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Dal dopoguerra agli anni dell'Università di massa

Gli stessi problemi di carattere logistico si ripresentarono, in condizioni generali sensibilmente peggiorate, all'indomani del conflitto. Alla difficile eredità politica, civile e morale lasciata anche tra le mura dell'Università dal ventennio fascista, si aggiunsero danni materiali e difficoltà operative particolarmente gravi.

I bombardamenti del 1943 avevano reso inagibili gli edifici che ospitavano le due facoltà di Lettere e di Giurisprudenza, che furono obbligate a trovare una sistemazione provvisoria nel Collegio delle Fanciulle di via Passione. Anche se la decisione di assegnare alle due Facoltà umanistiche, e al Rettorato, la Cà Granda venne finalmente formalizzata, i tempi si prospettavano lunghi: gli ingenti danni riportati dall'ospedale sforzesco in seguito ai bombardamenti angloamericani avrebbero infatti richiesto un lavoro di restauro molto laborioso, che tra l'altro sarebbe iniziato solo nel 1951.

Necessitavano di importanti interventi di ripristino anche vari padiglioni del Policlinico e gli edifici di Veterinaria e Agraria, proprio mentre gli accordi con i vari enti che a suo tempo si erano impegnati a contribuire al finanziamento dell'Ateneo erano divenuti inoperanti. Le stesse convenzioni con gli Istituti Clinici di Perfezionamento e con l'Ospedale Maggiore, perno del funzionamento della Facoltà medica, sarebbero ben presto decadute, obbligando l?Ateneo a nuove, e più onerose, forme di accordo.

All'incremento delle spese imposte dalla ricostruzione non era dunque possibile far corrispondere un adeguato aumento delle entrate, nonostante l'innalzamento dei contributi richiesti agli studenti.

Inadeguato rispetto alle necessità di una popolazione studentesca oscillante tra il doppio e il triplo di quella dell'anteguerra restava anche il ritmo di crescita del corpo docente, sempre peraltro di primissimo livello, e dell'organico tecnico, amministrativo e ausiliario. Un primo ampliamento del corpo docente intervenne nel 1954 e alla fine del decennio si giunse, per trasferimento di nuovi titolari e grazie all'incremento di cattedre avvenuto per convenzione con enti vari, a un centinaio di docenti di ruolo, mentre il numero degli insegnamenti tenuti per incarico salì a duecento circa.

Compatibilmente con le risorse di bilancio e con i mezzi messi a disposizione dal Ministero dei Lavori pubblici, nel corso degli anni Cinquanta proseguirono i lavori di recupero e ampliamento delle strutture, di cui si giovarono soprattutto gli istituti di Città Studi, di interesse delle facoltà di Medicina, Scienze, Agraria e Medicina Veterinaria. Gli investimenti più cospicui furono riservati a Scienze, con le nuove costruzioni riservate alla Geologia, alla Botanica, alla Zoologia, alla Genetica e alla Fisica: per quest'ultima venne progettato alla fine del decennio un edificio interamente nuovo su un'area concessa dal Comune tra via Ponzio e via Celoria.

Il segno dell'avvenuta conclusione della lunga fase di ricostruzione postbellica fu il trasferimento - nel 1958 - del Rettorato, degli uffici e delle due facoltà di Giurisprudenza e di Lettere e Filosofia nella nuova sede di via Festa del Perdono, alla Cà Granda. Il restauro aveva riguardato per il momento l'ala settentrionale sette-ottocentesca e una parte dei corpi contigui al grande cortile centrale: negli spazi che vi vennero ricavati trovarono posto l'Aula Magna, gli uffici e il nuovo settore didattico, tanto ampio da apparire, per quei tempi, addirittura esagerato per le esigenze delle due Facoltà umanistiche. Attendevano ancora una sistemazione definitiva le biblioteche, le segreterie studenti e gli istituti delle Facoltà, per i quali si sarebbe dovuto aspettare che avanzassero i lavori di recupero dell'ala più antica, affidati a Liliana Grassi, architetto del Politecnico.

Ma intanto, sede centrale dell'Ateneo era divenuto un edificio di alto decoro storico e formale, che ne sarebbe rimasto il simbolo per tutti gli anni a venire.Ulteriori margini per l'edilizia e per il potenziamento delle strutture didattiche e scientifiche vennero alla fine degli anni Cinquanta da alcuni provvedimenti legislativi e interventi ministeriali. Fu l'occasione per completare i lavori del nuovo istituto di Fisica e per avviare il nuovo grande complesso di via Golgi, destinato a ospitare gli istituti di Chimica della facoltà di Scienze.

Mentre proseguivano i lavori nell'edificio di Festa del Perdono, nel 1957 fu costituito il nuovo corso di laurea in Lingue e Letterature straniere presso la facoltà di Lettere. Malgrado questi miglioramenti, restavano le difficoltà per quanto riguardava l'entità del corpo docente, che continuava a essere sottodimensionato rispetto alle richieste, e si aggravavano i problemi per le strutture cliniche di cui usufruiva la Facoltà medica, ormai compresse e sacrificate entro l'area del Policlinico, che i piani urbanistici di quegli anni destinavano d'altronde a diversi usi, e a maggior ragione dunque bisognose di trovare sistemazione in altre aree della città.

Con gli anni Sessanta si aprì un periodo fecondo di trasformazioni che non mancarono di investire, mutandone sensibilmente la fisionomia, anche il sistema universitario nazionale. Per effetto dell'estensione dell'obbligo scolastico e della successiva liberalizzazione degli accessi e, più in generale, delle migliorate condizioni economiche complessive del Paese, le immatricolazioni alle università italiane conobbero un progressivo e sempre più vistoso incremento.

