Saluto del Rettore per l'inzio dell'anno accademico

L’avvio di questo anno accademico è diverso da quelli passati e diversi devono dunque essere gli auguri del Rettore alla sua comunità, per ben iniziare e meglio proseguire.

Ciascuno di noi sa quel che ha vissuto e che continua a vivere: bilanci e filosofemi hanno pertanto assai scarso valore, almeno in questa fase. Siamo certo consapevoli che scienza e tecnologia aiutano in modo fondamentale – e guai se non vi fossero – ma non risolvono la radice di un problema nei confronti del quale eravamo, e ancora siamo, culturalmente impreparati.

In questa situazione, l’Università svolge una funzione essenziale per la società intera, cioè ricordare che formazione e ricerca devono essere il principale modo per ricominciare, per disegnare il futuro nella precisa valutazione del presente, in modo da costruire una realtà che non si basi su valori effimeri, bensì sulla solidità di un’innovazione che è anche il destino della nostra istituzione.

Un’istituzione fatta di persone, che devono continuare ad avere atteggiamenti consapevoli: la prudenza e il rispetto delle regole sanitarie sono in primo luogo segno di attenzione per noi stessi e per gli altri, nel ricordo delle centinaia di migliaia di morti nel mondo degli ultimi mesi.

Nella difficile elaborazione del nuovo anno accademico si è cercato di tenere presente la complessità della situazione, al tempo stesso salvaguardando la nostra missione formativa e scientifica. Il nostro Ateneo è organizzato in ben 141 corsi di studio, che possiedono modalità di erogazione della didattica a volte estremamente diverse tra loro. È dunque stato impossibile imporre un modello unico, come è accaduto in altri atenei milanesi non multidisciplinari come il nostro.

Le difficoltà possono, senza dubbio, generare imperfezioni e, inevitabilmente, ciò che potrà essere gradito ad alcuni sarà sgradito ad altri. Tuttavia, ciascuno di noi, docenti, studenti, personale tecnico, amministrativo e bibliotecario, ha dato veramente il massimo quanto a lavoro, impegno e passione.

Tutti sappiamo che la situazione è fluida e che saremo chiamati a dare ancora e a dare sempre di più. Ma sono altrettanto certo che non smetteremo di farlo insieme, attraverso quel reciproco aiuto che solo il dialogo e la collaborazione possono offrire, anche al di là dei (comprensibili) disagi individuali, della fatica, delle ansie e delle preoccupazioni.

Abbiamo tutti la speranza di poter tornare in presenza, progressivamente e con prudenza, in modo sempre più massiccio nel corso dell’anno accademico. Mi rivolgo qui, in particolare, ai nostri studenti: vi aspetto tutti, con autentica emozione, perché solo la vostra presenza viva (e vivace) potrà finalmente dissipare il vuoto e il silenzio di questi ultimi mesi, che tanto hanno segnato non soltanto i nostri luoghi ma anche le nostre coscienze. Solo con voi potremo davvero tornare a essere “università”.

Questa speranza, lo ribadisco, è strettamente legata ai nostri comportamenti individuali. Quando torneremo –  e torneremo – non sarà come prima perché la storia non si cancella: ma la nostalgia per ciò che era dovrà cedere il passo a una condivisa volontà di ricominciare con rinnovati valori, sempre fondati sulla comune certezza della funzione essenziale, sociale e culturale, che l’Università riveste nella crescita di un Paese.

In questo spirito, davvero buon anno accademico a tutti

Elio Franzini