Pubblicato il: 14/02/2018
Pastore Bergamasco - Foto di Cavalchini

Pastore Bergamasco - Foto di Cavalchini

La rivista Ecology and Evolution pubblica una ricerca – guidata dall'Università Statale di Milano – che ha studiato per la prima volta la diversità genomica di 23 popolazioni di cani italiani e le loro relazioni evolutive con altre 161 razze canine del mondo.

Lo studio – frutto di una collaborazione internazionale, coordinata da Paola Crepaldi del dipartimento di Medicina veterinaria della Statale e da Elaine A. Ostrander del National Institute of Health di Bethesda in Maryland (USA) - ha evidenziato come numerose popolazioni e razze allevate in Italia possano essere considerate una vera e propria risorsa di biodiversità, mettendo in luce la loro originalità genetica e il contributo genomico che hanno ricevuto o fornito alle altre razze studiate.

Le ricerche hanno identificato come il genoma di alcuni cani da pastore racconti le antiche origini comuni dei cani dell'Europa e del Nuovo Mondo e quello di altri la storia di scambi genetici con il Medio Oriente. In particolare, nel DNA dei cani da pastore dell'Italia centrale e meridionale è possibile tracciare gli antichi percorsi di transumanza delle greggi che sorvegliavano.

I risultati dello studio contribuiscono a chiarire e confermare, ad esempio, l'origine del Volpino e dei Segugi Italiani e come l'isolamento geografico abbia contribuito alla differenziazione o meno di alcune razze italiane allevate anche in America, come il Mastino Napoletano, il Cane Corso e il Levriero italiano.

La ricerca apre nuove e interessanti prospettive per lo studio della biodiversità dei cani italiani, la salvaguardia delle razze di cani allevate in Italia, il riconoscimento delle popolazioni locali e la produzione di parametri genomici utili per la valutazione del benessere di queste popolazioni.

Allo studio hanno partecipato anche i ricercatori dei dipartimenti di Medicina veterinaria dell'Università di Messina e di Sassari, di Scienze e Tecnologie alimentari dell'Università di Bologna e l'Area di Genetica della Conservazione dell'Istituto Superiore per la protezione e la ricerca Agroambientale di Ozzano Emilia (Bologna).

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