Pubblicato il: 06/07/2017

Culex Nil, la zanzara del West Nilus Virus - Foto libera da diritti

Plos One pubblica una ricerca - guidata dall'Università Statale di Milano - che ricostruisce la diffusione dell’epidemia del Virus del Nilo Occidentale variante 2, infezione trasmessa dalle zanzare che in Italia, paese europeo più colpito, si espande seguendo il corso del Po e dei sui affluenti.

 

Lo studio - coordinato da Gianguglielmo Zehender, docente di Igiene generale e applicata presso il Laboratorio di Malattie Infettive del Dipartimento di Scienze biomediche e cliniche 'L. Sacco' e partner del CRC EpiSoMi dell'Università Statale di Milano - rappresenta una delle prime applicazioni in Italia delle tecniche di analisi filogenetica avanzata sul West Nile Virus-2.

 

Uomini, cavalli e altri mammiferi possono essere accidentalmente infettati da zanzare che si sono precedentemente nutrite col sangue di uccelli infetti, che rappresentano il vero serbatoio del West Nile Virus-2.

 

L'infezione umana è asintomatica nell'80% dei casi, ma può causare febbre e (in circa un caso su 150) una meningo-encefalite frequentemente mortale, soprattutto nei pazienti anziani.

 

Comparso improvvisamente nel 1999 negli Stati Uniti, il Virus del Nilo Occidentale variante 2, che prende il nome dal distretto dell'Uganda dove è stato isolato per la prima volta nel 1937, ha prima causato un'epidemia nella città di New York per diventare, nel giro di pochi anni, endemico in tutto il continente americano, dal Canada al Venezuela.

 

In Europa, il West Nile Virus-2 era noto per essere stato isolato in animali e in casi umani sporadici fino dagli anni '60, causando nel 1996 un'epidemia in Romania, durante la quale erano stati segnalati i primi casi di malattia neuro-invasiva, di cui era risultato responsabile il lignaggio 1 del virus (WNV-1).

 

Nel 2004, per la prima volta fuori dall'Africa, una variante diversa dello stesso virus, denominata WNV-2, viene isolata in uccelli selvatici catturati in Ungheria: WNV-2 si diffonde rapidamente verso sud-est, nella penisola Balcanica e nel Mediterraneo Orientale, causando prima una grave epidemia nel Nord della Grecia nel 2010 per penetrare poi in Italia, che dal 2015 è il paese europeo col maggior numero di casi segnalati all'anno.

 

"Dopo il suo ingresso in Ungheria nel 2004 - osserva il professor Zehender - si ipotizza che WNV-2 abbia raggiunto il nostro Paese intorno al 2008, quattro anni prima del suo primo isolamento in ospiti umani. Il luogo di ingresso è stato stimato in un'area compresa tra l'Adriatico e la valle centrale del Po. Da qui, il virus si sarebbe diffuso lungo l'asse del maggior fiume Italiano: verso Est, raggiungendo il delta del Po e il Veneto, e verso Ovest, penetrando in Lombardia e in Piemonte. Nel 2016, l'epidemia sembra essersi diretta verso sud, lungo il corso dei principali affluenti del Po, frequente tappa di uccelli migratori, potenziali serbatoi dell'infezione, mentre per la nuova stagione estivo-autunnale, appena iniziata, non si sono ancora palesate segnalazioni dagli animali sentinella".

 

Lo studio è stato condotto in collaborazione con le Università di Padova e Pavia e gli Istituti Zooprofilattici di Lombardia, Emilia Romagna e Veneto, e ha visto la preziosa partecipazione di Carla Veo, dottoranda, e di Erika Ebranati, assegnista di ricerca impegnata nel progetto Nanomax, di cui il professor Zehender è responsabile per l'Università Statale.

 

 

 

Per informazioni
Università degli Studi di Milano
Dipartimento di Scienze biomediche e cliniche 'L. Sacco'
Prof. Gianguglielmo Zehender
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