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Parte seconda - STRUTTURE DIDATTICHE, DI RICERCA E DI SERVIZIO

Art. 13 - Dipartimenti

  1. Il Dipartimento, struttura organizzativa di base dell’Ateneo, promuove, coordina e svolge l’attività di ricerca negli ambiti scientifici di propria pertinenza e le attività didattiche e formative per i corsi di studio di cui è referente principale o associato, nonché le attività ad esse correlate e accessorie anche rivolte all’esterno.
  2. Ciascun Dipartimento è costituito dai professori e dai ricercatori di ruolo e dai ricercatori a tempo determinato che vi hanno afferito ed è dotato di personale tecnico-amministrativo assegnato, ai sensi delle norme in vigore, dal Direttore generale, nella misura stabilita dal Consiglio di amministrazione sulla base dei criteri indicati al sesto capoverso del comma 1 dell’articolo 36 dello Statuto. Tale dotazione è soggetta a revisioni periodiche in relazione alle esigenze e alle attività svolte dal Dipartimento, e alla programmazione generale dell’Ateneo.
  3. La configurazione funzionale e organizzativa e le modalità di costituzione e di eventuale disattivazione dei Dipartimenti sono disciplinate dagli articoli 36, 37, 38 e 39 dello Statuto. L’assetto e le modalità di funzionamento e di esercizio delle attività di competenza di ciascun Dipartimento sono stabiliti nel rispettivo Regolamento, predisposto e approvato ai sensi dell'articolo 22 dello Statuto.
  4. Le norme che regolano le responsabilità e l’autonomia gestionale di ogni Dipartimento, nell’ambito del budget economico e degli investimenti di spettanza, sono stabilite dai corrispondenti articoli del Regolamento d'Ateneo per l'amministrazione, la finanza e la contabilità.
  5. Per esigenze di coordinamento scientifico e/o per una migliore gestione dei servizi, ai sensi del comma 3 dell’articolo 37 dello Statuto, e nel rispetto delle disposizioni ivi stabilite, il Dipartimento può articolarsi in sezioni, prevedendone la costituzione nel rispettivo Regolamento. E’ condizione per la costituzione di una sezione che vi aderisca almeno un quinto dei professori e dei ricercatori appartenenti al Dipartimento, fatte salve situazioni specifiche, legate alla dislocazione o a particolari condizioni delle sezioni. In tali casi la costituzione della sezione è subordinata alla delibera favorevole del Consiglio di amministrazione, sentito il Senato accademico. Nel Regolamento del Dipartimento sono stabilite le modalità di costituzione, organizzazione e funzionamento delle sezioni.
  6. Sono organi del Dipartimento:
    1. il Consiglio;
    2. il Direttore;
    3. la Giunta.
  7. Il Consiglio di Dipartimento è composto secondo le disposizioni previste dall’articolo 38 dello Statuto, integrate dalle norme generali stabilite dal presente Regolamento e da quelle specifiche definite dai singoli Regolamenti di Dipartimento.
  8. Fa parte del Consiglio di Dipartimento il Responsabile amministrativo. Ne fanno altresì parte le figure di elevata professionalità a tempo indeterminato, nonché quelle a tempo determinato purché titolari di contratto di durata non inferiore a dodici mesi. Tali figure non godono dell’elettorato attivo per la designazione della rappresentanza del personale tecnico-amministrativo nel Consiglio di Dipartimento. I Regolamenti dei singoli Dipartimenti possono elevare, per la determinazione della numerosità della rappresentanza del personale tecnico-amministrativo non presente di diritto nel Consiglio, le percentuali minime indicate nell’ultimo capoverso del comma 2 dell’articolo 38 dello Statuto. L’elettorato attivo, ai fini della costituzione della predetta rappresentanza, è esteso al personale tecnico-amministrativo non strutturato, purché titolare di contratto di durata non inferiore a dodici mesi. Al personale tecnico-amministrativo non strutturato che versa nelle medesime condizioni può essere parimenti esteso l’elettorato passivo.
  9. Fa parte del Consiglio di Dipartimento una rappresentanza dei lettori di scambio e dei collaboratori ed esperti linguistici eventualmente assegnati al Dipartimento dal Consiglio di amministrazione, non inferiore al 15% del loro numero complessivo, secondo le determinazioni del Regolamento del Dipartimento.
