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Parte quarta - DISPOSIZIONI SUL PERSONALE

Art. 34 - Organico del personale in servizio presso l’Ateneo

  1. L’Ateneo definisce e modifica i propri organici di personale, ai sensi della normativa in vigore, nel rispetto di quanto previsto dallo Statuto e dal presente articolo.
  2. Le variazioni degli organici sono disposte nell’ambito dei piani triennali per la programmazione e il reclutamento del personale di cui all’art. 4 del decreto legislativo 29 marzo 2012, n. 49 e dei programmi triennali di cui all’art. 1-ter del decreto legge 31 gennaio 2005, n. 7 convertito con modificazioni nella legge 31 marzo 2005, n. 43, predisposti in coerenza con il documento programmatorio e di sviluppo di cui all’articolo 25, comma 1 lettera a), dello Statuto, tenuto conto dell’effettivo fabbisogno di personale ai fini del migliore funzionamento delle attività e dei servizi e dell’esigenza di garantire la sostenibilità della relativa spesa e gli equilibri di bilancio, nel rispetto dei limiti stabiliti dalle norme di legge. I piani sono adottati ogni anno dal Consiglio di amministrazione, previo parere del Senato accademico, con riferimento a ciascun triennio di programmazione, e aggiornati in sede di approvazione del bilancio unico di Ateneo di previsione triennale. La programmazione del fabbisogno di personale è formulata in conformità agli indirizzi e ai vincoli normativi e tenendo conto dei valori di riferimento definiti dal Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, garantendo l’equilibrato rapporto tra l’organico dei docenti e l’organico del personale dirigente e tecnico-amministrativo a tempo indeterminato - compresi i collaboratori ed esperti linguistici - e l’equilibrata configurazione del corpo docente, così come articolato nelle varie fasce.
  3. In accordo con i piani programmatici indicati al comma 2, i Dipartimenti formulano le proposte di assegnazione di posti di professore di ruolo, di ricercatore di ruolo da trasferire da altre sedi e di ricercatore a tempo determinato, in relazione alle rispettive esigenze scientifiche e didattiche e ai propri piani e programmi di sviluppo, con le modalità previste al comma 4 dell’articolo 37 dello Statuto. Il Consiglio di amministrazione provvede all’attribuzione delle risorse di personale sulla base di indicatori quantitativi e di qualità appropriati ai vari ambiti, che tengono conto dell’entità e della valutazione del livello della produzione scientifica e del grado di impegno dei docenti appartenenti alle strutture nelle attività istituzionali di competenza, e di criteri commisurati alle esigenze scientifiche e didattiche delle diverse strutture e aree scientifico-disciplinari.
  4. Parimenti in armonia con i piani programmatici di cui al comma 2, i Dipartimenti avanzano le proprie richieste di personale tecnico e amministrativo. Il Consiglio di amministrazione delibera l’attribuzione dei posti su proposta del Direttore generale nel rispetto delle disposizioni vigenti in materia, comprese quelle di carattere contrattuale e sindacale.
  5. Su proposta del Direttore generale, nel quadro dei piani programmatici dell’Ateneo e in conformità alle disposizioni vigenti in materia, comprese quelle di carattere contrattuale e sindacale, il Consiglio di amministrazione provvede all’attribuzione delle risorse di personale tecnico amministrativo e di personale dirigente per le esigenze dell’Amministrazione centrale.

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Art. 35 - Reclutamento dei professori di ruolo

  1. L’Ateneo provvede all’istituzione di nuovi posti di professore di ruolo di prima e di seconda fascia e alle relative chiamate ai sensi delle disposizioni recate dalla legge 240/2010.
  2. La copertura finanziaria per l’istituzione di nuovi posti di professore e per le relative chiamate è assicurata dal Consiglio di amministrazione, sentito il Senato accademico, nel quadro della programmazione del fabbisogno di personale di cui al precedente articolo 34, con fondi a ciò destinati in sede di formulazione del bilancio di previsione. Gli oneri finanziari correlati ai nuovi posti possono essere assicurati anche da soggetti esterni all’Ateneo, pubblici o privati, secondo i criteri e le procedure stabiliti dal Consiglio di amministrazione. I finanziamenti degli enti terzi devono comunque essere oggetto di appositi atti convenzionali, da stipularsi tra l’Ateneo e il soggetto erogante per una durata non inferiore ai quindici anni.
  3. Le modalità per l’istituzione di nuovi posti di professore di ruolo e per le relative chiamate sono disciplinate, nel rispetto dei principi enunciati dalla Carta europea dei ricercatori (Raccomandazione della Commissione delle Comunità europee n. 251 dell’11 marzo 2005) e del Codice etico dell’Ateneo, dall’apposito Regolamento interno adottato ai sensi dell’articolo 17 dello Statuto.
  4. I criteri e le modalità di assolvimento da parte dei professori e dei ricercatori di ruolo dei loro doveri accademici, in applicazione e nel rispetto delle disposizioni di legge, sono stabiliti dal successivo articolo 37 e dal Regolamento di cui all’articolo 18 dello Statuto.

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Art. 36 - Ricercatori a tempo determinato

  1. L’Ateneo attiva posti di ricercatore a tempo determinato per lo svolgimento di attività di ricerca e di didattica, di didattica integrativa e servizio agli studenti, in conformità alle disposizioni impartite dall’art. 24 della legge 240/2010. Il rapporto di lavoro che si instaura con i ricercatori di cui al presente articolo è di tipo subordinato a tempo determinato ed è disciplinato da contratti di diritto privato stipulati ai sensi delle vigenti disposizioni in materia, anche per quanto attiene agli aspetti inerenti al trattamento fiscale e previdenziale.
  2. La copertura finanziaria per il reclutamento dei ricercatori a tempo determinato di entrambe le tipologie previste dal comma 3 dell’articolo 24 della legge 240/2010 è assicurata dal Consiglio di amministrazione, sentito il Senato accademico, nel quadro della programmazione del fabbisogno di personale di cui al precedente articolo 34, con fondi a ciò destinati in sede di formulazione del bilancio di previsione. Il reclutamento dei ricercatori a tempo determinato può avvenire anche nell’ambito di specifici e preordinati programmi o progetti di ricerca finanziati da soggetti esterni, pubblici o privati, con i quali l’Ateneo stipula appositi accordi.
  3. Le modalità per l’attivazione di posti di ricercatore a tempo determinato e relativo reclutamento sono disciplinate, in armonia con i principi enunciati dalla Carta europea dei ricercatori (Raccomandazione della Commissione delle Comunità europee n. 251 dell’11 marzo 2005) e con il Codice etico dell’Ateneo, dall’apposito Regolamento interno adottato ai sensi dell’articolo 19 dello Statuto.
  4. I criteri e le modalità di assolvimento da parte dei ricercatori a tempo determinato dei loro doveri accademici, in applicazione e nel rispetto delle disposizioni di legge, sono stabiliti dal Regolamento di cui all’articolo 18 dello Statuto.

