Sistema museale di Ateneo

Dall’area scientifico-tecnologica e medica, ai vari ambiti dell’area umanistica, i percorsi museali dell'Università degli Studi di Milano mostrano l'evoluzione di un sapere coniugato al plurale, aperto agli interessi culturali più diversi, di studiosi e appassionati. 

Eredità degli antichi istituti che hanno dato origine all’ateneo ed espressione del percorso di conoscenza maturato in oltre 90 anni di vita universitaria e cittadina, le collezioni dell'Ateneo hanno uno speciale valore storico e documentario.

L'Università degli Studi di Milano ha pubblicato nel tempo una collana di volumi, caratterizzati da una veste grafica particolarmente raffinata, che illustrano profili della storia e del patrimonio artistico e scientifico dell'Ateneo.

Collezioni e raccolte museali

Il Laboratorio di Antropologia e Odontologia Forense, Labanof, riscostruisce e analizza resti scheletrici, usando gli strumenti dell’antropologia, della medicina legale, della patologia, dell'archeologia e delle scienze naturali e biologiche.

I resti umani, non reclamati, su cui lavora sono sia storici che recenti e provengono da scavi archeologici, da cimiteri o da contesti legati a crimini.

Si tratta di un lavoro importante - sia scientifico che didattico - su materiali che, nel rispetto della loro umanità, diventano fonti di informazione e strumenti per la difesa dei diritti umani, la corretta applicazione della giustizia e la riscoperta della nostra storia.

Il Laboratorio custodisce la più grande raccolta al mondo di resti scheletrici moderni identificati: la Collezione Antropologica Labanof, CAL, che conta più di 2000 scheletri moderni e oltre 300 antichi.

Custodita ​​​​presso la Sezione di Medicina legale del Dipartimento di Scienze biomediche per la salute dell’Università degli Studi di Milano, la CAL è stata riconosciuta per la sua unicità come Raccolta Museale dalla Regione Lombardia.

 

Nata nel 1934 grazie ad Achille Vogliano e agli scavi tra le rovine di Tebtynis e a Medînet Mâdi, in Egitto, la Collezione ha ripreso a svilupparsi alla metà degli Anni Sessanta, con la riapertura del cantiere di Medînet Mâdi

Nel 1992 ha acquisito il prezioso rotolo del III sec. a.C. che ha fatto riscoprire Posidippo di Pella, uno dei poeti più significativi della prima età ellenistica.

La collezione è una delle poche al mondo a disporre di tutte le edizioni finora stampate di papiri e ostraka greci e latini.

Comprende quasi 1400 papiri in greco, un centinaio in ieratico e demotico, alcune decine in copto e una cinquantina in arabo, databili fra il III sec. a.C. e l’XI sec. d.C., oltre a 200 ostraka (greci, demotici e copti), una ventina di tavolette lignee e cerate, un mannello di carte arabe e un rarissimo osso scritto. 

Costituita per conservare i reperti che l’esploratore e geologo Ardito Desio riportava dalle sue spedizioni extraeuropee a partire dagli anni Cinquanta, la raccolta si è  continuamente ampliata grazie ai reperti provenienti da attività di ricerca scientifica in Italia e all'estero e rappresenta oggi un riferimento importante per gli specialisti. 

Le collezioni più significative sono rappresentate dalle migliaia di campioni micropaleontologici, dagli ammonoidi del Triassico e del Giurassico, dai Brachiopodi del Permiano dell’Asia, dai molluschi plio-pleistocenici italiani.

"Pomona artificiale" è il nome che Francesco Garnier-Valletti, uno degli ultimi ceroplasti che nel secolo scorso si cimentarono nella riproduzione a scopo scientifico e documentario di modelli di fiori e frutti, aveva dato alla sua opera: migliaia di modelli perfettamente simili agli originali non solo nella forma e nel colore, ma anche nel peso.

Il "segreto" di Garnier, stava nell'aver ideato un materiale che, ammorbidito a caldo, poteva essere lavorato, lisciato, plasmato e saldato ma che, una volta raffreddato, acquistava la consistenza e la resistenza del gesso senza averne la fragilità e il peso.

