole di specializzazione nonché le questioni riguardanti i compiti didattici è riservata ai professori e ai ricercatori. La formulazione delle richieste di posti di docenti di ruolo, ove se ne indichi la tipologia e la fascia ai fini della copertura, è riservata ai componenti del ruolo corrispondente e di quello o di quelli superiori.
    Ai fini della validità delle delibere inerenti alla ricerca è necessaria la maggioranza favorevole dei professori e dei ricercatori.
  5. Il Direttore ha la rappresentanza del Dipartimento, convoca e presiede il Consiglio e la Giunta e cura l'esecuzione dei rispettivi deliberati; promuove e coordina, in collaborazione con la Giunta, le attività del Dipartimento; è responsabile della gestione del budget assegnato; è responsabile dei locali e dei beni conferiti al Dipartimento all’atto della costituzione o acquisiti successivamente; provvede alla redazione di una relazione annuale che illustri le attività svolte nell'anno solare e che contenga ogni elemento utile alla valutazione delle stesse; vigila nell'ambito di sua competenza sull'osservanza delle leggi, delle norme e dei Regolamenti; esercita tutte le attribuzioni che gli sono conferite dalle leggi, dallo Statuto, dai Regolamenti e dal Regolamento interno del Dipartimento.
    Il Direttore del Dipartimento è eletto a scrutinio segreto dai professori, dai ricercatori e dal personale tecnico e amministrativo che fa parte del Consiglio di Dipartimento tra i professori di ruolo di prima fascia a tempo pieno, ovvero tra i professori di ruolo di seconda fascia a tempo pieno in caso di indisponibilità di professori di prima fascia. L’elettorato passivo per la carica di Direttore di Dipartimento è comunque esteso ai professori associati nel caso di mancato raggiungimento nelle due prime votazioni del quorum richiesto.
    L'elezione del Direttore avviene a maggioranza assoluta degli aventi diritto al voto nelle prime tre votazioni. Nella quarta votazione è sufficiente la maggioranza assoluta dei presenti. Qualora in tale votazione nessuno degli aventi titolo ottenga la predetta maggioranza, si procede a una quinta e ultima votazione con il sistema del ballottaggio tra i due docenti che nella quarta votazione abbiano ottenuto il maggior numero di voti.
    La seduta per l'elezione del Direttore del Dipartimento è convocata e presieduta dal professore di prima fascia, o in mancanza di seconda fascia, con maggiore anzianità accademica.
    Il Direttore è nominato con decreto del Rettore, dura in carica tre anni accademici e non è immediatamente rieleggibile più di una volta.
    Il Regolamento del Dipartimento stabilisce le modalità di nomina di un Vicedirettore.
  6. La Giunta è un organo esecutivo che coadiuva il Direttore ed esercita i compiti, anche delegati, previsti dal Regolamento del Dipartimento. La composizione specifica di ciascuna Giunta e le modalità per la sua designazione sono definite nel Regolamento del Dipartimento. 
    Fanno comunque parte della Giunta il Direttore, che la presiede, il Vicedirettore e il segretario amministrativo o figura equivalente. Ne fanno inoltre parte, di norma nel limite del 15% rispetto al numero dei componenti il Consiglio di Dipartimento, Presidenti dei Collegi didattici di cui il Dipartimento è referente, se appartenenti al Dipartimento, eventuali responsabili designati dal Dipartimento con deleghe o incarichi riferiti a particolari questioni o settori di attività, nonché almeno un eletto dalla fascia di professori e di ricercatori eventualmente non rappresentata nella Giunta sulla base dei criteri precedenti, e un eletto dal personale tecnico-amministrativo.
    La Giunta, costituita successivamente all'elezione del Direttore, rimane in carica fino a che il Direttore conclude il proprio mandato.

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Art. 39 - Competenze didattiche e gestione dei Corsi di studio