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Art. 37 - Posizione e doveri dei professori e dei ricercatori

  1. I professori di ruolo dell'Ateneo, già in servizio o reclutati ai sensi delle norme nazionali in vigore e del Regolamento d’Ateneo per la chiamata dei professori di cui all'articolo 17 dello Statuto, i ricercatori di ruolo già in servizio o trasferiti ai sensi del successivo articolo 41 e i ricercatori a tempo determinato reclutati ai sensi della vigente normativa e del Regolamento d’Ateneo previsto all’articolo 19 dello Statuto fanno parte dell’organico dei Dipartimenti. Essi sono inquadrati in uno dei settori concorsuali e nei corrispondenti settore scientifico-disciplinare, area scientifico-disciplinare e macro settore concorsuale previsti dal DM 29 luglio 2011, n. 336, emanato ai sensi dell'articolo 15 della legge n. 240/2010, e come rideterminati con DM 12 giugno 2012, n. 159.
  2. I professori e i ricercatori afferiscono a uno dei Gruppi di aree o sub aree scientifiche previsti dall'articolo 26, comma 4, dello Statuto per le finalità ivi contemplate nonché per altre eventuali finalità indicate in specifiche norme regolamentari dell’Ateneo. Essi partecipano, con le modalità stabilite dalle norme statutarie e regolamentari, ai Consigli dei Dipartimenti di appartenenza e ai Collegi didattici dei corsi di studio per i quali svolgono la loro attività didattica.
  3. I professori e i ricercatori dell’Ateneo esercitano le loro funzioni scientifiche e didattiche e, ove previste, di assistenza e cura, e assolvono ai compiti integrativi e organizzativi loro assegnati e di partecipazione agli organi collegiali di pertinenza, nel rispetto degli obblighi e delle prerogative derivanti dai rispettivi stati giuridici, ai sensi delle normative in vigore, dei principi e delle prescrizioni statutarie e regolamentari e delle disposizioni contenute nel Regolamento sui doveri accademici dei professori e dei ricercatori dell'Ateneo emanato ai sensi dell'articolo 18 dello Statuto.
  4. I professori e i ricercatori sono tenuti ad autocertificare lo svolgimento delle attività didattiche e di servizio agli studenti di cui sono responsabili secondo le disposizioni del Regolamento sui doveri accademici dei professori e dei ricercatori dell'Ateneo e dei Regolamenti dei competenti organi universitari. Il mancato assolvimento dei doveri didattici, come stabiliti nel Regolamento sopra richiamato, per i professori e i ricercatori di ruolo è elemento di valutazione ai fini della attribuzione degli scatti stipendiali triennali previsti dalla normativa in vigore e può dare luogo, nei casi di particolare inadempienza, all'avvio di procedimenti disciplinari.
  5. Ferme restando le disposizioni statutarie sulla limitazione dell’attività didattica di cui possono avvalersi il Rettore e il Prorettore vicario, una riduzione dei compiti didattici può essere autorizzata, su richiesta degli interessati corredata dal parere favorevole dei Consigli dei Dipartimenti di appartenenza, dal Consiglio di amministrazione, previo parere favorevole del Senato accademico, per docenti in servizio ai quali competano responsabilità gestionali ovvero responsabilità di coordinamento di programmi di ricerca, di norma internazionali, di particolare impegno e complessità. Il periodo di riduzione non può eccedere la durata dell’incarico gestionale e del programma di ricerca. Una riduzione dei compiti didattici, con la parallela determinazione di incarichi sostitutivi, può essere altresì autorizzata, in casi eccezionali, dal Consiglio di amministrazione, su parere favorevole del Senato accademico, a richiesta dell'interessato, quando intervengano gravi ed accertate ragioni di salute che compromettano o limitino fortemente la possibilità di adempiere in maniera adeguata all'ordinaria attività di insegnamento, ma consentano lo svolgimento di altre incombenze.
  6. I procedimenti disciplinari a carico di professori o di ricercatori ai quali vengano contestati atti e comportamenti illeciti o in contrasto con i loro doveri accademici e con le norme statutarie e regolamentari o che si possano configurare come violazioni del Codice etico la cui gravità comporti una sanzione più grave della censura, sono attivati e portati a compimento ai sensi dell'articolo 33 dello Statuto.
  7. Al fine di assicurare un più precisa rilevazione della produzione scientifica dell’Ateneo, i professori e i ricercatori di ruolo e i ricercatori a tempo determinato hanno l’obbligo di indicare la menzione “Università degli Studi di Milano” su qualsiasi pubblicazione scientifica, anche in lingua straniera, di cui gli stessi siano autori o coautori. Allo stesso obbligo è sottoposto il personale universitario che opera presso istituzioni esterne in regime convenzionale, ferma restando la possibilità di citare anche l’istituzione con la quale lo stesso collabora.

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Art. 38 - Insegnamenti attribuiti per affidamento a professori e ricercatori

