Pubblicato il: 09/02/2018

I molti stati d'animo della schizofrenia - Foto tratta dal sito Pixabay

Durante il sonno, le anomalie rilevate con strumenti non invasivi, come l'elettroencefalogramma, nel cervello dei pazienti con schizofrenia sono simili a quelle rilevate nei loro famigliari di primo grado.

A dimostralo un gruppo di giovani ricercatori dei dipartimenti di Scienze della salute e di Scienze biomediche e cliniche 'Luigi Sacco' dell'Università Statale in uno studio pubblicato npj|Schizophrenia, rivista specializzata del gruppo editoriale Nature.

In Europa, circa 5 milioni di persone hanno una diagnosi di schizofrenia e, in ciascuno di questi casi, l’unico strumento a disposizione dei medici per fare la diagnosi è stato il giudizio clinico.

In questo caso, invece, il team di ricerca è riuscito a rilevare nel cervello di famigliari di primo grado di pazienti schizofrenici, l'attività elettrica definita sleep spindle e le onde lente tipiche del sonno non REM risultano alterate in modo significativo, anomalie nei famigliari che suggeriscono certa suscettibilità genetica al disturbo.

"L'ambito traguardo dell'individuazione di un marcatore della malattia permetterebbe la conferma neurobiologica della diagnosi clinica di schizofrenia" – commenta Armando D'Agostino, primo autore dello studio e ricercatore di psichiatria all'Università Statale.

Nei pazienti con diagnosi di schizofrenia, alcuni dei segnali prodotti dal cervello durante il sonno e implicati nei processi di memoria e attenzione sono deboli o assenti.

"Il nostro studio – conclude il dottor D'Agostino – dimostra che questi stessi segnali sono alterati anche nei famigliari di questi pazienti, rispetto a soggetti che non hanno familiarità per disturbo psichiatrico. Ciò significa che la disfunzione delle strutture cerebrali che li generano è sì geneticamente determinata, ma non è una causa sufficiente per lo sviluppo della malattia".

Questo risultato è un importante passo verso la validazione di un biomarcatore in sonno della schizofrenia e apre ad una maggior comprensione delle sue basi biologiche.

Lo studio  nato dalla collaborazione tra il gruppo di ricerca di Armando D'Agostino, della clinica psichiatrica del dipartimento di Scienze della salute, e di Simone Sarasso, dipartimento di Scienze Biomediche e cliniche 'Luigi Sacco' dell’Università degli Studi di Milano  è stato svolto presso il Centro di Medicina del sonno, diretto da Maria Paola Canevini dell'ASST Santi Paolo e Carlo, e ha coinvolto anche ricercatori italiani che lavorano nelle Università di Madison-Wisconsin e Pittsburgh negli Stati Uniti.

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