Pubblicato il: 05/02/2019
Dopo il 1° gennaio 2020 le pubblicazioni scientifiche sui risultati della ricerca finanziata con fondi pubblici fornite da consigli di ricerca e da enti di finanziamento nazionali ed europei, devono essere pubblicate in riviste e piattaforme OA conformi

Ha preso il via dal "principio guida" di Plan S – lanciato il 4 settembre 2018 da cOAlition S, l'iniziativa di Science Europe per il completamento della transizione all'Open Access dei prodotti della ricerca finanziata con risorse pubbliche – l'incontro del 29 gennaio presso l’Università Statale di Milano, primo di una serie di appuntamenti in tutta Italia con cui ricercatori, società scientifiche, istituzioni ed editori sono chiamati a confrontarsi su uno dei temi più discussi oggi nell'ambito dell'Open Science e su cui cOAlition S chiede di esprimersi con un proprio feedback inviato online sul sito di Science Europe entro l'8 febbraio.

Ad oggi sono 13 gli enti finanziatori della ricerca e tre le charity di 13 paesi europei che hanno aderito a Plan S, oltre alla Commissione Europea: per l'Italia, al momento ha aderito solo l'INFN - Istituto Nazionale di Fisica Nucleare, partner dell'incontro del 29 gennaio in Statale insieme ad AISA - Associazione Italiana per la Scienza Aperta.

Gli interventi dell'incontro – la cui registrazione è ora disponibile anche online sul Portale Video di Ateneo – hanno messo in luce la difficoltà sia delle istituzioni che delle comunità disciplinari a confrontarsi con regole molto stringenti come quelle previste da Plan S, pur riconoscendo la necessità di un cambiamento.

"Il piano rappresenta un elemento di discontinuità fortissimo all'interno dei processi attraverso i quali la ricerca scientifica viene validata, disseminata, valutata e finanziata – afferma Emilia Perassi, coordinatrice della Commissione Open Science dell'Università Statale di Milano e moderatrice dell’incontro. La sua implementazione passa necessariamente attraverso un cambio culturale radicale e, come tutti i cambiamenti, non potrà realizzarsi da un giorno all'altro, ma avrà bisogno di confrontarsi con i diversi contesti anche nazionali".

Dei 10 principi di cui si compone Plan S e della relativa Guida all'implementazione del piano, cinque sono stati e continuano a essere quelli più discussi non solo a livello di dibattito italiano ed europeo ma anche durante l'incontro del 29 gennaio:

  • l'importanza per gli autori di mantenere il copyright sui propri lavori utilizzando licenze di distribuzione aperte, preferibilmente la licenza Creative Commons Attribution (CC BY)
     
  • nel caso di APC (Article Processing Charges), la standardizzazione del prezzo che sia fissato in maniera coerente per tutta l'Europa
     
  • la richiesta alle istituzioni di ricerca e alle biblioteche da parte degli enti finanziatori di allineare le proprie politiche e strategie nell'ottica di una maggiore trasparenza
     
  • la non coerenza del modello ibrido con i principi espressi nel Plan S
     
  • la richiesta agli enti finanziatori di monitorare l'adesione e sanzionare la non adesione ai principi del piano.
     

Altro punto critico emerso durante l'incontro del 29 gennaio attiene al destino delle riviste delle varie società scientifiche, che utilizzano i propri introiti per finanziare borse di studio o iniziative di comunicazione e divulgazione scientifica e sulle quali sarebbe più opportuna una distinzione da altre tipologie di riviste a pagamento.

E mentre tra fisici e matematici si fa avanti il timore che l'applicazione delle regole di Plan S possa produrre un effetto paradosso, andando di fatto ad alimentare i guadagni degli editori con l'incremento dei costi delle APC, la comunità di studiosi delle scienze dure e biomediche lamentano l'eccessiva influenza di alcuni indicatori bibliometrici sui sistemi premiali, di reclutamento e di finanziamento della ricerca (non solo in Italia) e sottolineano la necessità di individuare indicatori di impatto affidabili, in un clima, come quello attuale, di assoluta mancanza di soluzioni alternative.

Timori e dubbi espressi anche da Michele Casi, membro della Consulta dei dottorandi dell'Università Statale, che ricorda come la chiusura di contratti come quello del consorzio italiano CARE (Gruppo di Coordinamento per l’Accesso alle Risorse Elettroniche), sottoscritto anche dall'Università Statale, e che prevede il pagamento degli abbonamenti e delle APC, si traduce di fatto in un double dipping, senza dimenticare le ricadute della difficoltà di implementazione di Plan S sulla propria carriera di giovani studiosi in condizioni di risorse e finanziamenti alla ricerca comunque insufficienti.

"L'incontro – conclude Maria Pia Abbracchio, prorettore vicario e prorettore con delega alle Strategie e Politiche della Ricerca dell'Università Statale – ha dunque messo in fila una serie di temi che possono servire da punto di partenza per la riflessione che si sta svolgendo nel nostro Ateneo, anche in relazione alla stesura del nuovo Piano Strategico, e per l'identificazione di parametri di impatto che permettano di determinare il reale contributo delle pubblicazioni scientifiche all'area di pertinenza. Oltre agli interventi "locali" a sostegno di un cambio di rotta, le nuove esigenze emerse dall'implementazione di Plan S devono coinvolgere anche la CRUI (Conferenza dei Rettori Italiani), il Ministero dell'Istruzione, Università e Ricerca, l'ANVUR (Agenzia Nazionale di Valutazione del Sistema Universitario e della Ricerca), senza dimenticare decisori politici e finanziatori. Il nostro Ateneo, unico membro italiano della LERU (League of European Research Universities) è in prima linea nella implementazione di tutte quelle azioni che possano (a livello locale e nazionale) facilitare e accompagnare il cambiamento culturale necessario per accogliere il Plan S".

Durante l’incontro è stata, infine, ricordata l'importanza della creazione di piattaforme editoriali universitarie come riviste.unimi.it, la piattaforma di e-publishing dell'Università Statale di Milano (fra le più grandi in Italia), costruita secondo gli standard internazionali per la pubblicazione di riviste Open Access Diamond, ma che necessita comunque di un maggiore sostegno da parte dell'Ateneo.

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