La collezione Garnier Valletti è conservata presso il Dipartimento di Scienze agrarie e ambientali e consiste in  1600 modelli di varietà di frutti e uve riprodotte.

Alla raccolta è dedicato un bellissimo catalogo corredato dalle annotazioni, dai disegni (oltre 12.000) e dagli appunti dello stesso Garnier Valletti - conservati all'Accademia di Agricoltura di Torino - che documentano nomi, qualità, stagione di produzione e proprietà organolettiche dei frutti riprodotti.

Per informazioni

Dipartimento di Produzione vegetale
Via Celoria, 2 – 20133 Milano

La documentazione della Clinica del Lavoro “Luigi Devoto”

Prevalentemente bibliografica, la collezione testimonia l’avvio di istituzioni di ricerca e cura che ancora oggi operano sul territorio.

Biblioteca del Dipartimento di Medicina del Lavoro
Via S.Barnaba, 8 – 20122 Milano
Tel. 02 50320106
Fax.  02 50320106
bmedlav@unimi.it

Strumentazioni e materiali medici

La collezione comprende materiali e strumenti d’interesse prevalentemente ostetrico che risalgono alla fine del Settecento e agli inizi dell'Ottocento.

 

Raccolta di ceroplastiche
Conservata nella Clinica Dermatologica del Dipartimento di Scienze della salute, documenta lo sviluppo di una tradizione di rappresentazione di patologie a scopo didattico, di origine tardo-settecentesca.

Clinica Dermatologica
Via della Pace, 9 – 20122 Milano
Tel. 02 50320776
Fax. 02 50320779
monica.guerrieri@unimi.it

Il Fondo Alfieri, confluito nel Centro APICE, è stato acquisito dall'Università Statale nel 1953.

Il fondo comprende circa 5600 volumi, un migliaio di opuscoli e altrettanti numeri di periodici del medico e bibliofilo Emilio Alfieri (Milano 1874-1949), che nel 1927 fu alla direzione della Clinica ostetrico-ginecologica di Milano come successore di Luigi Mangiagalli, fondatore e primo rettore dell’Università degli Studi.

Il Museo Anatomico di Scienze veterinarie  - conserva oltre 1.500 preparati di speciale pregio, relativi a mammiferi e uccelli domestici.

Di particolare interesse sono le statue miologiche e i preparati mummificati.

Notevole è anche la collezione di ferri e strumenti chirurgici storici e i reperti e preparati istologici collezionati a partire dalla metà dell'Ottocento.

Comprendono i fondi di cinque grandi egittologi del XIX e XX secolo:

  • Auguste Mariette, del quale sono conservate 135 lettere del 1850-51 con copie di testi geroglifici e relativi commenti

  • Heinrich Brugsch

  • Victor Loret, tra i cui manoscritti spiccano quelli relativi agli scavi di Saqqara, al Museo di Boulaq, oltre che a note, disegni, piante e acquerelli sulla Valle dei Re e il giornale di scavo delle tombe di Thutmosi III e Amenhotep II

  • Alexandre Varille, nella cui biblioteca ai volumi di particolare pregio - come quelli cinquecenteschi di Mercati o settecenteschi di Norden - si aggiungono i ricchissimi archivi contenenti oltre 40.000 fotografie, antiche e moderne, di siti egiziani 

  • Elmar Edel, nel cui fondo si trovano centinaia di fogli di appunti, soprattutto filologici, oltre a disegni, fotografie, fac-simili di iscrizioni e circa 300 lettere.

A questi si è aggiunta nel 2007 la donazione dell’egittologo americano William Kelly Simpson di cui attualmente è disponibile l’epistolario.

Sui materiali degli archivi, e in particolare sui giornali di scavo di Victor Loret, l’Università di Milano ha pubblicato nel 2004 un volume ricco di fotografie dal titolo: La valle dei re riscoperta. I giornali di scavo di Victor Loret (1898-1899) e altri inediti.

