Scienza aperta: materiali e strumenti

Questa sezione, che andrà via via arricchendosi, raccoglie alcuni approfondimenti sulle tematiche relative alla Scienza aperta. Lo scopo è di fornire strumenti e materiali aggiornati relativi alle nuove frontiere per l’apertura della conoscenza.

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Dove non pubblicare in open access: l'editoria predatoria

L’editoria predatoria è un tipo di editoria sviluppatasi in questi ultimi anni che sfrutta la necessità dei ricercatori di pubblicare rapidamente, con la falsa promessa di peer-review veloci e tempi rapidi di pubblicazione e disseminazione ad ampio raggio.

L’obiettivo dell’editoria predatoria non è diffondere i risultati della ricerca scientifica tramite l’Open Access, anche se ne sfrutta le logiche, ma è guadagnare ingannando gli accademici, offrendo servizi di scarsa o nulla qualità e nascondendosi dietro la forma dell’accesso aperto come modalità etica di fare ricerca.

Approfondimenti

Scopri di più sul mondo dell'editoria scientifica e su come pubblicare in sicurezza e qualità.

L’editoria predatoria sfrutta le logiche dell’Open Access, nel senso che non fa ricadere i costi sul lettore ma sull’autore (o la sua istituzione), attirato dalla promessa di una pubblicazione in tempi rapidi finalizzata a ottenere i requisiti necessari a partecipare a bandi di finanziamento o a concorsi per gli avanzamenti di carriera. Le vittime principali dell’editoria predatoria sono i giovani ricercatori, che hanno meno pubblicazioni alle spalle e maggiore bisogno di pubblicare in tempi rapidi.

L’editoria predatoria promette tempi rapidi di pubblicazione grazie a un processo di peer-review veloce che, di fatto, viene svolto in maniera superficiale o non viene svolto per nulla, mentre la peer-review è un processo che richiede tempo, se svolto in maniera accurata, e serve a garantire la validità delle ricerche scientifiche.

La mancanza di una peer-review comporta la non validità dei lavori pubblicati su riviste predatorie. Inoltre questi editori non hanno delle policy di archiviazione che garantiscano la conservazione dei lavori pubblicati, proprio perché il loro unico interesse è il profitto.

Può anche succedere che i siti su cui sono stati pubblicati i vostri articoli spariscano da un momento all’altro senza lasciare traccia.

Non è immediato riconoscere gli editori predatori, perché creano dei siti web contenenti riviste elettroniche del tutto realistici. Possono anche dichiarare Impact Factor (o indicatori che hanno una assonanza con l’IF) che poi si rivelano fasulli o dichiarare falsamente di essere indicizzati in database riconosciuti, come Scopus, Web of Science, Pubmed.

Spesso i membri dei comitati scientifici dichiarati non sono professionisti, o sono professionisti indicati a loro insaputa, o gli articoli pubblicati sono veri e propri plagi.

Tipicamente gli editori predatori invitano via e-mail con toni lusinghieri gli studiosi a pubblicare sulle loro riviste, descritte in maniera entusiastica e poco professionale. I costi di pubblicazione non sono chiari e spesso vengono maggiorati una volta pubblicato l’articolo.

Capita anche che, se un ricercatore si accorge prima della pubblicazione di essere caduto nella "trappola", gli sia impossibile ritirare il proprio lavoro e che l’editore pubblichi comunque il lavoro anche senza il consenso dell’autore.

