Tumore al seno: rischi cardiaci e benefici sulla sopravvivenza nella somministrazione di trastuzumabUno studio di revisione effettuato da un team di giovani ricercatori delle Università di Milano e Modena, in collaborazione con l’Istituto Mario Negri, ridefinisce rischi e benefici di uno dei farmaci biotecnologici più usati nella cura del tumore al seno


Milano, 18 aprile 2012 - Il trastuzumab (nome commerciale Herceptin) è un farmaco che viene offerto alle donne con tumore al seno HER2 positivo, in aggiunta alla chemioterapia standard. E’ un farmaco con un importante potenziale terapeutico: aumenta le probabilità di sopravvivere e riduce il rischio di recidive. Le donne con tumore al seno HER2 positivo sono circa un quinto delle donne malate e, se non ricevono il trattamento, hanno una prognosi peggiore rispetto alle pazienti HER2 negative. Allo stesso tempo, però, le donne che ricevono trastuzumab hanno anche un maggiore rischio di andare incontro a problemi di cuore. Queste le conclusioni principali di una autorevole revisione sistematica pubblicata sulla Cochrane Library.

Il tumore al seno è il tumore più frequentemente diagnosticato nelle donne. Alcune cellule tumorali, tra i diversi tipi presenti, producono in elevata quantità una particolare proteina, chiamata recettore per il fattore di crescita epiteliale (HER2) e sono per questo motivo definiti HER2 positivi. Il trastuzumab appartiene alla nuova generazione di farmaci biotecnologici (o terapia biologica target), farmaci che bloccano il recettore sovra espresso e impediscono la trasmissione del segnale che porta le cellule tumorali a moltiplicarsi in maniera eccessiva e incontrollata.

Nell'ambito del programma di supporto alla ricerca indipendente finanziato dall’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA), un team di giovani ricercatori (in media con meno di 40 anni) delle Università di Milano e Modena, in collaborazione con l’Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri, ha valutato tutti gli studi clinici randomizzati disponibili allo scopo di ottenere l’informazione più attendibile circa il rapporto tra i benefici e i rischi legati alla somministrazione del trastuzumab. I ricercatori hanno identificato 8 studi, che includevano un totale di 11.991 donne con un tumore al seno HER2 positivo operabile e non metastatico, divise in modo casuale in due gruppi: le donne del primo gruppo ricevevano la normale chemioterapia, quelle del secondo erano invece trattate con il trastuzumab in aggiunta alla terapia standard. Lo stato di salute delle pazienti è stato monitorato per una media di circa 3 anni.

La ricerca ha dimostrato che nelle pazienti che hanno ricevuto il trastuzumab la mortalità si è ridotta di circa un terzo, ma il rischio di tossicità cardiaca dovuta al farmaco è aumentato di circa 5 volte rispetto alle donne che hanno ricevuto il solo trattamento standard.
 
Questo significa che per ogni mille donne con tumore al seno HER2 positivo che ricevono la terapia standard (senza trastuzumab) 900 di loro saranno ancora in vita dopo 3 anni; su mille che invece ricevono il trastuzumab in aggiunta alla terapia standard, 933 sopravvivranno”, dice Lorenzo Moja, ricercatore del Dipartimento di Sanità Pubblica dell’Università di Milano.

Il farmaco ha però anche una seconda faccia, meno lieta. Circa 26 donne su 1000 tra quelle che ricevono il trastuzumab andranno incontro a una grave tossicità cardiaca (scompenso cardiocircolatorio) come effetto collaterale del farmaco. Questo significa 21 casi in più rispetto alle pazienti che ricevono la sola terapia standard.“La tossicità cardiaca potrebbe essere reversibile, qualora il trattamento venga sospeso immediatamente” dice il Dott. Moja.

Complessivamente, il trattamento con il farmaco trastuzumab apporta più vantaggi che danni nelle donne in cui è alta la possibilità di recidiva del tumore e che non sono a rischio di malattie cardiache. Il bilancio tra rischi e benefici è però meno chiaro e deve essere valutato con cautela per le donne che hanno bassa probabilità di recidiva della malattia, per esempio in quelle che hanno tumori di dimensioni molto piccole, e per le donne che non hanno una situazione cardiovascolare ottimale e quindi sono a maggiore rischio di complicazioni cardiologiche” conclude Roberto D’Amico, ricercatore presso il Dipartimento di Oncologia dell’Università di Modena, "L’oncologo deve condividere con la paziente se iniziare o meno la terapia con trastuzumab, dopo aver attentamente considerato i rischi e i benefici.”

Moja L, Tagliabue L, Balduzzi S, Parmelli E, Pistotti V, Guarneri V, D’Amico R.
Trastuzumab containing regimens for early breast cancer.
Cochrane Database of Systematic Reviews 2012, Issue 4. Art.No.:CD006243.
DOI: 10.1002/14651858.CD006243.pub2.

Finanziamento della ricerca: Italian Medicines Agency (AIFA - Agenzia Italiana del Farmaco) - CUP H95E07000130005.


Per informazioni:

Dott. Lorenzo Moja
Dipartimento di Sanita' Pubblica - Microbiologia - Virologia
Università degli Studi di Milano
tel. 02.50315097
lorenzo.moja@unimi.it

Dott.ssa Anna Cavagna
Capo Ufficio Stampa
Università degli Studi di Milano
tel. 02.50312983
anna.cavagna@unimi.it

 



Inserita il 24-04-2012