  1. Entro il 28 febbraio di ogni anno, nel quadro della programmazione didattica annuale, i Consigli dei Dipartimenti referenti principali dei corsi di laurea, di laurea magistrale e a ciclo unico individuano gli insegnamenti previsti dai Regolamenti didattici dei corsi che non abbiano trovato copertura mediante l’attribuzione dei compiti didattici istituzionali a docenti degli stessi Dipartimenti o eventualmente a docenti di altri Dipartimenti dell’Ateneo che concorrono al funzionamento dei corsi con il ruolo di associati. I Consigli dei Dipartimenti referenti principali possono attribuire la responsabilità dei predetti insegnamenti a professori e ricercatori del medesimo settore scientifico-disciplinare o del relativo settore concorsuale o di settore affine appartenenti agli stessi Dipartimenti, ovvero proporre ai Consigli dei Dipartimenti associati, ove previsti, di procedere con la stessa modalità all’attribuzione degli insegnamenti nei rispettivi ambiti, qualora se ne verifichi la possibilità. Gli insegnamenti possono essere altresì conferiti, con delibera dei Consigli dei Dipartimenti referenti principali dei corsi di studio, a professori e ricercatori di altro Dipartimento dell’Ateneo, previo nulla osta del Dipartimento di appartenenza. Nel caso di corsi di studio gestiti congiuntamente da più Dipartimenti, gli adempimenti di cui al presente comma sono assolti dal Consiglio del Dipartimento associato, individuato nel Regolamento didattico d’Ateneo come responsabile delle procedure amministrative. Gli incarichi di insegnamento sono svolti a titolo gratuito nell’ambito dei compiti didattici ordinari di competenza del docente interessato, ovvero a titolo retribuito, quando se ne verifichino le condizioni, ai sensi della normativa d’Ateneo in materia, e si disponga delle risorse necessarie.
  2. Qualora si verifichi l’impossibilità di provvedere mediante affidamento diretto della copertura dell’insegnamento vacante, ai sensi del comma precedente, e dopo aver accertato ulteriormente la necessità dell’attivazione dell’insegnamento per le esigenze formative del corso di studio di riferimento, il Consiglio del Dipartimento referente principale o associato può, nei limiti delle risorse a disposizione, proporne la copertura mediante affidamento, previa selezione pubblica. Il Consiglio di Amministrazione autorizza il ricorso all’affidamento previa acquisizione del parere favorevole del Senato accademico.
  3. La selezione pubblica per il conferimento degli affidamenti deve assicurare la valutazione comparativa dei candidati e la pubblicità degli atti. La selezione è indetta con apposito bando emanato con decreto del Rettore, pubblicizzato per via telematica sul sito web dell’Ateneo e sul sito web del Dipartimento interessato. Nei bandi devono essere indicati:
    1. i requisiti richiesti e le modalità di partecipazione alla selezione;
    2. il termine per la presentazione delle domande, che non potrà essere inferiore a quindici giorni dalla data di pubblicazione del bando;
    3. il Dipartimento e il corso di studio di riferimento, la denominazione dell’insegnamento, il relativo settore scientifico-disciplinare, il numero di ore da svolgere e il numero di crediti formativi;
    4. il periodo di svolgimento dell’attività formativa;
    5. se l’affidamento è conferito a titolo gratuito o a titolo retribuito;
    6. i criteri di valutazione delle candidature.
    La domanda di partecipazione alla selezione deve essere prodotta in carta libera e deve essere inviata al Rettore, corredata del curriculum e dell’elenco dei titoli e delle pubblicazioni scientifiche. Il Consiglio del Dipartimento interessato dovrà ultimare le procedure di selezione e deliberare sul conferimento dell’affidamento entro trenta giorni dalla data di scadenza di presentazione delle candidature.
  4. Possono partecipare alla selezione per l’attribuzione di affidamenti:
    1. professori e ricercatori di ruolo e assistenti del ruolo ad esaurimento dell’Ateneo o di altra Università dello stesso settore scientifico-disciplinare dell’insegnamento messo a bando o del relativo macrosettore;
    2. ricercatori a tempo determinato dello stesso settore scientifico-disciplinare dell’insegnamento messo a bando o del relativo macrosettore, in servizio presso l’Ateneo, nei limiti orari indicati al comma 3, terzo capoverso, dell’art. 5 del Regolamento sui doveri accademici dei professori e dei ricercatori dell’Università degli Studi di Milano, ovvero in servizio presso altri Atenei previo nulla osta degli stessi;
    3. tecnici laureati di cui all’art. 50 del D.P.R. 11.7.1980, n. 382; lettori di madre lingua straniera di cui all’art. 28 del D.P.R. 382/1980 e collaboratori ed esperti linguistici di cui alla legge 21.6.1995, n. 236 con esperienza professionale attinente all’insegnamento bandito.
    Gli affidamenti sono comunque conferiti prioritariamente a professori e ricercatori universitari di ruolo.
  5. Nella valutazione dei candidati si terrà conto:
    1. del curriculum complessivo di ciascun candidato;
    2. dell’attività didattica svolta in relazione al settore scientifico-disciplinare cui afferisce l’insegnamento da coprire per affidamento o al relativo macrosettore;
    3. dei titoli scientifici e delle pubblicazioni riferibili all’ambito disciplinare per il quale è attivata la procedura di copertura;
    4. delle esperienze professionali maturate e che abbiano attinenza con l’insegnamento.
    In caso di più domande, il Consiglio di Dipartimento può deliberare di avvalersi di una Commissione istruttoria, formata da docenti dello stesso settore scientifico-disciplinare dell’insegnamento oggetto del bando o del relativo settore concorsuale o di settore affine, incaricata di svolgere la valutazione comparativa e di formulare allo stesso Consiglio una motivata proposta di attribuzione dell’insegnamento. Le delibere di affidamento sono verificate e validate dai competenti uffici amministrativi.
  6. Gli affidamenti sono conferiti per un anno accademico, ovvero, nel caso di moduli curriculari, per il periodo corrispondente alle esigenze che ne hanno motivato l’accensione. I docenti ai quali sono attribuiti insegnamenti per affidamento hanno la piena responsabilità, quali professori ufficiali, del regolare svolgimento delle attività didattiche loro affidate, ivi compresi gli obblighi di ricevimento degli studenti, la presidenza delle commissioni per gli esami di profitto, la funzione di relatore di tesi di laurea. Per il periodo di affidamento dell’insegnamento, essi fanno parte del Collegio didattico del corso di studio cui l’insegnamento in questione fa capo.
  7. Compatibilmente con le disponibilità di bilancio, sono di norma retribuibili, sempre che il loro assolvimento risulti, per i professori e i ricercatori dell’Ateneo, aggiuntivo rispetto all’impegno orario istituzionale previsto ai sensi del Regolamento sui doveri accademici dei professori e dei ricercatori dell’Università degli Studi di Milano:
    1. gli affidamenti relativi ad insegnamenti vacanti a seguito del congedo annuale dei titolari, quando non risulti possibile o didatticamente opportuno disattivarli per un anno e non si possa provvedere con una mutuazione;
    2. gli affidamenti relativi a insegnamenti già tenuti da professori di ruolo trasferiti o venuti comunque a mancare, a condizione che si tratti di insegnamenti di base o caratterizzanti o comunque irrinunciabili rispetto agli obiettivi formativi dei corsi di studio;
    3. gli affidamenti relativi ad insegnamenti di base o caratterizzanti, o comunque irrinunciabili per lo svolgimento del corso di studio, ivi compresi quelli iterati per far fronte al carico didattico. Nel caso di insegnamenti attivati in più corsi di studio, la richiesta di retribuibilità dovrà essere corredata dall’indicazione dei motivi didattici e organizzativi per i quali non si ricorre ad eventuali mutuazioni;
    4. gli affidamenti relativi ad insegnamenti affini o opzionali di rilievo sostanziale per la fisionomia didattica dei corsi di studio, non mutuabili da altri insegnamenti, purché risultino seguiti da un numero congruo di studenti (con almeno 35 esami annui mediamente superati nell’ultimo triennio), ovvero rispondano a particolari e irrinunciabili esigenze didattiche accertate dal Dipartimento, che in tal caso provvede con propri fondi alla copertura dei costi relativi. Per gli insegnamenti di cui alla presente lettera, attivati per la prima volta, si potrà prevedere l’immediata retribuibilità solo se si tratti di insegnamenti indispensabili in relazione agli obiettivi formativi del corso di studio o per i quali si ipotizzi sin dal primo anno un consistente carico didattico. In questo secondo caso, ove l’insegnamento venga mantenuto attivo anche nell’anno seguente, la retribuibilità sarà comunque subordinata all’avvenuta effettuazione di un numero di esami in linea con i minimi richiesti.
  8. Gli insegnamenti di base e caratterizzanti, o comunque irrinunciabili, dei corsi di laurea, di laurea magistrale e a ciclo unico sono, di norma, iterati ogni qualvolta il numero degli esami sostenuti nell’anno precedente, moltiplicato per il rapporto tra gli iscritti nell’anno in corso e gli iscritti dell’anno precedente, sia superiore a 250. In presenza di un numero di esami inferiore a quello richiesto, il Consiglio del Dipartimento interessato può proporre al Consiglio di amministrazione lo sdoppiamento degli insegnamenti solo qualora si renda necessario, per motivate ragioni didattiche e funzionali, un miglior rapporto docenti/studenti. Il Consiglio di amministrazione delibera, sentito il Senato accademico.
  9. I professori di prima e di seconda fascia dell’Ateneo possono usufruire di compensi aggiuntivi per l’affidamento di insegnamenti a condizione che svolgano almeno 120 ore di didattica frontale o equivalente, ai sensi dell’articolo 3, comma 3 terzo capoverso, del Regolamento sui doveri dei professori e dei ricercatori, come compito istituzionale nell’ambito dei corsi di laurea, di laurea magistrale e a ciclo unico, nelle scuole di specializzazione, nei corsi di dottorato di ricerca, nei master universitari e nei corsi di perfezionamento. I ricercatori di ruolo dell’Ateneo possono essere destinatari di compensi aggiuntivi per l’affidamento di insegnamenti a condizione che svolgano almeno 60 ore di didattica frontale, ai sensi dell’articolo 4 del Regolamento sui doveri accademici dei professori e dei ricercatori. I ricercatori a tempo determinato dell’Ateneo possono essere destinatari di compensi aggiuntivi per l’affidamento di insegnamenti a condizione che svolgano attività di didattica frontale per almeno 30 ore, se titolari dei contratti di cui alla lettera a) del comma 3 dell’articolo 2 del Regolamento d’Ateneo per il reclutamento dei ricercatori a tempo determinato, per almeno 60 ore, se titolari dei contratti di cui alla lettera b) della medesima norma regolamentare, ai sensi dell’articolo 5, comma 2, del Regolamento sui doveri accademici dei professori e dei ricercatori. La misura dei compensi, anche differenziata in relazione all’entità dell’impegno richiesto, è fissata dal Consiglio di amministrazione, sentito il Senato accademico.
  10. I docenti responsabili di insegnamenti con meno di 30 esami annui superati nell’ultimo triennio, nel caso in cui assumano presso l’Ateneo un secondo insegnamento per affidamento, lo fanno a titolo gratuito, fatte salve situazioni specifiche, accertate dal Dipartimento interessato che, in tali casi, provvede con propri fondi alla copertura dei costi relativi.
  11. I professori e i ricercatori non possono, di norma, assumere più di un affidamento retribuito per un insegnamento o moduli con carico didattico corrispondente a 60 ore. Qualora, per esigenze particolari, vengano loro attribuiti a titolo di affidamento due insegnamenti o moduli con carico didattico orario superiore, la retribuzione è comunque limitata a 60 ore.
  12. Qualora l’affidamento sia retribuito, il compenso è corrisposto in un’unica soluzione al termine dell’incarico, subordinatamente all’approvazione da parte del Direttore del Dipartimento interessato del registro online delle lezioni compilato dall’incaricato. Lo stesso Direttore dovrà attestare, per i professori e i ricercatori dell’Ateneo, che hanno effettivamente assolto agli obblighi didattici di cui al comma 9.
  13. Ai professori e ai ricercatori dell’Ateneo è consentito, previo nulla osta, di assumere affidamenti fuori sede limitatamente a un insegnamento o moduli con carico didattico corrispondente a 60 ore, sempre che assumano gli impegni didattici indicati al comma 9 e, in caso di necessità, non si sottraggano all’assunzione di compiti didattici aggiuntivi per i corsi di studio dell’Ateneo. La concessione dei nulla osta a svolgere attività didattica in altre sedi è disposta dal Rettore, previo parere dei Consigli dei Dipartimenti di appartenenza dei docenti, sentito il Senato accademico, anche sulla base di specifici accordi e convenzioni con gli Atenei interessati.
  14. Per l’attivazione di insegnamenti necessari per le esigenze formative dei corsi di studio dell’Ateneo e ai quali non possa provvedere ai sensi di quanto stabilito dal presente articolo, l’Università può ricorrere all’attivazione di contratti di insegnamento secondo le disposizioni dell’art. 23 della legge 30 dicembre 2010, n. 240, come modificato dal decreto legge 9 febbraio 2012, n. 5, convertito nella legge 4 aprile 2012, n. 35, e nel rispetto delle norme dello specifico Regolamento emanato ai sensi dell’art. 21 dello Statuto.

