Pubblicato il: 01/09/2017

Paolo Icaro nel prato del Cortile d'Onore con gli studenti - Foto di Valentino Albini, 2017

Ha per titolo Un prato in quattro tempi, l’opera site-specific che Paolo Icaro ha progettato per il grande prato del Cortile d’Onore di via Festa del Perdono, per la terza edizione di "La Statale Arte".

La performance è stata inaugurata ufficialmente dall’artista il 18 settembre, alle ore 18, in via Festa del Perdono 7, e si concluderà nella sua forma definitiva il 14 marzo 2018.

Nel titolo c’è già il senso di un lavoro che insiste sull’unità della materia, che l’artista modifica, facendole acquisire nuovi valori semantici, e sui quattro tempi dell’intervento trasformativo, che riprendono le fasi di un intero ciclo di coltivazione e crescita in natura: dissodamento, rastrellatura, semina, taglio.

In Un prato in quattro tempi si intrecciano il progetto artistico e l’agire imprevedibile degli elementi naturali, in un fare dove la scultura diventa lavoro paziente di accumulo molecolare, e la terra il materiale di realizzazione di uno spazio mentale rarefatto in un segno, una spirale quadra, come quella già proposta da Paolo Icaro in Etcoetera (Square Spirals) del 1978, una forma continua, di tradizione classica e mediterranea, che diventa misura di uno spazio concreto.

Paolo Icaro durante l'incontro con gli studenti che lo aiuteranno nella realizzazione dell'opera - Foto di Valentino Albini, 2017

L’opera sarà anche un atto corale, realizzato con il coinvolgimento attivo di un gruppo di studenti della Statale - essi stessi seme di germinazione futura - che l’artista ha già incontrato il 22 giugno scorso, per presentare sé stesso e la propria idea di scultura: un incontro iniziato nell’aula 113 e terminato nel prato protagonista dell’opera.

 

La scelta della terra come materiale della scultura, suolo che Icaro definisce "anima inerte della materia", era già stata oggetto di riflessione sia nel Campo San Marino del 1967 sia nelle Ruote di fieno del 1993, ma è in occasione di una mostra alla Jack Tilton Gallery di New York del 1985, Reflections (while watering my plant)mentre innaffio le mie piante, che l’artista definisce precisamente il senso di questa ricerca: “I see it happening at the marriage point between an interior spiritual structure and a natural structure”. Un lavoro, dunque, di memoria, di radici culturali e di misurazione del dato reale.

Icaro nel prato durante l'incontro con gli studenti - Foto di Valentino Albini, 2017

I quattro tempi del titolo - Allegretto, Vivace, Moderato e Largo, commisurati ai ritmi della natura - testimoniano sia la formazione musicale di Piero Icaro che le quattro fasi del suo processo creativo, già enunciate nel 1968 e ancora titolo della recente monografia curata da Lara Conte: il “faredisfarerifarevedere”.

Un prato in quattro tempi è dunque una visione, uno spazio mentale e fisico che viene osservato prima, per l’analisi, e dopo, per il giudizio critico, quando l’atmosfera, il suolo e la luce conosceranno il gesto umano.

Le riprese dell'incontro di Paolo Icaro con gli studenti - Foto di Valentino Albini, 2017

Tutte le fasi del work in progress saranno documentate da una serie di fotografie di Raimondo Santucci - oggetto, poi, del catalogo edito da Skira e di una mostra - e dalle riprese video a opera del CTU, il Centro per la Tecnologia e la didattica multimediale dell'Università Statale di Milano.

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