Dipartimento di studi letterari, filologici e linguistici
Via Festa del Perdono, 7 – 20122 Milano
Tel/Fax 02 50312315
laura.marucchi@unimi.it
christian.orsenigo@unimi.it
patrizia.piacentini@unimi.it

Nato nel 2004, il Museo comprende materiali provenienti da collezioni che risalgono fino agli anni 40 del secolo scorso, grazie a Emanuele Grill - l’allora direttore dell’Istituto di Mineralogia.

Fu Grill infatti ad acquistare, nel 1937,  la collezione di minerali e rocce appartenente agli eredi di Eugenio Bazzi, nota in tutto il mondo scientifico, che costituisce ancora il nucleo più importante del Museo.

Le collezioni si ampliano negli anni 60, con l’allestimento di una raccolta regionale alpina e una di pietre dure sintetiche e naturali - sia grezze che tagliate - oltre all’incremento di campioni di rocce, rappresentativi dei principali litotipi presenti in Italia e in altre aree del mondo.

Risalgono ai primi anni 60 anche l’acquisizione di una collezione di campioni di pietre ornamentali usate per l’edilizia, e l’allestimento di una vasta collezione di campioni di interesse giacimentologico provenienti da tutto il mondo.

Le collezioni 

  • mineralogia
    circa 10.000 campioni di minerali (1.400 esposti)

  • gemmologia
    circa 300 campioni di gemme naturali e sintetiche (250 esposti)

  • petrografia
    circa 30.000 campioni di rocce (1.000 esposti)

  • giacimentologia
    circa 3.000 campioni di interesse giacimentologico (900 esposti).

Le vetrine espongono materiali didattico-museali come le strutture atomiche di minerali e modelli di poliedri cristallini, strumenti scientifici di interesse storico, un pregevole patrimonio librario di antiquariato, carte geologiche e tavole didattiche d’epoca.

Per l’importanza del patrimonio scientifico-culturale conservato, le collezioni sono state riconosciute come Raccolta Museale dalla Regione Lombardia.

Nato nel 1994, il Museo didattico di Zoologia ha una collezione  storica di:

  • circa 200 tavole parietali ad argomento zoologico
  • un centinaio di scatole entomologiche dei primi del Novecento
  • libri didattici e modelli anatomici

il Museo conserva anche strumenti fotografici e ottici, tra cui il Microscopio elettronico a trasmissione Siemens Elmiskop 101.

Collezione dei materiali storici ereditati dalla Regia Scuola Superiore di Agricoltura che, a fine Ottocento, inizia ad affrontare studi organici di entomologia di base e applicata e a impartire i primi corsi di insegnamento di apicoltura, di entomologia e di bachicoltura, materia di grande interesse, all’epoca, data la forte presenza regionale della produzione di seta naturale.

Tra le raccolte conservate - oltre a volumi, trattati e monografie del Settecento e dell’Ottocento - spiccano le tavole parietali, i modelli in cartapesta di bachi da seta, le scatole entomologiche e collezioni di altri insetti, come quella coleotterologica Tirelli a quella afidologica Del Guercio.

Orti Botanici della Statale

Orto Botanico di Brera

Cenni storici

L’Orto Botanico di Brera è una romantica oasi di verde stretta tra gli edifici del centro di Milano, adiacente alla facciata Sud del Palazzo di Brera.

Ha una lunga storia: fin dal XIV secolo era luogo di meditazione e di coltivazione per i padri Umiliati e poi, dal XVI secolo, per i Gesuiti. Nel 1774-1775 fu istituito come Orto Botanico di Brera, nel contesto dell’azione di rinnovo e fondazione di enti pubblici di formazione e ricerca voluto dall'imperatrice Maria Teresa d'Austria, che fece di Palazzo Brera un vivace centro culturale della Milano del secondo Settecento, riferimento per l'arte, le lettere e le scienze.