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Art. 39 - Passaggi di settore

  1. I professori e i ricercatori di ruolo possono chiedere il passaggio da un settore concorsuale ad un altro o da un settore scientifico-disciplinare ad un altro non oltre il 31 dicembre di ogni anno. L’istanza deve essere motivata dal possesso da parte dell’interessato di qualificazione scientifica corrispondente al settore nel quale chiede di essere inquadrato, maturata almeno negli ultimi tre anni. Nel caso di passaggio di settore concorsuale, la richiesta deve essere accompagnata da quella di passaggio a un settore scientifico-disciplinare ricompreso nel settore concorsuale nel quale si chiede di essere inquadrati.
  2. La domanda, corredata dal curriculum vitae attestante l’attività scientifica e didattica svolta, dai titoli e dalle pubblicazioni scientifiche ritenute utili ai fini del relativo esame, deve essere presentata al Consiglio del Dipartimento di appartenenza, che si esprime valutando l’evoluzione della produzione scientifica del docente interessato e la coerenza del nuovo settore di inquadramento dello stesso docente rispetto al progetto scientifico-culturale e didattico alla base del Dipartimento. Sull’istanza si esprime in via definitiva il Senato accademico.
  3. La richiesta, con allegate le delibere assunte dai competenti Organi, è trasmessa al Consiglio Universitario Nazionale (CUN) per il prescritto parere di competenza, da rendere entro quarantacinque giorni dal ricevimento della stessa. Il nuovo inquadramento è disposto dal Rettore con proprio decreto, a decorrere dall’anno accademico successivo. L’eventuale difformità rispetto al parere del CUN deve essere adeguatamente motivata nel provvedimento rettorale.

