Pubblicato il: 03/08/2017

Mappa dei valori medi di precipitazione annuale per l'Italia ottenute con il metodo Local Weighted Linear (LWLR)

Mentre in Italia impazza l'allarme siccità, uno studio di Università Statale di Milano e Istituto di Scienze dell'Atmosfera e del Clima del Consiglio Nazionale delle Ricerche (ISAC - CNR) - pubblicato su International Journal of Climatology - presenta un nuovo modello per definire la quantità di pioggia per ogni km² di territorio nazionale.

Lo studio - che vede come prima autrice Alice Crespi, giovane dottoranda dell'Università Statale e parte del team di ricerca di Maurizio Maugeri, climatologo del dipartimento di Scienze e Politiche ambientali e afferente al CNR - permette di capire come si distribuiscono le piogge in Italia, con rilevanti ricadute quindi sulle possibili politiche da adottare.

La disponibilità di un adeguato livello di risorse idriche è un aspetto di grande rilevanza e attualità, che coinvolge molti ambiti, compresi quello agricolo e energetico. È quindi fondamentale capire in modo dettagliato come si distribuiscono mediamente gli apporti pluviometrici sul territorio italiano.

"In passato questo problema era stato studiato in modo accurato dal Servizio Idrografico del Ministero dei Lavori Pubblici che aveva prodotto ottime cartografie pluviometriche - osserva Maurizio Maugeri. I risultati prodotti da questo ente, però, risalgono a oltre 50 anni fa e risentono dell'uso di metodologie piuttosto datate, oltre ad essere poco utilizzabili in quanto disponibili solo come mappe su carta".

 

mappa dei valori medi di precipitazione stagionale (a. inverno, b. primavera, c.estate, d.autunno) per il periodo 1961-1990 in Italia ottenute con il

E proprio dalla necessità di aggiornare queste seppur ottime cartografie pluviometriche nasce il programma di ricerca di Università Statale e CNR - di cui l'articolo pubblicato su International Journal of Climatology fa parte - per definire quanto piove mediamente su ogni punto del territorio italiano, dove il termine punto si riferisce a un celletta corrispondente a meno di 30 secondi d'arco sia in longitudine che in latitudine, ossia a un'area significativamente inferiore a un chilometro quadrato.

Lo studio, riferito al trentennio 1961-1990 - oltre a presentare la distribuzione annuale e stagionale della piovosità sul territorio italiano, fornisce anche un rilevante contributo metodologico in quanto analizza le potenzialità e i limiti degli strumenti modellistici necessari per stimare la piovosità di un numero così elevato di punti (circa 500.000), a partire da un numero di stazioni di osservazione molto minore (circa 5.000).

 

 

Per informazioni
Università degli Studi di Milano
Dipartimento di Scienze e Politiche ambientali
Prof. Maurizio Maugeri
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