  1. In relazione alle funzioni didattiche dei Dipartimenti, compete ai Consigli dei Dipartimenti referenti principali di corsi di laurea, di laurea magistrale e a ciclo unico, ovvero, in loro assenza, ai Consigli dei Dipartimenti associati che assumono la relativa responsabilità sulla base di una intesa tra i Dipartimenti interessati, approvata dal Senato accademico previo parere favorevole del Consiglio di amministrazione, deliberare sulla programmazione dei corsi di studio di competenza, definirne gli obiettivi formativi e verificarne il raggiungimento, deliberare sui provvedimenti ad essi riferiti, anche con riguardo alle eventuali attività di servizio e di supporto, che comportino l’uso di risorse.
    Le eventuali proposte al Senato accademico di modifica degli ordinamenti e dei regolamenti didattici dei corsi di studio sono avanzate congiuntamente dai Dipartimenti loro referenti principali e associati, sentiti i Comitati direttivi delle Facoltà o Scuole alle quali i Dipartimenti sono raccordati.
    I Consigli dei Dipartimenti referenti principali, o comunque responsabili dei corsi, provvedono annualmente, entro la data stabilita dal Senato accademico, anche tenuto conto delle indicazioni dei Comitati di direzione delle Facoltà o Scuole cui sono raccordati e di quelle dei pertinenti Collegi didattici, di cui al successivo comma 2, e sulla base di una opportuna continuità didattica, alla verifica della copertura degli insegnamenti necessari alla attivazione dei corsi di studio di cui sono responsabili. 
    A questo fine essi provvedono prioritariamente alla attribuzione degli insegnamenti, per la quota cui il Dipartimento è impegnato, ai professori e ai ricercatori appartenenti al Dipartimento, accertando successivamente la copertura degli altri insegnamenti necessari allo svolgimento dei corsi di studio da parte dei professori e dei ricercatori appartenenti ai Dipartimenti associati, in relazione agli impegni in corso e previa delibera dei relativi Consigli, nonché da parte dei professori e dei ricercatori appartenenti ad altri Dipartimenti, a ciò disponibili. 
    Alle eventuali ulteriori coperture necessarie i predetti Consigli provvedono mediante affidamenti attribuiti a titolo gratuito o retribuito a professori e ricercatori dell’Ateneo o di altri atenei ovvero con professori a contratto, nei limiti delle risorse a ciò disponibili attribuite dal Consiglio di amministrazione ovvero assicurate dal Dipartimento stesso, ovvero con la mutuazione, opportunamente concordata, di insegnamenti da altri corsi di studio.
  2. Compiti delegati di gestione collegiale delle attività didattiche e formative in funzione degli obiettivi di pertinenza dei corsi di laurea, di laurea magistrale e a ciclo unico, unitamente agli adempimenti necessari per i percorsi di carriera degli studenti, sono esercitati, per ciascun Dipartimento referente principale o comunque responsabile dei corsi, dal Collegio o dai Collegi didattici che ad esso fanno capo e di cui fanno parte, con diritto di voto, tutti i professori e ricercatori appartenenti al Dipartimento responsabili di insegnamenti nei corsi di studio in questione unitamente ai professori e ai ricercatori appartenenti ai Dipartimenti associati e ad altri Dipartimenti, parimenti responsabili di insegnamenti. Ne fanno altresì parte i rappresentanti degli studenti presenti nei Consigli dei Dipartimenti referenti in relazione ai corsi di studio di pertinenza.
    I Collegi didattici possono esercitare i loro compiti, anche di proposta, con riferimento a un singolo corso di studio ovvero a più corsi di studio, secondo le determinazioni del Regolamento del Dipartimento al quale fanno capo.
    I Regolamenti dei Dipartimenti possono prevedere la costituzione, nell’ambito dei Collegi didattici, di commissioni con compiti istruttori e funzionali alla semplificazione e alla efficacia della gestione didattica, anche attribuendo loro deleghe specifiche.
  3. Ciascun Collegio didattico elegge nel suo ambito, di norma tra i professori appartenenti al Dipartimento referente principale o responsabile, un Presidente, con funzioni di coordinamento e con gli eventuali compiti a lui delegati dal Direttore del Dipartimento referente principale o responsabile. Il Presidente convoca e presiede le riunioni del Collegio. Il suo mandato è triennale, rinnovabile consecutivamente una sola volta.
    E’ eletto il candidato che abbia ottenuto in prima votazione i voti della maggioranza assoluta degli aventi diritto. In seconda votazione è richiesta la maggioranza assoluta dei votanti. Qualora nessun candidato abbia ottenuto nella seconda votazione la maggioranza richiesta, si procede al ballottaggio tra i due candidati che in tale votazione abbiano ottenuto il maggior numero di voti. 