Fu a lungo sede di alta formazione in farmacia e medicina, in particolare centrata sulla coltivazione di specie medicinali, ed è tutt’ora sede di formazione universitaria e di molte attività educative per le scolaresche di ogni ordine e grado.

Ancora oggi l’Orto mostra lo storico impianto voluto dal fondatore e primo Direttore Fulgenzio Vitman. Tre settori sono separati da due vasche ellittiche; i primi due sono occupati da una fitta successione di aiuole che accolgono le collezioni di specie medicinali, tintorie, alimentari e per altri usi, di microclimi specifici, …. Il terzo settore è l’arboreto, dove svettano i due maestosi Ginkgo biloba. Tra le aiuole dell’Orto i medici e farmacisti allievi di Vitman, ricevevano quell’addestramento sperimentale fatto di osservazione, studio e riconoscimento delle piante, che insieme alla formazione teorica incarnava le istanze della cultura illuministica.

In epoca napoleonica, con la crescente introduzione di specie ornamentali ed esotiche, l’Orto si è caratterizzato più per gli aspetti decorativi, per tornare successivamente alle sue originarie finalità educative.

Da allora l’Orto ha subito alterne vicissitudini fino al 1935, quando fu annesso all’Istituto Superiore di Agricoltura che, sotto il Ministero della Pubblica Istruzione, lo ha reso competenza dell’Università degli Studi di Milano che tutt’ora lo gestisce.

Sul finire degli anni ’90, un importante restauro conservativo ha consentito di ripristinare l’antico disegno settecentesco che insisteva sui primi due settori dell’Orto. Nel 2018, la riqualificazione dell’arboreto ha completato l’azione di restauro dello storico giardino.

L’Orto Botanico di Brera è riconosciuto come Museo da Regione Lombardia.

Le collezioni

Oggi l’Orto rivela al visitatore il suo carattere di giardino storico. Diverse aiuole ospitano numerose specie medicinali di varie famiglie; altre sono dedicate a tematiche di interesse o uso preminente (piante alimentari, tessili e da carta, tintorie) o ad ambienti particolari (piante mediterranee, di ambiente arido o umido, …), la cui collocazione si deve al rispetto del microclima delle diverse aree del giardino.

Il criterio più generale di ordinamento è di tipo sistematico, ovvero le piante sono raccolte in base alla famiglia o all’ordine di appartenenza, privilegiando le famiglie tra le più ricche di specie della nostra flora (Asteraceae, Apiaceae, Lamiaceae, …).

Non mancano piante rare o da conservare per promuovere la cultura e la diffusione della tutela della biodiversità e in particolare delle piante autoctone lombarde, quali il Garofano dei certosini (Dianthus carthusianorum) e la Felce regale (Osmunda regalis).

Tra le grandi alberature - diverse cresciute anche in sedi insolite o tra le aiuole - spiccano i patriarchi dell’Orto, due Ginkgo biloba di 2 secoli e mezzo di vita, simbolo del giardino.

In ogni stagione, come un museo vivente a cielo aperto, l’Orto offre ai visitatori emozioni e sorprese, che vale la pena scoprire.

L’attività

L’Orto Botanico è sede di attività didattica e di ricerca in aree disciplinari che includono ambiti scientifici, storici, artistici e dell’educazione al patrimonio, anche grazie a progetti e collaborazioni con altri enti e musei.

L’Orto Botanico di Brera accoglie inoltre regolarmente scolaresche di tutti i livelli e indirizzi scolastici, che possono scegliere tra una ricca offerta di itinerari educativi scientifici e interdisciplinari.

Offre regolare apertura al pubblico (orari in calce), con ingresso gratuito, e aperture straordinarie ed eventi quali visite guidate, laboratori, presentazioni di libri, incontri, caffè scientifici, spettacoli, corsi di acquerello botanico, …

L’Orto fa parte di Grandi Giardini Italiani (il network che riunisce giardini pubblici e privati tra i più belli d'Italia), della BGCI (Botanic Gardens Conservation International) e della Rete degli Orti Botanici della Lombardia.

