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Archivi e riviste online: l’Open Access in Statale


L’Open Access (OA) - l’accesso aperto ai dati e ai risultati della ricerca scientifica finanziata con fondi pubblici - è un modello che sempre più istituzioni considerano come alternativo o parallelo a quello dell’attuale mercato editoriale.

Il discorso riguarda in particolare gli archivi digitali interoperabili e i periodici OA che consentono la completa fruibilità di materiali e articoli pubblicati, a costo zero.

L’Open Access garantisce maggiore visibilità dei materiali resi disponibili e maggiore tracciabilità sia da parte dei motori di ricerca generici che da quelli specialistici, oltre naturalmente a quelli dedicati in particolare all’OA.

Per esempio l’AIR, – il nostro Archivio Istituzionale della Ricerca costruito su una piattaforma Open Access – aumenta la diffusione e la citabilità dei lavori che i nostri ricercatori inseriscono.
Questi benefici sarebbero ancora maggiori se crescesse la percentuale di coloro che allegano alla registrazione bibliografica, la pubblicazione full-text dei lavori (al momento limitata all’1,8% delle voci inserite).

Sul versante editoriale, Open Access significa pubblicare letteratura scientifica in formato digitale a costi contenuti, assicurando comunque il fondamentale processo di valutazione dei lavori da parte degli specialisti (peer review)
 
Di pubblicazioni online, in Ateneo, ne esistono già da tempo. Utilizzano i nostri server (users.unimi) e si configurano per lo più come siti web editi in forma di rivista, con risultati diversi in termini di visibilità e tracciabilità.

Stanno però nascendo riviste elettroniche che rispettano pienamente i criteri dell’Open Access. Al momento sono tre: Altre Modernità, Doctor Virtualis e LANX  ed è in via di pubblicazione la quarta, Enthymema.

Fanno parte del progetto Riviste Unimi e si avvalgono della piattaforma OJS (Open Journal System), che unisce alla facilità di gestione la possibilità di decidere l’aspetto grafico del prodotto finale.

Il vantaggio della pubblicazione Open Access è dimostrato dal caso di Doctor Virtualis, la nostra rivista di filosofia medievale, che nel passaggio dalla piattaforma “users” a quella OJS, ha visto una sorprendente crescita di download, da qualche centinaio al mese a quasi 5000.

Docenti e ricercatori del nostro Ateneo che intendano pubblicare una rivista elettronica in Open Access possono quindi contare su questa piattaforma, voluta dalla Facoltà di Lettere, e partecipare dei notevoli vantaggi descritti nel  progetto ed evidenziati dal preside Elio Franzini  nell’intervista rilasciata al CTU in occasione della Open Access Week.

Riviste Unimi rientra nel progetto AePIC del Cilea   – che insieme a Caspur,  ha dato vita anche a Pleiadi:  un portale di accesso alla letteratura scientifica presente negli archivi istituzionali italiani.

L’esperienza delle prime riviste autoprodotte in Statale  è più che positiva a sentire le parole dei protagonisti:
•  Alfio Ferrara  e  Chiara Selogna, per la rivista di filosofia medievale;
•  Elio Manunta   per la pubblicazione di archeologia;
•  Emilia Perassi  e  Nicoletta Vallorani  per il periodico edito da Mediazione culturale
;Stefano Ballerio  per  Enthymema, rivista di critica letteraria di prossima pubblicazione.

Di Open Access si parla sin dal 2002, dopo le prospettive illustrate dalla Budapest OA Initiative  a cui sono seguite nel tempo la Berlin Declaration (2003) e la Dichiarazione di Messina (2004) a cui si rifanno le recenti linee guida della CRUI. 

Chi vuole farsi un’idea della portata del fenomeno può consultare gli elenchi dei principali archivi istituzionali europei  o delle riviste ad accesso aperto nel mondo 

E il diritto d’autore?
Resta uno dei temi centrali del dibattito. Se ne parla appunto nell’incontro in Ateneo: “La disseminazione dei prodotti della ricerca fra diritto e valutazione” il 19 ottobre, giorno d’inizio dell’ Open Access Week 2009. 


Per informazioni:
paola.galimberti@unimi.it



Inserita il 09-10-2009