    I verbali delle riunioni del Collegio didattico sono trasmessi dal Presidente al Direttore del Dipartimento referente principale, o comunque responsabile, al quale compete verificare gli argomenti e le proposte eventualmente da sottoporre al Consiglio di Dipartimento nella sua composizione ordinaria.
  4. Nel caso di corsi di studio per i quali, in considerazione delle loro specificità, le responsabilità didattiche spettino in condizioni sostanzialmente paritarie a più Dipartimenti associati, e risulti impossibile individuare un Dipartimento referente principale o anche attribuire la responsabilità della gestione didattica al Consiglio di un Dipartimento associato sulla base di un’intesa fra i Dipartimenti interessati, secondo quanto previsto sopra al comma 1, i compiti di  gestione della didattica, ai sensi del comma 2, possono essere esercitati da un apposito Collegio didattico interdipartimentale. I Collegi interdipartimentali sono composti dai docenti appartenenti ai Dipartimenti interessati responsabili di insegnamenti nei corsi di studio in questione e comprendono le rappresentanze degli studenti presenti nei Consigli dei Dipartimenti associati. Sono altresì membri dei Collegi didattici interdipartimentali i professori e i ricercatori appartenenti ad altri Dipartimenti che svolgano compiti didattici per i corsi in questione. 
    La costituzione di un Collegio didattico interdipartimentale è deliberata dal Senato accademico e approvata dal Consiglio di amministrazione, su proposta dei Consigli dei Dipartimenti interessati. 
    Il Presidente del Collegio didattico interdipartimentale è eletto dal Collegio nel suo ambito secondo le modalità di cui al secondo capoverso del comma 3.
    I verbali delle riunioni del Collegio didattico interdipartimentale, ove costituito, sono trasmessi ai Direttori dei Dipartimenti associati, ai quali competono gli adempimenti di cui all’ultimo capoverso del comma 3.
    I Consigli dei Dipartimenti associati nella gestione dei Collegi didattici interdipartimentali provvedono annualmente, per quanto li concerne e nelle modalità compatibili, all’assolvimento degli adempimenti di cui comma 1.
  5. I Consigli di Dipartimento possono deliberare la partecipazione dei professori a contratto alle sedute dei Collegi didattici di loro pertinenza, limitatamente ai punti all’ordine del giorno relativi ai corsi di laurea, di laurea magistrale e a ciclo unico ai quali essi collaborino, senza diritto di voto e senza che la loro presenza sia considerata ai fini del computo del numero legale.
    I Consigli di Dipartimento possono deliberare la partecipazione alle sedute dei Collegi didattici di loro pertinenza del personale tecnico-amministrativo che concorra direttamente alla didattica, limitatamente ai punti all’ordine del giorno relativi ai corsi di laurea, di laurea magistrale e a ciclo unico ai quali essi collaborino, senza diritto di voto e senza che la loro presenza sia considerata ai fini del computo del numero legale.
  6. Nell’ambito di ciascun Dipartimento referente principale, o comunque responsabile del corso di studio, ovvero di ciascun Collegio didattico interdipartimentale, sono costituite apposite Commissioni paritetiche docenti-studenti composte da un pari numero di docenti e di studenti. Questi ultimi sono designati tra e dai rappresentanti degli studenti presenti nel Consiglio di Dipartimento ovvero nel Collegio didattico interdipartimentale. 
    La Commissione è competente a svolgere attività di monitoraggio dell’offerta formativa e della qualità della didattica, nonché dell’attività di servizio agli studenti, da parte dei professori e dei ricercatori; ad individuare indicatori per la valutazione dei risultati delle stesse anche in relazione alle procedure di valutazione della didattica da parte degli organi dell’Ateneo e nazionali; a formulare pareri sull’attivazione e la soppressione dei corsi di studio. In relazione ai suoi compiti, la Commissione acquisisce tutte le informazioni utili, compresi i dati derivanti dalle procedure di valutazione interna o esterna dei corsi di sua competenza e dei relativi insegnamenti e servizi.
    La Commissione, a seguito della propria attività, formula pareri e proposte per il miglioramento dei risultati ai Collegi didattici, al Dipartimento o ai Dipartimenti di riferimento, alla o alle Facoltà o Scuole competenti e al Nucleo di valutazione.
    Il Presidente di ciascuna Commissione paritetica è designato dal Consiglio di Dipartimento ovvero dal Collegio didattico interdipartimentale di riferimento.
    La composizione specifica di ciascuna Commissione paritetica è stabilita nel Regolamento del Dipartimento di pertinenza ovvero con deliberazione del Collegio didattico interdipartimentale interessato.

