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Il ''pulsante morale'' delle donne


Chissà come avrebbe reagito Immanuel Kant di fronte alla scoperta di una legge morale appannaggio del solo gentil sesso. Eppure l’idea molto diffusa di donne più sensibili ed emotive ora ha anche una origine biologica.

A dimostrarlo lo studio - pubblicato su PloS One[apre una nuova finestra] lo scorso 25 gennaio - condotto dai ricercatori dell’Università di Milano e del Centro clinico per le neuronanotecnologie e la neurostimolazione della Fondazione IRCCS Cà Granda Ospedale Policlinico – guidati dal professor Alberto Priori con la collaborazione della professoressa Gabriella Pravettoni – dell’IRCCS San Raffaele di Milano e dell’Università di Padova.

La ricerca ha coinvolto 38 maschi e 40 femmine, studenti e studentesse dell’Università di Milano con un’età media di 24 anni, ai quali è stato chiesto di esprimersi su dilemmi morali prima e durante la somministrazione, sulla fronte, di una debolissima corrente (una metodica scoperta in Italia conosciuta come stimolazione transcranica a correnti dirette) assolutamente indolore.

“È stato chiesto ad esempio - racconta Manuela Fumagalli dell’Università degli Studi di Milano – di immaginare di essere un medico e di avere di fronte tre pazienti che hanno bisogno di un trapianto d’organo. Si potrebbero salvare tutti e tre a patto di uccidere una persona sana e prelevarle gli organi”.

Le risposte sono state differenti a seconda del genere. “Gli uomini – spiega Fumagalli – hanno risposto in maniera più razionale, scegliendo di sacrificare una persona per salvarne tre anche dopo la somministrazione della corrente, mentre le donne – all’inizio più emotive e sensibili - hanno risposto in maniera cinica e razionale dopo il passaggio della corrente”.

Ciò che distingue l’uomo dalla donna è questa sorta di “pulsante morale”, che se attivato può modificare le scelte femminili, interferendo sulle capacità di giudizio morale.

Lo studio dimostra dunque una maggiore plasticità del cervello femminile, una duttilità e flessibilità che la donna usa per affrontare i diversi ruoli e gli innumerevoli cambiamenti vissuti nel corso della propria vita.

“Questo studio – aggiunge il professor Alberto Priori – conferma la differenza di comportamento morale tra uomini e donne, una diversità che affonda le sue radici nella biologia e nella neuroanatomia, e che è indipendente da fattori culturali, quali la religione e l’educazione”.

“I risultati – conclude Priori – suggerirebbero che mentre la morale maschile non è modificabile, quella femminile lo è, probabilmente per l’esistenza di aree cerebrali che hanno la funzione di ‘interruttore’ su questo tipo di comportamento”.

Tra le applicazioni concrete quindi la possibilità di riabilitare particolari disturbi del comportamento come la dipendenza dalla droga o dall’alcol, mentre tra le applicazioni futuribili anche quella di correggere sociopatie che potrebbero sfociare in comportamenti criminali.

 

Per informazioni
Università degli Studi di Milano
Dipartimento di Scienze neurologiche
Alberto Priori
Tel. 02 503 2043
E-mail: alberto.priori@unimi.it

Manuela Fumagalli
Tel. 02 5503 3621
E-mail: manuela.fumagalli@policlinico.mi.it



Inserita il 05-02-2010