Elenchiamo di seguito alcuni punti a cui prestare attenzione quando si deve decidere a quale rivista inviare il proprio contributo scientifico:

  • E-mail di invito: la mail di invito a pubblicare è scritta con una grafia corretta o presenta refusi e errori grammaticali? Usa un linguaggio poco professionale? Proviene da un contatto istituzionale o generico (come Gmail, Yahoo ecc.)?
  • Titolo della rivista: ricorda il titolo di una rivista rilevante nel settore? Spesso le riviste predatorie usano titoli del tutto simili a quelli di riviste prestigiose e riconosciute a livello internazionale
  • Informazioni geografiche nel titolo: un titolo potrebbe suggerire che la rivista abbia sede negli Stati Uniti o nel Regno Unito, quando di fatto ha sede in altra località
  • Sezione “about”: le informazioni fornite sono precise? L’ambito di ricerca è specifico e dettagliato o comprende argomenti troppo vasti per risultare attendibili? Spesso le riviste predatorie indicano ambiti di ricerca ampi per attirare un maggior numero di proposte
  • Informazioni di contatto: sono complete di indirizzo fisico, numeri telefonici e indirizzi email istituzionali e non generici (come Gmail, Yahoo ecc.)?
  • Comitato editoriale: i membri sono contattabili? Si tratta di sconosciuti o di professionisti noti nell’ambito di ricerca? Bisogna prestare attenzione in entrambi i casi, perché spesso le riviste predatorie indicano a loro insaputa professionisti noti come membri del comitato scientifico. È possibile contattare direttamente i referenti per fugare ogni dubbio
  • Articoli pubblicati: consultate gli articoli pubblicati e verificate la professionalità degli autori. Spesso le riviste predatorie pubblicano plagi, o contributi non scientifici; a volte invece sono completamente prive di contenuti
  • False indicizzazioni: spesso le riviste predatorie dichiarano di essere indicizzate in database noti, come ad esempio Web of Science, Scopus, Pubmed, DOAJ. È possibile verificarne la presenza interrogando i relativi database
  • Impact Factor: spesso le riviste predatorie indicano di avere un impact factor che si rivela fasullo. È possibile verificarlo su Journal Citation Reports
  • Metriche inventate: spesso le riviste predatorie indicano metriche che si rivelano inesistenti. È importante verificare se sono usate da altre riviste accreditate.
  • Costi per l’autore: i costi dovuti dall’autore (APC article processing charges, article submission charges) sono indicati chiaramente? Sono comparabili ad altre riviste ad accesso aperto dello stesso settore? Le tempistiche di pagamento sono chiare?
  • Istruzioni per gli autori: sono presenti istruzioni per la sottomissione delle proposte? È descritto il trattamento delle proposte una volta che sono state sottomesse?
  • Peer-review: è indicato il tipo di peer-review? Diffidare delle riviste che promettono una peer-review veloce: indica che non ci sarà nessuna peer-review o che verrà svolta in maniera sbrigativa, inficiando la validità della pubblicazione
  • Archiviazione digitale: le informazioni sull’archiviazione digitale sono presenti? Le riviste predatorie non forniscono garanzie di archiviazione
  • Copyright: le indicazioni sul copyright sono chiare?
  • ISSN: la rivista presenta un ISSN?

Il fenomeno dell’editoria predatoria può riguardare anche chi deve pubblicare libri o capitoli di libro.

Di seguito alcuni aspetti di cui tener conto quando si deve pubblicare un libro o un capitolo:    

  • Editore: l’editore è noto nel settore? E’ facile contattarlo per telefono, email, posta?
  • Ricercabilità: è facile individuare gli ultimi libri pubblicati dell’editore?
  • Editor: gli editor sono persone riconosciute nel tuo settore? E’ facile contattarli per telefono, email, posta?
  • Peer-review: è indicato chiaramente il tipo di peer-review adottato?
  • Indicizzazione: i libri già pubblicati sono indicizzati nelle banche dati del tuo settore?
  • Archiviazione: l’editore garantisce servizi di archiviazione a lungo termine?
  • Costi per gli autori: sono indicati i costi per gli autori?
  • Linee guida per gli autori: sono pubblicate le linee guida per gli autori?
  • Licenza: l’editore adotta una licenza chiara per i libri Open Access e indica se sono ammesse eccezioni in base alle esigenze dell’autore?
  • Diritti d’autore: sono espressi chiaramente i diritti degli autori? Ad esempio, è consentito pubblicare la versione elettronica di un libro o di un capitolo in un sito ad accesso libero, come ad esempio un repository istituzionale?
  • Organizzazioni riconosciute: L’editore è membro di un’organizzazione riconosciuta? Ad esempio adotta le linee guida del Committee on Publication Ethics (COPE) o i libri già pubblicati, se sono ad accesso aperto, sono elencati nella Directory of Open Access Books (DOAB)?
Pre-print

