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Distrofia dei cingoli: individuato collegamento con difetto nella generazione dei mitocondri20-12-2016

ricercatrice in laboratorioIn un lavoro appena pubblicato su Cell Reports il gruppo di ricercatori coordinati da Emilio Clementi e Clara De Palma, del dipartimento di Scienze biomediche e cliniche "L. Sacco" dell’Università degli Studi di Milano e dell’ASST Fatebenefratelli-Sacco, in collaborazione con l’IRCCS Eugenio Medea e IRCCS Santa Lucia (Roma), ha identificato un collegamento tra la distrofia muscolare dei cingoli, nota come Limb Girdle Muscular Dystrophy (LGMD-2D), e un difetto nel processo di generazione dei mitocondri, associato ad un loro ridotto numero e ad una diminuita capacità ossidativa (energetica) del muscolo.

Basandosi su questa osservazione, i ricercatori hanno sperimentato a livello preclinico due diversi approcci farmacologici che, mediante l’azione sulla attività di un enzima (tricostatina A) e di una proteina (PGC1a, ossido nitrico), intervengono proprio sulla modulazione dell’omeostasi mitocondriale.

Entrambi gli approcci determinano un simile miglioramento funzionale del muscolo scheletrico pur agendo con meccanismi diversi.

La tricostatina A cambia l’assemblaggio della cromatina a livello del promotore di PGC1a incrementandone i livelli di espressione e ripristinando il processo di biogenesi mitocondriale; ciò comporta un aumento del numero di mitocondri e delle fibre ossidative all’interno del muscolo.

Diversamente, l’ossido nitrico riduce il livello di acetilazione di PGC1a senza cambiarne i livelli di espressione; ciò aumenta l’ossidazione degli acidi grassi e migliora significativamente la capacità ossidativa del muscolo.

I dati dimostrano l’importanza dell’omeostasi mitocondriale nella distrofia muscolare e come la sua modulazione possa rappresentare un’interessante opzione terapeutica in grado di agire direttamente sul muscolo distrofico: un risultato appare di particolare interesse nella distrofia muscolare dei cingoli, come supporto o alternativa alla terapia classica a base di corticosteroidi.

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Per informazioni
Università degli Studi di Milano
Dipartimento di Scienze Biomediche e Cliniche "L.Sacco"
Prof. Emilio Clementi
emilio.clementi@unimi.it