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Art. 40 - Facoltà e Scuole

  1. Sono istituite, ai sensi dell’articolo 2, comma 2 lettera c), della legge n. 240/2010, tra più Dipartimenti, raggruppati in relazione a criteri di affinità disciplinare e funzionale, le Facoltà e le Scuole. Esse sono strutture di raccordo con funzioni di coordinamento e razionalizzazione delle attività didattiche e formative erogate dai Dipartimenti in esse raggruppati, compresa la proposta di attivazione o soppressione di corsi di studio e di gestione dei servizi comuni  di pertinenza, nell’ambito di quanto stabilito dal successivo comma 5. 
    Quando i Dipartimenti raccordati configurano una complementarità di attività con obiettivi estesi a più macrosettori disciplinari o che si riferiscono a una intera area o a più aree scientifico-disciplinari, alla struttura viene attribuita la denominazione di Facoltà. In presenza di complementarità collegate a obiettivi di prevalente interesse di un solo macrosettore o di un numero ridotto di macrosettori e circoscritte nella loro portata ad ambiti definiti, alla struttura viene attribuita la denominazione di Scuola. Resta fermo l’uso della denominazione Scuola seguita obbligatoriamente dalla specificazione che ne definisce l’ambito per altre tipologie formative, come stabilite dal presente Statuto.
  2. A ciascuna Facoltà o Scuola si raccordano, di norma, non meno di tre Dipartimenti.
    Il numero delle Facoltà e delle Scuole complessivamente attivabili dall’Ateneo non può essere superiore a dodici, ai sensi dell’articolo 2, comma 2 lettera d), della legge n. 240/2010.
  3. Ciascun Dipartimento è raccordato ad almeno una e, di norma, a non più di tre Facoltà o Scuole, operando in ognuna di esse come referente principale o associato di almeno un corso di laurea o di laurea magistrale o a ciclo unico.
    Le modalità della rappresentanza di ciascun Dipartimento nei relativi Comitati di direzione, di cui al successivo comma 6, sono definite nel Regolamento della Facoltà o Scuola.
  4. Ove alle funzioni didattiche e di ricerca dei Dipartimenti che si raccordano a una Facoltà, si affianchino funzioni assistenziali nell’ambito delle disposizioni vigenti in materia, le strutture di cui al comma 1, assumono i compiti conseguenti, definiti nel Regolamento della Facoltà, secondo le modalità e nei limiti concertati con le competenti autorità statali e regionali, nonché con altri enti e istituzioni operanti  in ambito sanitario, garantendo l’inscindibilità delle funzioni assistenziali dei docenti di materie cliniche da quelle di insegnamento e di ricerca.
    Il Regolamento della Facoltà medica può altresì determinare modalità specifiche di organizzazione e coordinamento dei corsi di laurea e di laurea magistrale per le professioni sanitarie in considerazione della loro particolare natura e dei necessari raccordi con le aziende ospedaliere.
    Il Comitato direttivo della Facoltà, in accordo coi Dipartimenti interessati, coopera alla definizione delle linee generali della programmazione in ambito sanitario partecipandovi, ove previsto, e comunque assicurando un adeguato raccordo con gli organi ad essa preposti, ai sensi delle normative regionali e nazionali.
    Compete al Comitato direttivo della Facoltà promuovere e verificare l’equilibrato sviluppo delle articolazioni organizzative in cui è strutturata l’attività formativa in ambito biomedico e sanitario e coordinare le proposte di nuovi posti di professore e di ricercatore formulate dai Dipartimenti e di mobilità interdipartimentale, quando riguardino posizioni convenzionate con le strutture del sistema sanitario regionale e nazionale.
  5. L’Ateneo garantisce il miglior grado di efficienza ed efficacia dei servizi funzionali alla didattica mediante l’organizzazione coordinata delle segreterie e della gestione delle carriere degli studenti, dei servizi tecnici e logistici, nonché di altri servizi di supporto alla didattica eventualmente organizzati come strutture o centri di Ateneo. 
    Ulteriori funzioni possono essere esercitate a livello interdipartimentale anche con delega concordata delle relative responsabilità a singoli Dipartimenti ovvero mediante la costituzione di centri interdipartimentali di servizi per la didattica, raccordati con le Facoltà o Scuole, secondo le determinazioni del Consiglio di amministrazione.
    Il Consiglio di amministrazione determina le modalità di gestione dei servizi comuni che comportino disponibilità di risorse di personale e finanziarie attribuite alle competenze dei Comitati di direzione delle Facolta o Scuole, di cui al successivo comma.
  6. L’organo deliberante della Facoltà o Scuola è, ai sensi di quanto disposto dall’articolo 2, comma 2 lettera f), della legge n. 240/2010, il Comitato di direzione.
    Compete ai Comitati di direzione svolgere funzioni di raccordo e di coordinamento rispetto alle attività didattiche che fanno capo ai Dipartimenti di riferimento delle Facoltà o Scuole per gli aspetti gestionali e organizzativi di comune interesse, nonché assolvere ai compiti eventualmente assegnati dal Consiglio di amministrazione.
    Compete altresì ai Comitati di direzione accertare l’andamento dei corsi e la loro corrispondenza agli obiettivi dell’Ateneo e verificare l’efficacia e la piena utilizzazione delle risorse di docenza a disposizione, nonché le eventuali carenze, avanzando, anche su questa base, al Consiglio di amministrazione eventuali proposte di attivazione o soppressione di corsi di studio.
  7. Il Comitato di direzione delle Facoltà o Scuole è composto dai Direttori dei Dipartimenti ad esse raccordati e da un numero di professori di prima e di seconda fascia e di ricercatori non superiore al 10% dei componenti dei Consigli dei Dipartimenti interessati, individuati proporzionalmente ai carichi didattici erogati, di cui una parte eletta dai Consigli dei Dipartimenti tra i componenti delle rispettive Giunte e una parte designata tra i Presidenti dei Collegi didattici e dei Collegi didattici interdipartimentali ovvero tra i responsabili delle attività assistenziali di competenza delle strutture, ove previste. Il Comitato di direzione comprende una rappresentanza degli studenti eletta come previsto dal comma 3 dell’articolo 38.
    La composizione specifica e le modalità di designazione di ciascun Comitato di direzione sono stabilite nel Regolamento della rispettiva Facoltà o Scuola.
  8. Le funzioni di Presidente del Comitato di direzione sono assunte da un professore ordinario appartenente a uno dei Dipartimenti raccordati alla Facoltà o Scuola, eletto dal Comitato di direzione con mandato triennale, rinnovabile una sola volta. 
    L'elezione del Presidente avviene a maggioranza assoluta degli aventi diritto al voto nella prima votazione, previo raggiungimento della maggioranza assoluta dei votanti nella seconda votazione, mediante ballottaggio tra i due docenti che nella seconda votazione abbiano ottenuto il maggior numero di voti nella terza. 
    La carica di Presidente del Comitato di direzione non è compatibile con quella di Direttore di uno dei Dipartimenti afferenti.

