Pubblicato il: 26/06/2017

La rivista Nature pubblica uno studio di un team di ricercatori - fra cui Claudio Grillo, astrofisico dell'Università Statale di Milano - che annuncia la scoperta di MACS2129-1, una galassia a disco che ha già smesso di produrre nuove stelle, solo 3 miliardi di anni dopo la formazione dell'Universo.

A destra la nuova galassia MACS2129-1 - Foto tratta dal sito del Telescopio spaziale Hubble

Le galassie sono grandi sistemi composti da stelle e gas, in continua evoluzione, che si formano nei primi miliardi di anni dopo il Big Bang: si ritiene che la massima attività di formazione stellare risalga a quel periodo e prosegua per la maggior parte delle galassie a disco fino ai giorni nostri (come avviene nella nebulosa di Orione della Via Lattea).
 

Secondo lo studio, la galassia MACS2129-1 possiede una massa stellare e un raggio che sono rispettivamente circa il triplo e la metà di quelli della Via Lattea, con stelle che ruotano ordinatamente attorno al suo centro a una velocità di oltre 500 km/s, circa due volte più velocemente delle stelle della Via Lattea.
 

È la prima volta che una galassia con queste caratteristiche viene osservata a circa 10 miliardi di anni luce da noi.

 

Quali siano i processi fisici che hanno fermato così presto la formazione di nuove stelle e che trasformeranno la galassia MACS2129-1 in una simile alle cosiddette S0 (galassie a metà tra quelle a spirale ed ellittiche) o alle galassie ellittiche massicce conosciute nell'Universo vicino sono nuovi interrogativi ai quali la comunità astrofisica dovrà trovare chiare risposte.

 

La scoperta e lo studio di uno straordinario oggetto astrofisico come la galassia MACS2129-1 sono stati possibili grazie alle immagini a colori e ad alta risoluzione angolare del telescopio spaziale Hubble e alle osservazioni spettroscopiche raccolte da terra su un ampio intervallo di lunghezze d'onda dallo strumento X-Shooter del Very Large Telescope (ESO).

 

Lo studio, inoltre, pone importanti domande riguardo alla sorprendente struttura osservata, anche in relazione al problema generale del ruolo della materia oscura.

 

Senza l'ingrandimento prodotto da un ammasso di galassie allineato lungo la linea di vista e più vicino a noi, che agisce da vero e proprio "telescopio naturale", da lente gravitazionale, non sarebbe stato possibile ottenere informazioni precise sulla struttura interna di questa galassia.

 

Il successore di Hubble, il James Webb Space Telescope (di prossimo lancio) e successivamente lo European Extremely Large Telescope (da terra), permetteranno di capire quanto rare siano galassie come MACS2129-1 nell'Universo giovane e, in ultima analisi, di esplorare più a fondo i meccanismi responsabili della formazione ed evoluzione delle galassie.

 

 

 

Per informazioni
Università degli Studi di Milano
Dipartimento di Fisica
Dott. Claudio Grillo
claudio.grillo@unimi.it