Un preprint è un manoscritto scientifico completo che viene caricato dagli autori su un server pubblico.  Il preprint contiene dati e metodologie; spesso si tratta dello stesso manoscritto che viene inviato a una rivista.  Dopo un breve controllo di qualità per assicurarsi che l'opera sia di natura scientifica, il manoscritto dell'autore viene pubblicato sul Web quasi contestualmente senza peer review e può essere visualizzato gratuitamente da chiunque nel mondo. Sulla base del feedback e/o di nuovi dati, possono essere caricate nuove versioni di un preprint, tuttavia vengono conservate anche le versioni precedenti.  I server di preprint consentono agli scienziati di controllare direttamente la diffusione del loro lavoro nella comunità scientifica mondiale. Nella maggior parte dei casi, lo stesso lavoro pubblicato come preprint viene sottoposto a revisione tra pari in una rivista.  Così il preprint (pubblicato velocemente ma senza la validazione delle peer-review) e la pubblicazione di una rivista ( più lenta, ma che fornisce la validazione tramite peer-review) funzionano in parallelo e contribuiscono al circuito della comunicazione scientifica.

(tradotto da ASAPbio)

L’ufficio è a disposizione per tenere eventi di formazione sul tema dei pre-print air@unimi.it

Mentre fino a qualche anno fa esisteva solamente Arxiv, nel corso degli ultimi anni gli archivi di pre-print si sono moltiplicati anche in altre discipline, dalla filosofia alla letteratura, dalla storia alle scienze sociali, dalle scienze agrarie alla psicologia.

La diffusione del lavoro tramite un server di pre-print offre i seguenti vantaggi agli autori e ai lettori:

  1. Permette di certificare la priorità su una nuova idea;
  2. I preprint su alcuni server sono aperti a commenti e feedback che possono aiutare l'autore a migliorare il manoscritto già prima o in contemporanea alla sottomissione a un journal;
  3. Assicura una rapida diffusione e una tempestiva condivisione dei risultati della ricerca;
  4. Non ci sono costi per l'autore o il lettore;
  5. A seguito dei commenti dei pari i server di pre-print prevedono la archiviazione di versioni successive alla prima modificate, mantenendo però tutte le versioni precedenti;
  6. Alcuni enti finanziatori (ad esempio ERC) sostengono l'uso di server di pre-print;
  7. La maggior parte delle riviste accetta manoscritti che sono stati precedentemente diffusi su server di pre-print (di solito senza scopo di lucro), è quindi importante controllare sempre le politiche della rivista rispetto ai pre-print;
  8. Gli autori di solito conservano il copyright dei lavori pubblicati in server di pre-print.

OSF: questo motore di ricerca esegue la propria ricerca fra numerosi server di pre-print

Google scholar: include nelle ricerche anche i server di pre-print ma non li differenzia da altre tipologie di lavori. E’ possibile identificare il pre-print dalla URL che viene riprodotta, come nel link di esempio.

ASAPbio (Accelerating Science and Publication in biology) è una iniziativa promossa da ricercatori che si occupa della possibilità di una disseminazione veloce dei lavori di ricerca nelle scienze biologiche

A questo link è possibile verificare le politiche degli enti finanziatori delle ricerca rispetto alla pubblicazione dei pre-print

ASAPbio ed EMBO hanno avviato un progetto di peer review per i pre-print rinvenibile su Review Commons, in cui si prevede una valutazione da parte di uno o più revisori che accompagnerà il preprint quando verrà sottomesso ad una rivista

Motori di ricerca nel mondo Open Access

Di seguito una lista dei principali motori di ricerca nel mondo accademico Open Access.