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Art. 41 - Dottorato di ricerca e Scuole di dottorato

  1. I corsi di dottorato di ricerca sono finalizzati alla promozione delle competenze necessarie a una elevata specializzazione in ambito scientifico e professionale, in coordinamento con lo svolgimento di qualificate attività di ricerca e in conformità con i principi e gli obiettivi di cui al Titolo I del presente Statuto.
    Elementi di raccordo e di valorizzazione delle attività scientifiche di maggior qualità, anche a livello internazionale, sviluppate nell’Ateneo e delle funzioni di più elevata formazione che gli sono propri, i corsi di dottorato costituiscono una delle priorità strategiche dell’impegno istituzionale dell’Università.
  2. Nell’ambito delle procedure previste dalla normativa in vigore, l’Università promuove l’attivazione di corsi di dottorato facenti capo esclusivamente all’Ateneo ovvero in consorzio con altre università, con qualificate istituzioni italiane di formazione e ricerca avanzate e con enti di ricerca pubblici e privati di alta qualificazione ovvero in consorzio con imprese.
    I corsi di dottorato dell’Università, ivi compresi quelli ai quali essa aderisce in consorzio, sono organizzati intorno a tematiche riferite ad ambiti disciplinari ampi, organici e chiaramente definiti.
    Le proposte di istituzione dei corsi di dottorato o di adesione a dottorati esterni sono avanzate da uno o più Dipartimenti, associati nella gestione, e sono approvate dal Consiglio di amministrazione, previo parere obbligatorio del Senato accademico.
  3. L’Università può attivare corsi di dottorato congiunto con università ed enti di ricerca stranieri sulla base di convenzioni che prevedano una effettiva condivisione delle attività formative, l’equa ripartizione degli oneri e il rilascio di un titolo congiunto o di un doppio titolo.
  4. Al fine di favorire lo scambio interdisciplinare e, ove pertinente, la collaborazione con il sistema imprenditoriale e delle professioni, nonché di organizzare attività formative e di preparazione alla ricerca comuni, l’Università istituisce Scuole di dottorato dipartimentali o interdipartimentali ovvero interateneo. 
    Le Scuole di dottorato raggruppano corsi di dottorato tra loro affini, complementari e convergenti per obiettivi scientifici; le Scuole possono costituirsi esse stesse come unico corso di dottorato interdisciplinare.
  5. L’attività didattica e tutoriale svolta dai professori e ricercatori di ruolo nell’ambito dei corsi e delle Scuole di dottorato concorre all’adempimento degli obblighi istituzionali.
  6. L’Università disciplina con proprio Regolamento, ai sensi della normativa in vigore, le modalità di istituzione, di funzionamento, di reperimento delle risorse e di valutazione periodica dei corsi di dottorato e delle Scuole alle quali essi fanno capo, nonché gli organi preposti alla loro gestione. Il Regolamento determina altresì le modalità operative specifiche delle Scuole di dottorato, il loro livello di autonomia e i loro rapporti organizzativi e funzionali con i Dipartimenti.
    Il Regolamento è approvato dal Senato accademico previo parere favorevole del Consiglio di amministrazione.
    Ciascun corso di dottorato e ciascuna Scuola di dottorato si dota di un proprio Regolamento, coerente con il Regolamento d’Ateneo di cui ai precedenti capoversi.