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Art. 40 - Mobilità interna all’Ateneo dei docenti di ruolo

  1. I professori di prima e di seconda fascia e i ricercatori di ruolo possono presentare richiesta di mobilità interna da un Dipartimento ad un altro secondo la procedura indicata all’articolo 37, comma 7, dello Statuto, non oltre il 31 dicembre di ogni anno. I trasferimenti interni sono autorizzati dal Consiglio di amministrazione e disposti con decreto del Rettore, a decorrere dall’anno accademico successivo.
  2. Non possono essere disposte mobilità verso altro Dipartimento nell’ultimo biennio di servizio. La domanda di mobilità deve essere accompagnata dal curriculum vitae dell’interessato e dall’indicazione dei suoi lavori scientifici, dei finanziamenti di cui lo stesso è stato titolare negli ultimi cinque anni e dell’attività didattica espletata negli ultimi tre anni, compreso quello nel quale è fatta la richiesta.
  3. I trasferimenti da un Dipartimento ad un altro sono possibili solo qualora il Dipartimento di provenienza dell’interessato mantenga i limiti dimensionali previsti dal comma 2 dell’articolo 37 dello Statuto e il settore scientifico-disciplinare di inquadramento del richiedente sia coerente con le finalità scientifiche e didattiche del Dipartimento al quale chiede di afferire. La mobilità deve avvenire tenendo conto delle implicazioni scientifiche, didattiche e organizzative conseguenti al trasferimento e in ogni caso prevedere il mantenimento, da parte del docente, degli impegni didattici precedenti al passaggio, ove richiesto dalle competenti strutture, in assenza di altre idonee soluzioni. Il Consiglio del Dipartimento di destinazione nel deliberare l’accoglimento della richiesta di afferenza deve garantire la disponibilità di spazi fisici da mettere a disposizione del docente trasferito. I fondi di ricerca di cui il docente interessato sia titolare rimangono nella sua disponibilità anche dopo il trasferimento. Mentre specifici accordi devono intervenire tra i due Dipartimenti interessati ai fini del trasferimento di attrezzature, apparecchiature e altre risorse.
  4. Nel caso in cui, per il venir meno dei requisiti dimensionali stabiliti dal comma 2 dell’articolo 37 dello Statuto, un Dipartimento dovesse essere sciolto, e comunque in caso di disattivazione di un Dipartimento, i docenti che vi afferivano devono presentare, entro e non oltre 15 giorni dal decreto di scioglimento o disattivazione, la richiesta di passaggio ad altro Dipartimento dell’Ateneo che persegue finalità scientifiche e didattiche coerenti con il settore scientifico-disciplinare di inquadramento degli interessati, fermo restando il mantenimento degli impegni didattici pregressi. I Consigli dei Dipartimenti di destinazione sono tenuti a deliberare non oltre trenta giorni dal ricevimento delle richieste. Sulle riassegnazioni delibera il Consiglio di amministrazione, previo parere del Senato accademico.

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Art. 41 - Trasferimenti dei ricercatori di ruolo

  1. I Dipartimenti destinatari di risorse nell’ambito della programmazione del fabbisogno di personale, di cui all’articolo 34 del presente Regolamento, possono, con delibera adottata dai rispettivi Consigli a maggioranza assoluta degli aventi diritto a partecipare alla seduta, chiedere di fare ricorso, ai sensi dell’articolo 29, comma 10, della legge 240/2010, alle procedure di trasferimento previste dall’articolo 3 della legge 3 luglio 1998, n. 210, riservate a ricercatori di ruolo.
  2. La procedura di trasferimento di ricercatori a tempo indeterminato è attivata con decreto del Rettore, nel quale si dà notizia della tipologia di impegno scientifico e didattico richiesto. Il bando è pubblicato sui siti web dell’Ateneo e del Ministero dell’Istruzione dell’Università e della Ricerca, nonché sul Portale europeo per la mobilità dei ricercatori; l’avviso del bando è inoltre pubblicato nella Gazzetta Ufficiale.
  3. Possono presentare domanda, con le modalità e nei tempi indicati nel bando, coloro che rivestano la medesima posizione accademica per la quale è stata dichiarata la vacanza, inquadrati nello stesso settore concorsuale e scientifico-disciplinare specificati nel bando. E’ condizione per l’ammissibilità della domanda che i richiedenti abbiano prestato servizio nella sede di provenienza per almeno tre anni, o che la domanda sia presentata nel corso dell’ultimo anno di permanenza richiesto per il completamento del periodo in questione. Alla domanda devono essere allegati, con il curriculum vitae e l’indicazione delle attività svolte, le pubblicazioni e i titoli che il candidato intende far valere agli effetti della valutazione della sua domanda per il trasferimento.
  4. Il Consiglio del Dipartimento interessato esamina entro i trenta giorni successivi alla scadenza del bando la domanda o le domande di trasferimento presentate, valutando il rilievo scientifico e il rigore metodologico dei titoli nonché il curriculum complessivo, didattico e scientifico, del candidato o dei candidati, accertandone l’adeguata qualificazione nel settore scientifico-disciplinare di destinazione, tenuto conto dell’eventuale tipologia specifica dell’impegno richiesto nel bando. Nel caso di più domande, il Consiglio opera una valutazione comparativa delle stesse e dei titoli acclusi, avvalendosi a questo fine del lavoro preparatorio e delle motivate proposte di una Commissione nominata dallo stesso Consiglio e composta da tre membri individuati tra i docenti in servizio presso l’Ateneo appartenenti al settore concorsuale oggetto del bando, di cui due professori e un ricercatore di ruolo. Ai sensi del comma 8 dell’articolo 6 della legge 240/2010, è condizione per far parte della Commissione l’aver riportato la positiva valutazione di cui al medesimo articolo 6, comma 7, della legge n. 240/2010. La delibera di chiamata è assunta dal Consiglio del Dipartimento col voto favorevole della maggioranza degli aventi diritto a partecipare alla seduta, ed è approvata dal Consiglio di amministrazione con delibera adottata a maggioranza assoluta dei suoi componenti. Con voto espresso dalla maggioranza degli aventi diritto, il Consiglio del Dipartimento può decidere di non procedere alla chiamata, motivandone le ragioni rispetto alle proprie esigenze didattiche e scientifiche e ai profili del candidato o dei candidati. Nel caso in cui, effettuata la votazione, non si raggiunga il quorum richiesto per la chiamata, la domanda o le domande di trasferimento sono riproposte al Consiglio del Dipartimento entro trenta giorni in una successiva riunione. Se anche in questa occasione il quorum non viene raggiunto, la procedura si intende esaurita.
  5. Il trasferimento è disposto dal Rettore con proprio decreto, accertata la regolarità delle procedure seguite, e, salvo accordi con l’Università di provenienza, ha decorrenza dal 1° ottobre successivo ovvero nel corso dell’anno accademico e comunque non oltre il 1° marzo.