Ampiamente coinvolta nel processo in atto, l'Università degli Studi di Milano passò dai 7.461 iscritti del 1959 ai quasi 20.000 del 1969-70. Da quel momento, anche sullo sfondo della contestazione studentesca e delle ulteriori suggestioni che questa alimentava, la tendenza si fece via via più intensa e accelerata, fino alla punta dei 63.642 iscritti nel 1978-79.

Gli anni della contestazione, che dal marzo 1968  investì l'Università degli Studi di Milano con particolare intensità ed effetti che si prolungarono notevolmente nel tempo, furono per l'Ateneo un periodo di notevoli realizzazioni e di scelte significative, determinanti per lo sviluppo successivo.

Malgrado continuasse, accentuandosi con il passare degli anni, lo stato di evidente squilibrio tra esigenze e risorse a disposizione - quanto a finanziamenti statali si dovette attendere il piano quinquennale 1976-81, perché all'Università degli Studi venisse riconosciuto il suo effettivo peso proporzionale, mentre tra gli enti e le istituzioni locali solo la Cassa di Risparmio delle Province Lombarde continuava ad assicurare, incrementandolo anzi nel tempo, il proprio contributo - lo sviluppo dell'Ateneo milanese non subì alcuna battuta d'arresto, pur dovendo forzatamente procedere in misura inferiore alle necessità date dall'aumento vertiginoso degli iscritti.

Oltre all'avvio e al potenziamento dei rapporti di collaborazione con gli enti nazionali di ricerca (dal CNR all'INFN), nel corso degli anni Settanta si provvide ad ampliare notevolmente le strutture sanitarie a disposizione per la formazione dei giovani medici, mediante specifiche convenzioni stipulate con otto poli ospedalieri, di cui cinque a Milano.

Si promosse un consistente ampliamento dell'offerta didattica, con nuove Facoltà - Farmacia e Scienze politiche furono create nel 1970 - e nuovi corsi di laurea, si moltiplicò il numero delle scuole di specializzazione e dei centri di studio e di ricerca, mentre a partire dal 1984 si dava via libera a un primo nucleo di Dipartimenti, soprattutto di area scientifica.

Erano intanto continuate le realizzazioni sul fronte dell'acquisizione di nuovi spazi: a Città Studi proseguì l'ampliamento del settore didattico di via Celoria e si diede avvio alla costruzione del grande edificio per i Dipartimenti biologici su progetto dell'architetto Vico Magistretti. In vari casi, anche per le iniziative maggiori, si fece ricorso a spazi presi in locazione: fu acquisito con questa modalità il palazzo di via Conservatorio - destinato a Scienze politiche - e che tuttavia si sarebbe ben presto rivelato insufficiente a contenere il complesso delle esigenze della nuova Facoltà.

Particolare impegno venne dedicato al compimento del restauro e della sistemazione dell'edificio di via Festa del Perdono, completato con il recupero della Crociera e della sottostante Canova, dove sarebbero state collocate le sale di consultazione per Giurisprudenza e Lettere e Filosofia.

Malgrado ogni sforzo, le pur notevoli iniziative di adeguamento strutturale promosse negli anni Settanta e nel corso del decennio successivo non furono tuttavia sufficienti: gli spazi per la didattica e per la ricerca, l'entità del corpo docente e lo stesso contingente di personale tecnico-amministrativo risultavano vistosamente inadeguati alle esigenze di un Ateneo nel frattempo giunto - nell'anno accademico 1988-89 - a contare 22 corsi di laurea, 18 dipartimenti, 118 istituti, 1.603 insegnamenti attivati, 90 scuole di specializzazione e di perfezionamento, 77 dottorati di ricerca, 48 centri di studio, per un totale di 75.215 studenti.

Mentre diveniva giocoforza utilizzare per le lezioni più frequentate auditori esterni o sale cinematografiche, tutto lasciava intendere - come si sarebbe in effetti verificato - che la tendenza all'aumento delle iscrizioni sarebbe proseguita negli anni successivi, e tanto più in una regione come quella lombarda, dove il rapporto tra studenti universitari e popolazione risultava inferiore alla media nazionale.

L'ottenimento di un cospicuo finanziamento nell'ambito del Fondo di investimenti per l'occupazione permise di ampliare ulteriormente gli spazi di Città Studi e di avviare la realizzazione di due importanti settori didattici e di ricerca per la Facoltà di Medicina (uno presso l'Ospedale Sacco e l'altro presso il San Raffaele).

Negli anni successivi si sarebbe trovato il modo di portare a compimento il restauro dell'edificio di piazza Sant'Alessandro per Lettere, di acquisire per Informatica un edificio in via Comelico, di dotare la Chimica organica di uno stabile in via Trentacoste e di provvedere alle necessità degli uffici amministrativi con la locazione di Palazzo Greppi, in via Sant'Antonio.

Nel frattempo, un incremento dei contributi studenteschi deliberato dal Consiglio di Amministrazione veniva indirizzato alla costituzione di un apposito fondo per il potenziamento della didattica a disposizione delle singole Facoltà e l'introduzione per alcuni corsi di studio del numero chiuso andavano mutando le proporzioni del carico didattico tra i vari settori.

All'inizio degli anni Novanta, gli iscritti all'Università degli Studi di Milano arrivano a sfiorare le 100 mila unità, il rapporto docenti/studenti  - 1:59,63 per la media di Ateneo, con una punta negativa di 1:412,11 toccata da Giurisprudenza - è preoccupante. Di fronte a una situazione che si faceva sempre più insostenibile, urgevano ormai degli interventi che non fossero semplici palliativi.