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Art. 42 - Scuole di specializzazione

  1. Le Scuole di specializzazione, finalizzate alla promozione di elevate capacità scientifiche, professionali e applicative in ambiti specifici nonché al conseguimento di diplomi che legittimino nei rami di esercizio professionale l’assunzione della qualifica di specialista, e organizzate secondo la normativa e nelle tipologie previste dagli ordinamenti in vigore, sono istituite in conformità alla normativa vigente, anche congiuntamente ad altri atenei, su proposta motivata del Dipartimento interessato o dei Dipartimenti associati nella loro gestione, con delibera del Consiglio di amministrazione previo parere obbligatorio del Senato accademico.
    Nella proposta istitutiva viene individuato, nel caso in cui siano interessati alla gestione della Scuola più Dipartimenti associati, il Dipartimento referente principale o comunque responsabile della Scuola anche con funzioni di sede amministrativa.
  2. Sono organi della Scuola il Consiglio e il Direttore. 
    Il Consiglio della Scuola è composto dai professori e ricercatori di ruolo e dai professori a contratto ai quali sono affidate attività didattiche nella Scuola nonché da una rappresentanza di tre specializzandi. La partecipazione al Consiglio dei docenti riguarda l’anno accademico nel quale viene svolto il compito didattico. Nei Regolamenti delle singole Scuole, emanati in conformità al presente Statuto, al Regolamento didattico e al Regolamento generale d’Ateneo, sono indicate le modalità di elezione degli specializzandi. 
    Il Direttore ha la responsabilità del coordinamento funzionale della Scuola; è nominato dal Rettore, fra i professori di ruolo che fanno parte del Consiglio della Scuola, tenuto conto delle prescrizioni stabilite dalla normativa per specifiche tipologie di Scuola, su proposta dello stesso Consiglio nella composizione limitata ai docenti di ruolo e agli specializzandi, approvata dal Consiglio del  Dipartimento o dai Consigli dei Dipartimenti interessati; dura in carica tre anni e di norma non è immediatamente confermabile più di una volta. Non si può contemporaneamente rivestire la carica di Direttore di più Scuole di specializzazione.
    Il Consiglio individua ogni anno i fabbisogni formativi, sottoponendo le relative proposte di utilizzo, se relative a professori e ricercatori in servizio presso l’Ateneo, ai Consigli dei Dipartimenti di appartenenza. Se le proposte riguardano l’attivazione di insegnamenti a contratto, a titolo gratuito ovvero retribuito, esse sono sottoposte al Consiglio del Dipartimento referente, o comunque responsabile della Scuola, perché provveda ai relativi bandi, nell’ambito e nei limiti delle risorse a ciò disponibili. Le relative attribuzioni sono deliberate dal Consiglio della Scuola. Compete al Consiglio del Dipartimento referente, o comunque responsabile della Scuola, deliberare in ordine alla programmazione didattica della Scuola.
  3. I Regolamenti delle Scuole sono predisposti dai rispettivi Consigli, approvati dal Consiglio del Dipartimento o dai Consigli dei Dipartimenti interessati e deliberati dal Senato accademico, previo parere favorevole del Consiglio di amministrazione.
  4. Le Scuole di specializzazione dell’area sanitaria sono oggetto di una specifica disciplina, definita in un apposito Regolamento unico predisposto dal Comitato direttivo della Facoltà di riferimento ai sensi del comma 4 dell’articolo 40 del presente Statuto, coerente con le loro specificità e con la normativa che le riguarda, e approvato dalla maggioranza dei Consigli dei Dipartimenti interessati e dal Senato accademico, previo parere favorevole del Consiglio di amministrazione. Una rappresentanza dei Direttori delle suddette Scuole fa parte del Comitato di direzione della Facoltà in questione.