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Art. 42 - Docenti a contratto

  1. Per sopperire a particolari e motivate esigenze didattiche, l’Ateneo può, ai sensi dell’articolo 23 della legge 240/2010, come modificato dal decreto-legge 9 febbraio 2012, n. 5, convertito con modificazioni nella legge 4 aprile 2012, n. 35, stipulare contratti di diritto privato a tempo determinato ai fini del conferimento di incarichi didattici nei corsi di studio attivati presso l’Università a soggetti italiani e stranieri che siano in possesso di una specifica qualificazione. I contratti per attività di insegnamento previsti dal presente articolo, nelle tre tipologie contemplate dal richiamato articolo 23 della predetta legge 240, non danno luogo a diritti in ordine all’accesso ai ruoli universitari e sono attribuiti nel rispetto del Codice etico dell’Ateneo e della disposizione dettata dall’art. 18, comma 1 lettera b) - ultimo periodo - e lettera c), della medesima legge.
  2. Possono essere conferiti con contratto di insegnamento incarichi didattici che consistono nell’assunzione della responsabilità di interi insegnamenti, ovvero di loro parti o moduli, e incarichi didattici che consistono nell’assunzione di attività integrative e di supporto, secondo le determinazioni degli Organi che ne hanno la competenza ai sensi delle norme statutarie e regolamentari. Possono essere oggetto di contratti, comunque da stipularsi a seguito dell’espletamento di procedure di valutazione comparativa, anche incarichi diretti ad assicurare la copertura delle attività di orientamento, di tutorato e diretti ad assicurare lo svolgimento di compiti integrativi, sussidiari e complementari degli insegnamenti ufficiali (cicli di sostegno, seminari, esercitazioni ecc.) e delle attività propedeutiche e di recupero ai quali non si possa provvedere con personale docente di ruolo o a tempo determinato.
  3. Il Consiglio di amministrazione stanzia sul bilancio dell’Ateneo la quota di risorse destinabile annualmente alla retribuzione dei contratti per attività d’insegnamento a titolo oneroso e determina, in conformità alla normativa in vigore, il trattamento economico da riservare ai relativi titolari, tenuto conto della diversa tipologia dei contratti e del grado di impegno richiesto. Le risorse ricavate dal budget d’Ateneo possono essere incrementate da finanziamenti assicurati dai Dipartimenti referenti dei corsi di studio e da finanziamenti a ciò finalizzati provenienti da soggetti esterni.
  4. I criteri, le modalità e le procedure per la stipula dei contratti d’insegnamento sono disciplinati dall’apposito Regolamento interno adottato ai sensi dell’articolo 21 dello Statuto.

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Art. 43 - Assegni per lo svolgimento di attività di ricerca

  1. Nel rispetto della Carta europea dei ricercatori e del Codice Etico dell’Ateneo, ai sensi dell’articolo 22 della legge 240/2010 e secondo le vigenti disposizioni ministeriali, l’Università conferisce annualmente assegni per lo svolgimento di attività di ricerca nell’ambito dell’apposito stanziamento del bilancio universitario, eventualmente integrato da finanziamenti assicurati dai Dipartimenti a valere su fondi propri ovvero da enti esterni. L’Ateneo conferisce altresì assegni finanziati dalle strutture universitarie con fondi a carico di specifici programmi di ricerca o con altri fondi dichiarati ammissibili dal Consiglio di amministrazione, ovvero finanziati nel quadro di convenzioni e contratti di ricerca con enti esterni, che prevedano espressamente tale finalità. Gli assegni rientranti in quest’ultima fattispecie sono banditi ogniqualvolta le strutture lo richiedano e sia verificata la disponibilità della copertura economica della spesa.
  2. Le modalità per l’attivazione e il conferimento degli assegni di ricerca previsti al comma 1 sono disciplinate dall’apposito Regolamento interno adottato ai sensi dell’articolo 20 dello Statuto. Il Regolamento di cui sopra disciplina altresì lo status dei titolari degli assegni nel rispetto della richiamata normativa.

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Art. 44 - Collaboratori ed esperti di madre lingua straniera e lettori di scambio

  1. Per esigenze connesse all’apprendimento delle lingue straniere e di supporto alle attività didattiche, le competenti strutture dell'Ateneo possono avvalersi dell'apporto di collaboratori ed esperti linguistici di madre lingua straniera, in possesso di laurea o titolo straniero adeguato alle funzioni da svolgere e di idonea qualificazione e competenza, con contratto di lavoro subordinato di diritto privato, stipulato a seguito di selezione pubblica, ai sensi dell’articolo 4 del decreto legge 21 aprile 1995, n. 120, convertito con modificazioni nella legge 21 giugno 1995, n. 236. Le attività da conferire ai collaboratori ed esperti linguistici sono stabilite dalle strutture che vi fanno ricorso e sono svolte sotto la supervisione del docente responsabile dell’insegnamento e nel rispetto delle direttive metodologiche e didattiche dallo stesso impartite. Ciascun collaboratore ed esperto linguistico provvede ad annotare lo svolgimento delle attività di cui è annualmente titolare in un apposito registro. Spetta al docente responsabile provvedere alla vidimazione del registro e alla verifica dell’attività svolta. Ai collaboratori ed esperti linguistici è consentito l’esercizio di altre prestazioni lavorative che non rechino pregiudizio alle esigenze di servizio e non siano incompatibili con le attività istituzionali dell’Ateneo, previa comunicazione da effettuarsi con le modalità stabilite dai competenti uffici dell’Amministrazione. Il rapporto di lavoro dei collaboratori ed esperti linguistici di madre lingua straniera è disciplinato dalle norme della contrattazione collettiva.
  2. Ai sensi dell’articolo 26 della legge 240/2010, l’Ateneo può, in esecuzione di accordi culturali internazionali che prevedono l’utilizzo reciproco di lettori, conferire a studiosi stranieri in possesso di qualificata e comprovata professionalità incarichi annuali, rinnovabili, per lo svolgimento di attività finalizzate alla diffusione della lingua e della cultura del Paese di origine e alla cooperazione internazionale. Gli incarichi sono proposti dai Consigli dei Dipartimenti interessati e approvati dal Consiglio di amministrazione, previo parere del Senato accademico, e sono attribuiti in conformità alla vigente normativa in materia. Ai lettori di scambio spetta il trattamento economico a carico dei predetti accordi culturali internazionali, definito con il provvedimento ministeriale di cui al comma 2 del richiamato articolo 26 della legge 240/2010.
  3. I collaboratori ed esperti linguistici e i lettori di scambio fanno parte dei Consigli dei Dipartimenti ai quali sono assegnati con una rappresentanza determinata nella misura indicata al comma 9 dell’articolo 13 del presente Regolamento.

