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Ad Apice il fondo Carpi-Arpesani


Il Centro Apice acquisisce in comodato i materiali del fondo Aldo Carpi e Maria Arpesani.

Allievo di Cesare Tallone a Brera e già espositore alla Biennale di Venezia nel 1914, Aldo Carpi (Milano 1886-1973) è stato una figura di grande rilievo – benché ancora relativamente poco studiata – nella storia dell’arte italiana del XX secolo.

L’archivio giunto ad Apice raccoglie: la corrispondenza privata di Carpi, quaderni con disegni originali,  una preziosa collezione delle fotografie delle sue opere e un nutrito numero di cataloghi e di ritagli di giornali e riviste, conservati dalla moglie Maria Arpesani, dalla figlia Giovanna, e dal pronipote Francesco Vio.

Il materiale consente di ricostruire la rete dei suoi rapporti sia con gli artisti italiani che gravitavano attorno all’Accademia di Brera, che con altri protagonisti della scena artistica italiana degli anni tra le due guerre (tra questi: lo scultore Libero Andreotti, il pittore e scrittore d’arte Carlo Carrà, il critico Ugo Ojetti).

Nel 1930 Carpi diventa titolare della cattedra di pittura a Brera ed è lì che forma generazioni di artisti, tra cui Sassu, Cassinari, Morlotti e Dova.

A quegli anni risalgono anche le prime importanti commissioni pubbliche - come le vetrate per la Chiesa di San Simpliciano (1927), la via crucis per la Chiesa di Santa Maria del Suffragio (1930-32) e le vetrate per il Duomo (1934) - e il riconoscimento della medaglia d’oro all’Esposizione universale di Parigi (1937).

La grande antologica del 1941 alla Permanente di Milano è l’ultima sua importante esposizione.
Subito dopo viene deportato nel campo di Gusen a Mauthausen, a causa delle sue decise posizioni  antifasciste. Da quella tragica esperienza nascono i testi e i disegni confluiti poi nel Diario di Gusen, pubblicato nel 1971.

Tornato a Milano dopo la Liberazione, viene eletto direttore dell’Accademia di Brera per acclamazione ed è sotto la sua guida che nel 1945 gli studenti riprendono le lezioni nelle aule ancora semi-diroccate dai bombardamenti.

Carpi continua a insegnare fino al 1958 e nelle opere del dopoguerra riprende i suoi temi più tipici –  paesaggi, ritratti, ‘maschere’, ‘carabinieri’ – che svilupperà poi nei soggetti sacri dell’ultima produzione.


 



Inserita il 05-02-2010