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Art. 43 - Corsi per master universitari

  1. L'Università promuove secondo la normativa vigente, anche in collaborazione con altri soggetti, pubblici e privati, nazionali e internazionali, previa la stipula di convenzioni e accordi, corsi di alta qualificazione formativa e scientifica, funzionali allo sviluppo di più elevate capacità applicative e professionali e ad una migliore preparazione agli esiti occupazionali dei frequentanti, ovvero al miglioramento delle professionalità di figure già occupate nel mondo del lavoro.
    Alla conclusione dei suddetti corsi sono rilasciati i titoli di master universitario di primo o di secondo livello secondo quanto determinato dalla normativa nazionale in materia.
  2. Le proposte di attivazione di un corso per master universitario, comprensive del relativo piano finanziario, sono avanzate da un Dipartimento o da più Dipartimenti associati, uno dei quali con funzioni di referente principale e di sede amministrativa.
    I corsi per master devono prevedere l’apporto di un numero adeguato e diversificato di competenze. Alla realizzazione di ogni corso devono concorrere di norma non meno di dieci tra docenti in servizio presso l’Ateneo ed esperti esterni. 
    La proposta è approvata dal Consiglio di amministrazione, previo parere obbligatorio del Senato accademico.
  3. Sono organi dei corsi per master il Coordinatore e il Comitato ordinatore.
    Le funzioni di Coordinatore competono ai docenti di ruolo in servizio presso l’Ateneo. La responsabilità di Coordinatore, che non implica obbligatoriamente lo svolgimento diretto di attività formative per il master, può essere attribuita a un docente dell’Ateneo per un solo corso di master ogni anno. Il Coordinatore è individuato nella proposta di attivazione del corso ed è nominato con decreto del Rettore.
    Il Comitato ordinatore è composto da un minimo di sei membri, almeno tre dei quali docenti di ruolo in servizio presso l’Ateneo, i quali svolgano per il master una significativa attività formativa nei limiti indicati dal Regolamento didattico d’Ateneo. L’indicazione dei docenti dell’Ateneo o di altri atenei e degli esperti esterni che entrerebbero nel Comitato ordinatore del corso e disponibili a curarne le varie attività è contenuta nella proposta di attivazione del corso. Il Comitato ordinatore è costituito con decreto del Rettore.
    Le eventuali variazioni nella composizione del Comitato ordinatore e nella designazione del Coordinatore sono deliberate dal Dipartimento referente principale, sentiti gli eventuali Dipartimenti associati, e comunicate al Senato accademico e al Consiglio di amministrazione, che possono chiederne il riesame.
  4. Le modalità specifiche di attivazione, funzionamento, organizzazione didattica e formativa, modalità di ammissione, valutazione in itinere e finale degli iscritti ai corsi di master istituiti dall’Università, nonché le modalità per la valutazione delle attività di ciascun corso, sono stabilite nel Regolamento didattico d’Ateneo.
  5. Le denominazioni "master universitario" e "master dell'Università degli Studi di Milano" si applicano esclusivamente ai corsi organizzati ai sensi delle disposizioni del presente articolo e del Regolamento didattico d’Ateneo.

