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L'utilizzo di Internet produce cambiamenti nei sistemi fisiologici06-06-2017

Uno studio delle Università di Swansea in Galles (UK) e Statale di Milano - pubblicata su Plos One - dimostra per la prima volta come l'esposizione a Internet produca cambiamenti fisiologici come aumento della frequenza cardiaca e della pressione sanguigna, oltre a sentimenti di ansia.

Ragazza nelle Rete di InternetLa rivista Plos One pubblica uno studio delle Università di Swansea in Galles (UK) e Statale di Milano che dimostra per la prima volta come l'esposizione a Internet produca cambiamenti fisiologici come aumento della frequenza cardiaca e della pressione sanguigna, oltre a sentimenti di ansia.

Lo studio ha coinvolto 144 partecipanti - di età compresa tra i 18 ai 33 anni - ai quali sono state misurate frequenza cardiaca e pressione sanguigna prima e dopo una breve sessione di Internet, così come l'ansia percepita e la dipendenza dall'uso della Rete.

E così in coloro che utilizzavano Internet in maniera problematica - oltre il 40% del campione - è stato registrato un aumento medio del 3-4% della frequenza cardiaca e della pressione sanguigna, fenomeno accompagnato inoltre da un aumento delle sensazioni di ansia. Viceversa, non ci sono stati cambiamenti per i partecipanti che non hanno segnalato problemi di utilizzo di Internet.

Lo studio ha anche suggerito che questi cambiamenti fisiologici e l'ansia portano a uno stato di "astinenza" come in molte sostanze, come alcool, cannabis ed eroina, una condizione che potrebbe essere responsabile della necessità per alcune persone di riconnettersi a Internet per ridurre queste sgradevoli sensazioni.

"Se l'uso problematico di Internet - commenta Roberto Truzoli, ricercatore di Psicologia clinica all'Università Statale di Milano, tra gli autori dello studio - risulti essere una dipendenza che implica effetti di astinenza fisiologici e psicologici o se sia più da riferirsi a compulsioni è un argomento da approfondire, ma questi risultati sembrano indicare che, per alcune persone, è molto probabile che ci si trovi di fronte a una dipendenza".

 

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Per informazioni
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roberto.truzoli@unimi.it 

 

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