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Art. 45 - Attività didattiche integrative e compiti didattici extra-curriculari

  1. Per le attività di orientamento, di tutorato e dirette ad assicurare lo svolgimento di compiti integrativi, sussidiari e complementari degli insegnamenti ufficiali (cicli di sostegno, seminari, esercitazioni ecc.) e per le attività propedeutiche e di recupero alle quali non possa provvedere con proprio personale docente di ruolo e a tempo determinato, l'Ateneo, al fine di garantire un livello adeguato dei relativi servizi, può avvalersi, con il loro consenso e nel rispetto dei limiti di impegno eventualmente stabiliti dai rapporti in atto con l'Ateneo medesimo, delle prestazioni di titolari di assegni per lo svolgimento di attività di ricerca, di titolari di borse post-dottorato e di laureati impegnati in corsi post lauream, compresi i corsi di laurea magistrale biennali. Nel caso in cui si rendano indispensabili, per i medesimi fini, ulteriori apporti, l'Università può avvalersi della collaborazione di laureati di comprovata capacità e qualificazione, che abbiano, di preferenza, conseguito il dottorato di ricerca o siano in possesso di diplomi di specializzazione o siano insegnanti di scuola secondaria o abbiano comunque già avuto esperienze didattiche, disponendo in ogni caso di accertate competenze, adeguate ad assicurare sulla loro idoneità allo svolgimento dei compiti richiesti.
  2. I Consigli dei Dipartimenti deliberano sulle proposte di attivazione degli incarichi in questione avanzate dai Collegi didattici interessati, previo accertamento delle oggettive necessità, non altrimenti ovviabili, che le motivano, e sui criteri di selezione. Gli incarichi sono attribuiti dagli stessi Consigli dei Dipartimenti ovvero, quando lo stabiliscano i Regolamenti di Dipartimento, direttamente dai Collegi didattici, su proposta dei docenti responsabili delle attività per le quali si sono rese necessarie le collaborazioni, previa valutazione dei curricula dei candidati .
  3. Per i titolari di assegni per lo svolgimento di attività di ricerca e i laureati impegnati nei corsi post lauream, con o senza borsa di studio, l'impegno orario deve essere compatibile con l'attività di studio e di ricerca. Per gli assegnisti di ricerca l’impegno non può in alcun caso superare il limite di 60 ore per anno accademico, estensibile a 90 ove comporti anche la partecipazione in qualità di cultore della materia alle commissioni per gli esami di profitto. Tale limite è pari, nell’arco dell’anno accademico, a 150 ore per gli iscritti alla scuola di specializzazione per le Professioni legali, a 40 ore per i dottorandi di ricerca (relativamente all’attività didattica integrativa), a 400 ore per i laureati iscritti ai corsi di laurea magistrale biennali. Per i laureati esterni il limite è fissato in 100 ore per anno accademico.
  4. La misura del compenso orario è determinata dal Consiglio di amministrazione. Per la copertura dei costi, salvo che per le attività per le quali sia previsto un apposito stanziamento nel bilancio universitario ovvero finanziamenti a ciò finalizzati da norme di legge, si provvede con i fondi stanziati allo scopo dai Dipartimenti, nell'ambito delle risorse di loro pertinenza. Ai titolari di assegni di ricerca e di borse post-dottorato e ai laureati impegnati in corsi post lauream, il compenso orario viene liquidato ad attività conclusa, in un'unica soluzione "una tantum". Per gli esterni si provvede alla stipula di contratti di diritto privato secondo quanto previsto al precedente articolo 42. Le attività svolte sono annotate in un registro degli impegni che i collaboratori sono tenuti a compilare e a far pervenire, a conclusione delle loro prestazioni, previa verifica e approvazione da parte del docente responsabile, al Direttore del Dipartimento ovvero al Presidente del Collegio didattico di riferimento, che, dopo averlo vidimato, provvede a trasmetterlo ai competenti uffici per dare corso alla corresponsione del compenso.
  5. Attività integrative, attinenti all'insegnamento delle lingue, possono essere attribuite con le modalità di cui al presente articolo anche ai collaboratori ed esperti di madre lingua straniera, di cui al precedente articolo 44, che già prestano la loro opera presso l'Università, secondo le disposizioni e nei limiti stabiliti nel loro contratto di lavoro.

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Art. 46 - Accesso ai ruoli del personale tecnico e amministrativo e alla dirigenza