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Art. 44 - Corsi di perfezionamento e attività di formazione permanente e ricorrente

  1. L’Università promuove, anche in collaborazione con altri enti e soggetti, pubblici e privati, nazionali e internazionali, corsi e attività di formazione, di perfezionamento post laurea e di aggiornamento, comunque denominati, che, senza dare luogo, per le loro diverse caratteristiche, ai master universitari di cui al precedente articolo 43, provvedano comunque allo sviluppo e al rafforzamento di competenze e capacità di livello superiore funzionali agli esiti occupazionali o al miglioramento delle professionalità e dei relativi riscontri di carriera di figure già occupate nel mondo del lavoro.
  2. Nell’ambito della sua autonomia, l’Università definisce idonee modalità organizzative, anche mediante la costituzione di una apposita struttura cui affidare la promozione e il coordinamento delle attività di cui al comma precedente, in raccordo con gli ambiti associativi, aziendali e professionali interessati a sviluppare collaborazioni e sinergie al riguardo.
  3. Salvo casi regolati in maniera specifica, le proposte di accensione di corsi con la tipologia sopra indicata, comprensive del piano finanziario e dell’indicazione delle modalità di attivazione degli insegnamenti, possono essere avanzate da un Dipartimento o da più Dipartimenti associati, uno dei quali con le funzioni di referente principale, ovvero dalla struttura di cui al secondo comma, preposta allo sviluppo del settore in questione, fatto salvo lo svolgimento delle relative attività formative da parte delle strutture didattiche competenti.
    Le proposte sono approvate dal Consiglio di amministrazione, previo parere obbligatorio del Senato accademico.
  4. Le attività di cui sopra possono essere organizzate anche in forme consorziate, previa la stipula di convenzioni e accordi con enti e soggetti esterni e possono prevedere l’utilizzo di docenti e esperti con comprovate competenze non in servizio presso l’Ateneo. Esse sono di norma finanziate con i contributi richiesti ai partecipanti e con gli eventuali apporti degli enti e soggetti esterni, secondo le disposizioni previste dal Regolamento d’Ateneo per l’amministrazione, la finanza e la contabilità.
  5. Le modalità specifiche di attivazione, funzionamento, organizzazione didattica e formativa, le modalità di ammissione, l’eventuale valutazione in itinere e valutazione finale degli iscritti ai corsi di perfezionamento e alle attività formative e di aggiornamento, nonché le modalità per la valutazione delle relative attività, sono stabilite nel Regolamento didattico d’Ateneo.

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Art. 45 - Servizi per la didattica e servizi didattici integrativi

  1. L'Università promuove attività di orientamento e di sostegno rivolte:
    • agli studenti degli ultimi anni delle scuole medie superiori in modo da meglio motivarne le iscrizioni anche in relazione alle previsioni di impiego nei diversi settori;
    • agli studenti iscritti, in particolare ai corsi di laurea, organizzando le forme di tutorato previste dalla normativa in vigore, nonchè cicli e iniziative a carattere introduttivo o intensivo per colmare le eventuali lacune nella preparazione di partenza e ovviare a situazioni di svantaggio;
    • agli studenti iscritti, promuovendo e organizzando forme di didattica a distanza complementare e di supporto, ovvero sostitutiva o parzialmente sostitutiva della didattica in presenza;
    • ai laureandi, ai laureati e laureati magistrali, ai dottorandi e specializzandi, con tirocini, stages presso enti e aziende, corsi ed iniziative di perfezionamento e di aggiornamento funzionali ai diversi esiti professionali.
  2. L’Università promuove altresì, anche nel quadro di apposite collaborazioni e convenzioni a ciò finalizzate e ai sensi della normativa in vigore, il monitoraggio dell’esito occupazionale dei propri laureati, dottori di ricerca e specializzati, curando nel contempo specifiche attività di placement che ne agevolino l’accesso agli ambiti di lavoro e ne favoriscano i miglioramenti di posizione e di carriera.

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Art. 46 - Iniziative didattiche interateneo e su accordi di programma

  1. Nel quadro della sua autonomia, l’Università può istituire corsi di studio o attivare corsi di studio già funzionanti operando in convenzione con altri atenei e/o sulla base di accordi di programma con enti pubblici che, anche in relazione agli elementi di contesto e alle finalità alle quali si vuole provvedere, ne prevedano alcune specificità organizzative e funzionali, comunque non in contrasto con le modalità di gestione della didattica stabilite dal presente Statuto e dai Regolamenti d’Ateneo.
  2. Le convenzioni e gli accordi di programma in questione hanno durata di norma triennale e comunque non superiore al quinquennio. Essi sono proposti, con una relazione motivata circa il valore e la portata dell’iniziativa, dai Dipartimenti interessati e approvati dal Consiglio di amministrazione, previo parere obbligatorio del Senato accademico. Il loro eventuale rinnovo è subordinato al parere positivo sull’attività svolta da parte del Nucleo di valutazione.

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