 

Orto Botanico di Brera

Università degli Studi di Milano

Via Brera 28 oppure Via privata F.lli Gabba 10

20121 Milano - Italy

ortobotanicodibrera@unimi.it

Sito web: ortibotanici.unimi.it

 

Orari di apertura:

lun-sab non festivi 9:30-16:30 (dal 1 novembre al 31 marzo)

lun-sab non festivi 10:00-18:00 (dal 1 aprile al 31 ottobre)

Aperture/chiusure straordinarie sul sito, così come gli eventi e le iniziative per il pubblico e le scolaresche

 

Orto Botanico di Città Studi

Cenni storici e attività

Sito nell’omonimo quartiere di Milano, l’Orto Botanico Città Studi (già Cascina Rosa) si estende su 25.000 mq di giardino ornamentale, che coniuga la funzione di ricerca scientifica con la conservazione e valorizzazione delle specie vegetali e propone attività educative in forma di visite guidate e laboratori, indirizzate alle scuole e al più vasto pubblico in generale.

Istituito nel 2001, l’Orto Botanico Città Studi ha restituito alla pubblica fruizione un’area strappata a un lungo periodo di degrado, che il Comune di Milano ha affidato all’Università degli Studi di Milano perché ne facesse un luogo dedicato alla formazione e alla ricerca universitaria. Aperto alle visite, l’Orto propone percorsi che riproducono ambienti tipici delle fasce climatiche lombarde, un laghetto e scorci suggestivi.

Le collezioni

L’Orto possiede significative collezioni, tra cui alcune di piante tintorie, succulente e carnivore ed è dotato di serre ad alta tecnologia che accolgono piante rare e celle per la ricerca: un laboratorio funzionale sia agli studi scientifici dei ricercatori dell’Università che alla formazione dei tanti giovani che ogni anno qui apprendono la biologia delle piante

L’Orto è riconosciuto come Raccolta museale che, oltre a possedere collezioni di piante vive, ha l’importante compito di conservare numerose collezioni di beni storici. Recentemente è iniziata una fase di recupero e valorizzazione di parte del patrimonio storico-scientifico dell’Ateneo. Tra i beni conservati risultano di notevole pregio sia dal punto di vista artistico che scientifico le seguenti collezioni:

Tavole didattiche parietali

Oltre 600 tavole o manifesti didattici realizzati tra il 1870 e il 1920. Si tratta di cromolitografie di grandi dimensioni in cui sono raffigurate specie animali e vegetali i cui minuziosi dettagli di natura morfologica permettono a questi disegni di sostituire l’oggetto reale ed essere quindi ancora oggi validi strumenti didattici e divulgativi.

Xiloteche storiche

Si tratta di due raccolte di sezioni sottili di legni. La Xiloteca (Querschnitte von hundert Holzarten) di Hermann Nördlinger, prodotta tra il 1853 e il 1888 e dedicata all’addestramento al riconoscimento del legno delle specie arboree e d arbustive.
La raccolta si presenta sotto forma di volumi, che conservano complessivamente 1100 differenti sezioni sottili di specie legnose provenienti da tutto il mondo. La Xylotomotheca di Adriano Fiori, realizzata tra il 1905 e il 1927 in accompagnamento ai campioni d’erbario della “Flora Italica Exsiccata”, la più grande raccolta italiana di fanerogame essiccate.

La collezione è costituita da sezioni trasversali e longitudinali, ottenute dal fusto di 184 specie legnose italiane.

Herbarium Universitatis Mediolanensis

L’erbario consiste in numerose collezioni di piante vascolari e crittogamiche.
Le collezioni di piante vascolari constano di diverse decine di migliaia di esemplari, in parte riuniti in erbari storici e in parte provenienti da raccolte moderne effettuate da docenti e studenti dell’Università degli Studi di Milano, nel corso delle loro ricerche.

Le collezioni sono a disposizione di studiosi di sistematica e tassonomia botanica, fitogeografia e botanica ambientale. Esse possono essere utilizzate nella revisione tassonomica di specie critiche e nello studio della distribuzione attuale e passata delle specie vegetali. Recentemente è stato avviato un progetto, in collaborazione con il Dipartimento di Informatica, che prevede in prima battuta, la digitalizzazione delle collezioni storiche.