  1. Nel quadro della programmazione del fabbisogno di personale di cui al precedente articolo 34 e sulla base delle apposite risorse finanziarie stanziate dal Consiglio di amministrazione in sede di formulazione del bilancio di previsione, l’Ateneo individua annualmente i posti da ricoprire con contratti di lavoro subordinato a tempo indeterminato, perseguendo l’efficienza e l’efficacia delle strutture amministrative, tecniche e di servizio.
  2. L’Ateneo provvede alle assunzioni del personale tecnico e amministrativo attivando in via preventiva, ai sensi della vigente normativa, compresa quella di carattere contrattuale e sindacale, le procedure di mobilità interna ed esterna ai fini della ricollocazione del personale in disponibilità. Qualora, esperita la mobilità, i posti risultino non coperti, sono indette le procedure di selezione pubblica dall’esterno, con eventuale riserva, nei limiti previsti dalla normativa in vigore, per il personale tecnico-amministrativo in servizio presso l’Ateneo a tempo indeterminato e inquadrato nella categoria immediatamente inferiore a quella posta a bando, in possesso del titolo di studio richiesto per l’accesso dall’esterno. La selezione avviene per concorso pubblico per titoli ed esami o per soli esami, a seconda della categoria di cui al C.C.N.L. alla quale il posto da coprire dà accesso, ovvero mediante prova idoneativa per chiamata numerica degli iscritti nelle liste di collocamento tenute dagli uffici competenti, per le categorie per le quali è richiesto il solo requisito della scuola dell’obbligo.
  3. L’accesso alla qualifica di dirigente avviene a seguito di concorso pubblico per esami ovvero per mobilità attivata in conformità alle norme vigenti in materia.
  4. Le procedure di reclutamento, nel rispetto del Codice etico d’Ateneo, si conformano ai seguenti principi e criteri generali:
    1. modalità di svolgimento che garantiscano l’imparzialità ed assicurino economicità e celerità di espletamento;
    2. adozione di meccanismi oggettivi e trasparenti idonei a verificare il possesso dei requisiti attitudinali e professionali richiesti dalla posizione da ricoprire;
    3. utilizzo, ove necessario, di sistemi automatizzati, diretti a realizzare forme di preselezione;
    4. determinazione dei contenuti delle prove d’esame e dei titoli valutabili, ove previsti, in forme idonee a verificare le conoscenze, la professionalità, l’attitudine dei candidati in relazione alle mansioni previste dalla posizione da ricoprire;
    5. composizione delle Commissioni giudicatrici secondo criteri di trasparenza e imparzialità.
  5. Un apposito Regolamento, deliberato dal Consiglio di amministrazione in conformità alle norme in vigore, agli accordi contrattuali e ai criteri stabiliti nel presente articolo, disciplina nel dettaglio i requisiti di ammissione ai concorsi in relazione alle diverse categorie, le modalità di svolgimento delle eventuali forme di preselezione, le tipologie e i contenuti delle varie prove, i titoli valutabili nei concorsi per titoli ed esami, la composizione e le modalità di formazione delle commissioni esaminatrici, i requisiti di partecipazione, individuando e definendo ogni altro adempimento necessario al buon esito dei procedimenti in questione. Con separato Regolamento, deliberato dal Consiglio di amministrazione conformemente alle pertinenti norme in materia e ai criteri stabiliti nel presente articolo, è disciplinato l’accesso alla qualifica di dirigente.
  6. In carenza di personale dirigenziale di ruolo e per comprovate esigenze di servizio è possibile conferire incarichi di funzione dirigenziale, nel rispetto dei limiti stabiliti dalle disposizioni normative vigenti, a soggetti di particolare e comprovata competenza e qualificazione professionale, non rinvenibile nei ruoli dell’Amministrazione, non aventi la qualifica dirigenziale, ma in possesso dei requisiti e dei titoli per l’accesso alla dirigenza, anche esterni all’Ateneo, mediante la stipula di contratti individuali di lavoro subordinato a tempo determinato. La particolare qualificazione professionale deve essere dimostrata dall’espletamento di funzioni dirigenziali presso organismi ed enti pubblici o privati, ovvero da particolare specializzazione professionale, culturale e scientifica, desumibile da concrete esperienze di lavoro, dalle capacità e attitudini professionali dimostrate e dai risultati conseguiti nello svolgimento delle attività pregresse, dalla formazione universitaria e post- universitaria. Gli incarichi sono attribuiti a seguito di delibera del Consiglio di amministrazione, su proposta motivata del Direttore generale. Qualora appartengano ai ruoli dell’Ateneo, i destinatari degli incarichi sono collocati in aspettativa senza assegni con riconoscimento dell’anzianità di servizio per tutta la durata del contratto. Le modalità per il conferimento degli incarichi dirigenziali a tempo determinato sono contenute nel Regolamento recante la disciplina per l’accesso alle posizioni di livello dirigenziale.

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Art. 47 - Organizzazione amministrativa e tecnica

  1. L’Ateneo definisce la propria struttura amministrativa, tecnica e di servizio in armonia con le disposizioni dettate dal Titolo VI dello Statuto.
  2. L’Amministrazione opera in forma integrata a livello centrale e a livello decentrato ispirandosi, secondo le disposizioni di legge, a criteri di semplificazione, efficienza, efficacia ed economicità, tracciabilità e trasparenza, funzionalità, flessibilità e integrazione delle competenze funzionali, imparzialità, avvalorati da un valido sistema di monitoraggio, misurabilità e valutazione dei risultati gestionali, operativi e di servizio all’utenza.
  3. Gli incarichi relativi alle funzioni organizzative sono assegnati nel rispetto del principio delle pari opportunità e con lo scopo di realizzare la migliore utilizzazione e valorizzazione delle capacità e delle professionalità a disposizione.
  4. Adeguati piani sono formulati, anche su base pluriennale e programmata, ai fini della formazione, dell’aggiornamento professionale e della valorizzazione del personale, in conformità con il Piano e con il Modello di cui ai successivi commi 5 e 6, destinando a tale scopo specifiche risorse e associando, ove possibile, formazione e mobilità interna al fine di favorire l’arricchimento professionale e una più efficace organizzazione.
  5. Il Consiglio di amministrazione, su proposta formulata dal Direttore generale sentite le rappresentanze sindacali, previo parere favorevole del Rettore, approva il Piano organizzativo programmatico pluriennale previsto all’art. 57 dello Statuto, nel quale, in coerenza con il documento programmatorio e di sviluppo di cui all’articolo 25, comma 1 lettera a), dello Statuto medesimo, sono programmate le attività dell’Amministrazione e delle sue articolazioni organizzative, individuati gli obiettivi da perseguire, le risorse da impiegare e gli indicatori di risultato da sottoporre a valutazione e definite le modalità di raccordo funzionale tra le articolazioni organizzative stesse. Il Piano è sottoposto periodicamente a verifiche e aggiornamenti sia rispetto ai risultati conseguiti sia rispetto alle esigenze e alle prospettive, tenendo conto dei vincoli e dello sviluppo delle funzioni che derivano dalla normativa sulle materie oggetto degli interventi.
  6. La dotazione organica del personale tecnico e amministrativo dell’Ateneo è determinata attraverso il Modello di evoluzione dell’organico contemplato all’articolo 60 dello Statuto, costruito sulla base di criteri, indicatori e parametri chiari ed espliciti e funzionale alla individuazione dei fabbisogni delle varie strutture organizzative, alla luce delle loro motivate esigenze e tenendo conto delle tecnologie adottate e delle variazioni determinate dal Piano di cui al precedente comma 5. Il Modello è approvato e periodicamente rivisto e validato dal Consiglio di amministrazione, su proposta del Direttore generale, sentite le strutture interessate e le rappresentanze sindacali.

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Art. 48 - Copertura assicurativa

  1. L'Università attiva polizze assicurative a favore di propri dipendenti o di componenti interne ed esterne di propri organi istituzionali, a copertura dei rischi derivanti da responsabilità civile per danni a terzi o all'Ente stesso, salvo le ipotesi di dolo o colpa grave, per fatti connessi con l'esercizio di compiti d'ufficio e/o di cariche accademiche.

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