OpenAIRE: fornisce l’accesso alla letteratura scientifica Open Acces finanziata con fondi pubblici della Commissione Europea, indicizzando metadati o full-text di contributi registrati in repository istituzionali o tematici, riviste e editori Open Access, archivi di dataset, aggregatori di servizi come DataCite, BASE, DOAJ.

CORE - COnnecting REpositories: è il maggiore aggregatore di pubblicazioni scientifiche Open Access da tutto il mondo.

Science open: è una piattaforma che fornisce accesso a lpubblicazioni Open Access insieme ad una serie di servizi (ad esempio metriche d'uso).

DOAJ - Directory of Open Access Journals: indicizza riviste scientifiche Open Access gold e sottoposte a peer-review.

DOAB - Directory of Open Access Books: indicizza quasi 30.000 libri accademici open access sottoposti a peer-review pubblicati da circa 380 editori.

Lens: piattaforma ad accesso aperto che raccoglie i dati sui brevetti provenienti da diversi repository nel mondo, integrandoli con bibliografie e dati di ricerca (da PubMed, CrossRef, Microsoft Academic).

Dimensions: permette di ricercare in diversi contesti, dai trial clinici, ai grant, ai brevetti, ai dataset, incrociando i dati e mettendoli in relazione; per esempio è possibile risalire agli sponsor che stanno dietro a una pubblicazione o a una pubblicazione che ha condotto a un brevetto.

Approfondimenti
Strumenti
Di seguito indichiamo due strumenti che vi aiuteranno a trovare la versione free di articoli di cui conoscete solo la versione a pagamento.

Unpaywall: disponibile per i browser Chrome e Firefox, è un’estensione che permette di cercare sul web la versione free di un contributo di cui si è individuata solo la versione a pagamento.
Una volta scaricata l’estensione, quando si trova un articolo a pagamento, un’icona a forma di lucchetto sul lato destro del browser segnalerà l’esistenza di versioni disponibili gratuitamente; cliccando sul lucchetto sarà possibile accedere direttamente alla versione open access.

OAbutton: disponibile sia come sito web che come estensione del browser Firefox, permette di individuare la versione Open Access di un contributo di cui si conosce solo la versione a pagamento o se non disponibile free di inoltrare la richiesta all'autore affinché ne renda disponibile una copia. OAbutton è supportato da SPARC (Scholarly Publishing and Academic Resources Coalition), il cui obiettivo è promuovere l’open access come forma di divulgazione della ricerca scientifica.

 

Il termine Altmetrics (Alternative Metrics) descrive un insieme di indicatori di impatto della ricerca scientifica alternativi a quelli tradizionali (come l’Impact Factor e l’H-Index)

Le Altmetrics si sono diffuse negli ultimi anni, e rispetto alle metriche tradizionali offrono tempi più rapidi nella rilevazione di contributi scientifici grazie al fatto che vengono considerate anche le citazioni al di fuori dell’ambito accademico, ad esempio i social media, i download, quante volte l’articolo viene visitato online, e quanto viene menzionato nei social media e in altri canali come blog, siti web e server di preprint.

Infatti la prima citazione di un lavoro scientifico in altri lavori può richiedere anni e può quindi rimanere nascosta alle metriche tradizionali per un periodo piuttosto lungo, mentre le Altmetrics rilevano la diffusione di un lavoro nel web, attraverso strumenti citazionali come Mendeley, CiteULike, Zotero. Considerano inoltre la rilevanza dell’articolo stesso, non della rivista su cui è pubblicato.

Le Altmetrics sono veloci perché prendono in considerazione lavori scientifici significativi ma ancora privi di citazioni e anche lavori non sottoposti a peer-review (che richiede tempi lunghi prima della pubblicazione); inoltre utilizzano appositi servizi pubblici (API) per raccogliere i dati, e anche gli script e gli algoritmi che li raccolgono e li interpretano sono aperti.

Le Altmetrics non si limitano a considerare il conteggio delle citazioni, ma esaminano anche i contenuti semantici (rilevando dati come username, timestamp, tag). Si differenziano dalle citazioni e dalle webmetrics, che richiedono tempi lunghi, non sono strutturate e sono chiuse.