 

Orto Botanico Città Studi

Università degli Studi di Milano

Via Camillo Golgi 18

20133 Milano - Italy

ortobotanicocittastudi@unimi.it

Sito web: ortibotanici.unimi.it

 

Orari di apertura: da marzo a ottobre

mar-ven non festivi 9:00-17:00

Chiusura estiva ultima settimana di luglio e tutto agosto

Chiusura invernale da novembre a febbraio (consultare il sito per le date precise)

Aperture/chiusure straordinarie sul sito, così come gli eventi e le iniziative per il pubblico e le scolaresche.

Già Stazione Agricola Sperimentale Mimosa, l’Orto Botanico Ghirardi è stato fondato nel 1964 dal professor Emilio Ghirardi per lo studio delle piante medicinali provenienti da diverse parti del mondo.

L’Orto ha una superficie di circa 10000 mq, si trova a Toscolano Maderno, nei pressi di Salò, sulle rive del Lago di Garda. È gestito dal Dipartimento di Biologia ed è adibito a colture per la didattica e la ricerca scientifica.

Mostre, Archivi e fondi rari

Inaugurata nel 2016, con la prima personale milanese di Mikayel Ohanjanyan, "La Statale arte" conferma la vocazione dell’Ateneo a essere un luogo aperto alla città, un’agorà nel cuore di Milano, spazio dialogico attivo per la riflessione sulla contemporaneità.

In mostra, per le personali del progetto “La Statale arte”, si susseguono Nanda Vigo e Paolo Icaro, sempre con opere site specific realizzate appositamente gli splendidi spazi architettonici concepiti a metà del Quattrocento dal Filarete, che il progetto considera luogo privilegiato di “conversazione” tra l’arte storica monumentale e le interpretazioni del presente.

Nel progetto "La Statale Arte" c’è anche la realizzazione di una galleria permanente che a oggi comprende le opere lasciate all’Ateneo da Ohanjanyan e Vigo . in mostra nella Sala Crociera di via Festa del Perdono -e l’imponente opera di Jannis Kounellis

Alta quasi 5 metri e mezzo, l'opera di Kounellis si aggiunge alle importanti testimonianze di arte del Novecento - da Wildt a Fontana - già presenti nella storica sede della Ca’Granda, e si può visitare negli spazi attigui all'ingresso di via Festa del Perdono 3, perfettamente inserita nell’architettura progettata da Piero Portaluppi nei primi anni Cinquanta.

Sono molte le collezioni dell’Università Statale di Milano e tutte collocate in spazi diversi - dalla sede storica di via Festa del Perdono, alle sedi dei vari dipartimenti.

Per renderle disponibili al pubblico, l’Ateneo sta costruendo un percorso virtuale che, oltre al loro valore storico e scientifico si in grado di restituirne anche la bellezza.

Parte di questo patrimonio è già stato oggetto di una esposizione reale nel 2004 quando, in occasione degli ottant’anni dalla fondazione dell’Ateneo, costituì l’oggetto della Mostra “Il Tesoro della Statale”,  e del pubblicato da Skira, dal titolo: Il tesoro della Statale. Collezioni e identità di un grande Ateneo.

Simmetrie, giochi di specchi

Ospitata dal Dipartimento di Matematica "F. Enriques" la mostra interattiva permette di sperimentare il tema matematico della simmetria attraverso la ricostruzione di tutti i gruppi bi- e tri-dimensionali generati da riflessioni.

 

Matematita
Sempre in tema di comunicazione della matematica, la Statale è parte del Centro Matematita, curato dal Centro Interuniversitario di Ricerca per la Comunicazione e l'Apprendimento Informale della Matematica, che progetta realizza e diffonde prodotti di carattere divulgativo (mostre, libri, riviste, materiale multimediale) e ne studia i livelli di impatto.