Pubblicato il: 10/05/2018
Coniglio

In tutto il mondo, la pioggia e l’erosione dilava i versanti e porta il suolo nei fiumi e poi nei laghi. Qui i suoli erosi si depositano, andando a formare sedimenti che si accumulano sul fondale nei secoli e nei millenni. Analizzare questi sedimenti e il DNA che vi è intrappolato permette di ricostruire gli ambienti passati e di riconoscere gli animali che li popolavano.

E’ proprio dall’esame del DNA antico presente nei sedimenti di un piccolo lago, in una delle più remote zone del pianeta, che un gruppo di scienziati italiani e francesi, guidati da Francesco Ficetola, professore di Zoologia al Dipartimento di Scienze politiche e ambientali dell’Università Statale di Milano, ha potuto ricostruire la stupefacente storia di un radicale mutamento ambientale prodotto, non già da qualche grande sconvolgimento climatico o geologico, ma semplicemente da una manciata di conigli, a riprova di come anche azioni estremamente limitate possano produrre cambiamenti anche irreversibili.

Il lavoro, pubblicato su Science Advances, è stato condotto a Kerguelen, a sud dell’Oceano Indiano: una delle isole più remote al mondo, mai stata abitata in modo permanente, che dista quasi 4000 km dalle coste africane e 2000 km dall’Antartico. Kerguelen poteva essere uno di quei casi di ambienti così remoti e disabitati, da sfidare l’impatto antropico con buone speranze di successo, conservandosi come un ecosistema intatto. Ma non è andata così.

Nel XIX secolo, i naviganti hanno introdotto conigli in diverse isole oceaniche perché potessero fungere da fonte di cibo in caso di naufragio. A Kerguelen, i ricercatori hanno scoperto che una manciata di conigli – 5 per la precisione - liberata intorno al 1850 ha finito per colonizzare tutta l’isola, cambiandone per sempre le caratteristiche ambientali.

Analizzando i sedimenti di un piccolo lago situato al centro di Kerguelen, a circa 100 km dall’area dove furono liberati i conigli, Francesco Ficetola e i suoi colleghi hanno rilevato che i sedimenti più antichi, fino al 1940, contengono il DNA di molte specie di piante, tutte tipiche dell’isola.

La maggior parte del DNA appartiene in particolare alla azorella, una pianta che forma ampi cuscini e fornisce sostentamento a complesse comunità di invertebrati. Ma ecco che intorno al 1945 nei sedimenti arriva il DNA di coniglio e l’ecosistema cambia.

L’azorella tende a scomparire, probabilmente divorata dai nuovi abitanti dell’isola, e viene sostituita da piante più resistenti e meno appetibili, alcune delle quali introdotte dall’Europa.

Il coniglio non causa solo il declino di alcune piante, ma modifica completamente il paesaggio perché scavando tane aumenta notevolmente il tasso di erosione, destabilizzando i versanti. L’abbondanza dei conigli perdura tuttora e le azioni tentate per diminuirne il numero per ora non sono state sufficienti a ristabilire le condizioni originali.

“Questo studio – commenta Francesco Ficetola - racconta chiaramente come anche azioni banali (introdurre qualche coniglio) possano determinare sconvolgimenti ambientali a lungo termine e di come l’uomo stia modificando rapidamente anche gli angoli più remoti del pianeta”.

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