I tempi rapidi di registrazione delle Altmetrics permettono di creare suggerimenti tempestivi per la ricerca, ad esempio offrendo una panoramica dei contributi più significativi della settimana in uno specifico ambito di ricerca

Open Knowledge Maps è uno strumento che permette di visualizzare graficamente i lavori scientifici raggruppandoli in mappe in base all’ambito di ricerca.

Quando si effettua una ricerca vengono presentati i primi 100 documenti rilevanti che rispondono ai termini di ricerca, secondo un ranking derivato da Pubmed (https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/ ) o da BASE (https://www.base-search.net/). Vengono raggruppati i lavori con contenuto simile, secondo un algoritmo che aggrega i contributi accomunati da un numero consistente di parole e di metadati (titoli, abstract, autori, riviste, keyword).

Open Knowledge Maps considera esclusivamente i lavori scientifici forniti di abstract, perché è questo l’elemento che consente l’analisi automatica dei contenuti. Altro requisito è l’indicizzazione dei contributi in BASE, PubMed o OpenAire, mentre sono inclusi sia i contributi ad accesso aperto che quelli in pubblicazioni che richiedono una sottoscrizione.

La rappresentazione grafica di Open Knowledge Maps presenta una selezione di titoli che possono costituire un buon punto di partenza per una ricerca.

I contratti trasformativi hanno per oggetto le riviste ibride, vale a dire quelle riviste che, oltre a richiedere la sottoscrizione a un abbonamento, consentono agli autori di rendere disponibili gratuitamente i loro lavori dietro il pagamento di un corrispettivo. Con l'aumento delle richieste di pubblicità da parte degli enti finanziatori della ricerca e della società in senso lato, il modello ibrido è diventato insostenibile per le istituzioni:  si parla di double dipping, in quanto un editore può far pagare l’accesso ai testi sia al lettore, sotto forma di abbonamento, sia all’autore, tramite le APC (Article Processing Charge).

I contratti trasformativi vengono negoziati tra editori e istituzioni (biblioteche e consorzi) con l’obiettivo di passare da un modello basato sul pagamento degli abbonamenti a un modello in cui gli editori vengono remunerati per i servizi di pubblicazione ad accesso aperto. In una situazione ideale i costi per gli abbonamenti dovrebbero trasformarsi in costi per leggere e pubblicare senza aggiunte di spesa. Di fatto questo non riesce mai e i costi aumentano in ogni caso. 

Sono contratti temporanei e di transizione, la durata ideale sarebbe due/tre anni; prevedono una scadenza al termine della quale l’accordo va ricontrattato e allo stato attuale non obbligano gli editori al passaggio dall’ibrido al gold open access: gli accordi andranno rivisti di volta in volta in base allo scenario che si verrà profilando.

La maggior parte dei contratti trasformativi sono disponibili sul sito di ESAC (Efficiency and Standards for Article Charges) secondo un principio di pubblicità e trasparenza.

Sono delle licenze di diritto d’autore, che permettono agli autori di comunicare ai loro utenti le modalità con cui l’opera è (ri)utilizzabile.

Le condizioni di utilizzo dell'opera sono quattro e ognuna è contrassegnata da un simbolo grafico:

cc by new white svg BY – attribuzione: è sempre presente

Cc-nc_white.svg NC - non commercial

cs_white SA – share alike: condividi allo stesso modo

nd   ND - non opere derivate

Combinando queste quattro clausole, si ottengono sei possibili combinazioni

Wikipedia Commons

zero badge CC0 è la licenza del pubblico dominio indica la rinuncia al copyright sull’opera in tutto il mondo. E’ una delle licenze che possono essere associate ad esempio ai dati della ricerca.

Le licenze si presentano in tre forme diverse:

Legal code – la licenza vera e propria.

Commons deed – la versione semplificata e abbreviata (una sorta di riassunto della licenza priva però di valore legale).

Digital code – set di metadati leggibili dalle macchine che permettono la catalogazione automatica.

Le licenze CC non rappresentano una tutela (o una tutela maggiore) per l’opera che è tutelata dalla legge sul diritto d’autore

Open Research Europe Publishing Platform (ORE) è una piattaforma di pubblicazioni scientifiche finanziata dalla Commissione Europea e destinata ai beneficiari di progetti H2020 e del prossimo programma quadro Horizone Europe. Consente di gestire l’intero processo di pubblicazione in maniera rapida e trasparente, partendo dal pre-print passando per la open peer review, fino al post-print.

Pubblica contributi nelle seguenti materie: Natural Sciences, Engineering and Technology, Medical Sciences, Agricultural Sciences, Social Sciences and Humanities.

Ogni pubblicazione deve avere almeno un autore beneficiario di una sovvenzione Horizon 2020.

L’autore inserisce un contributo, che deve essere originale, e propone 5 revisori. Se non sa chi indicare li propone la piattaforma.

Quindi l’editorial team effettua una serie di controlli (ad esempio sul plagio e sulla presenza di almeno un autore con finanziamento Horizon 2020), dopo i quali l’articolo viene pubblicato con una licenza CC-BY, un DOI e uno stato di pubblicazione.

Dopo la pubblicazione inizia la revisione, che è aperta, e deve prevedere per ogni articolo almeno 2 revisori. I revisori sanno che tutto quello che commentano verrà reso pubblico. Rimangono pubblicate tutte le successive versioni del contributo corredate delle revisioni e dello stato della revisione.

Una volta che il contributo ha superato la revisione, verrà indicizzato nelle banche dati bibliografiche che hanno approvato Open Research Europe e nei repository appropriati. Se non passa la revisione resta comunque pubblicato sul sito contrassegnato da un apposito stato di pubblicazione.

I costi di pubblicazione (APC), definiti nella gara d’appalto per un valore di 780 euro a contributo, sono finanziati dalla Commissione Europea, senza nessun costo a carico dell’autore.

E' un’iniziativa nata nel 2012 in occasione del meeting annuale dell’American Society for Cell Biology a San Francisco, volta a individuare parametri di valutazione per la ricerca più corretti dal punto di vista scientifico rispetto alle metriche tradizionali, come l’Impact Factor.
DORA promuove una serie di raccomandazioni che mirano all'uso di criteri per la valutazione della ricerca diversi dalle metriche relative alla rivista  su cui viene pubblicato un contributo, e che invece si basino sulla qualità del singolo articolo.
Le raccomandazioni sconsigliano l’uso di indicatori basati  sulle metriche tradizionali come strumento per la valutazione della ricerca dei singoli ricercatori.
DORA chiede alle istituzioni e agli enti finanziatori trasparenza nella valutazione della produzione scientifica per le decisioni relative all’assunzione e alla carriera dei ricercatori; chiede di prendere in considerazione, ai fini della valutazione, non solo le pubblicazioni, ma tutti i prodotti della ricerca, inclusi dataset e software.
Agli editori si raccomanda di ridurre l’enfasi sull’Impact Factor, cessandone la promozione o presentandolo insieme ad altre metriche che consentano una valutazione della rivista in un contesto più ampio. Si raccomanda l’adozione di metriche che valutino il singolo contributo e non la rivista su cui è pubblicato. Alle riviste Open Access si raccomanda di permettere il riuso dei contenuti attraverso licenze in Pubblico Dominio.
Agli enti che forniscono metriche si raccomanda trasparenza sui dati e sui metodi usati per il calcolo, la loro distribuzione con una licenza che ne permetta il riuso, la condanna dell’uso manipolatorio delle metriche.
Ai ricercatori che si occupano di valutazione della ricerca si raccomanda di promuovere la qualità della ricerca, e non le metriche tradizionali.
L’adesione a DORA comporta l’impegno ad adottare pratiche di valutazione della ricerca scientificamente ed eticamente corrette.