  10. Fermo restando quanto determinato dal Regolamento di ciascun Dipartimento, le rappresentanze dei titolari di assegni per lo svolgimento di attività di ricerca, dei dottorandi di ricerca e degli iscritti alle scuole di specializzazione che fanno riferimento al Dipartimento non possono comunque essere inferiori, ognuna, a due unità, che si riducono a una qualora il numero complessivo di ciascuna delle tre figure, presenti nel Dipartimento, sia inferiore a cinque.
  11. I rappresentanti eletti di cui ai commi 8, 9 e 10 durano in carica un triennio accademico, ad eccezione dei rappresentanti dei titolari di assegni di ricerca, il cui mandato ha la durata di due anni, e possono essere rieletti consecutivamente una sola volta.
  12. In caso di cessazione anticipata del mandato, si applicano le disposizioni stabilite dal comma 3, primo e quarto capoverso, dell’articolo 64 dello Statuto.
  13. Fatta eccezione per le rappresentanze studentesche, gli altri rappresentanti eletti in seno ai Consigli di Dipartimento decadono dal mandato, qualora non partecipino per più di tre volte consecutive alle sedute del Consiglio, ovvero siano assenti ingiustificati a un terzo delle sedute annuali.
  14. Il Regolamento di ciascun Dipartimento può prevedere la partecipazione al Consiglio, con voto consultivo, di studiosi ed esperti non universitari che partecipino sistematicamente all'attività scientifica del Dipartimento stesso, nonché le modalità di partecipazione al Consiglio, in materia di programmazione delle attività scientifiche, del personale degli enti convenzionati eventualmente impegnato in attività di ricerca presso il Dipartimento.
  15. Compete in particolare al Consiglio di Dipartimento, quale organo di indirizzo, di programmazione, di coordinamento e di verifica delle attività istituzionali che fanno capo al Dipartimento e in relazione alla natura di quest’ultimo quale centro di responsabilità dotato di autonomia gestionale nell’ambito delle risorse ad esso assegnate:
    1. approvare con la maggioranza assoluta dei componenti, su proposta del Direttore, coadiuvato nella relativa stesura dalla Giunta, il Regolamento del Dipartimento e le eventuali proposte di modifica da sottoporre ai competenti organi di governo dell’Ateneo, e approvare, ove richiesto e per quanto di competenza, altri Regolamenti;
    2. approvare i documenti di programmazione e di indirizzo relativi alle linee generali annuali e triennali di attività e alle esigenze e prospettive di sviluppo del Dipartimento in relazione alle sue competenze e finalità istituzionali, da trasmettere al Consiglio di amministrazione entro le date stabilite da quest’ultimo, elaborati coerentemente con la programmazione annuale e triennale dell’Ateneo;
    3. avanzare proposte sul budget di competenza e deliberare sul suo utilizzo e sulla relativa rendicontazione, secondo la disciplina dettata dal Regolamento d’Ateneo per l’amministrazione, la finanza e la contabilità;
    4. formulare proposte e richieste al Consiglio di amministrazione in relazione agli spazi in uso, all’utilizzo delle apparecchiature scientifiche, ai servizi finalizzati alla didattica, assumendo le deliberazioni necessarie ad assicurare il miglior svolgimento dei servizi e delle altre attività di supporto alla didattica e alla ricerca che fanno capo al Dipartimento;
    5. formulare, in coerenza con i documenti di programmazione e di indirizzo di cui alla lettera b), le richieste motivate di posti di professore e di ricercatore da sottoporre al Consiglio di amministrazione e deliberare sulle conseguenti chiamate ai sensi del comma 4 dell’articolo 37 dello Statuto;
    6. formulare al Consiglio di amministrazione le richieste di personale tecnico e amministrativo ai sensi del comma 6 dell’articolo 37 dello Statuto, individuandone eventualmente le priorità;
    7. avanzare proposte in merito all'attivazione di contratti per lo svolgimento di attività di ricerca, come previsti dall’articolo 24 della legge 30 dicembre 2010, n. 240 e ai sensi delle pertinenti norme regolamentari dell’Ateneo;
    8. deliberare in merito all’assunzione da parte del Dipartimento del ruolo di referente principale ovvero associato di corsi di laurea, di laurea magistrale e a ciclo unico e degli obblighi conseguenti, compresi quelli relativi ai requisiti di docenza da assicurare, verificandone il rispetto da parte dei professori e dei ricercatori appartenenti al Dipartimento, ai sensi delle pertinenti norme dello Statuto;
    9. approvare, fatte salve le esigenze di coordinamento con le Facoltà e/o le Scuole di riferimento, la programmazione annuale dell’offerta formativa e l’attribuzione dei compiti didattici, ivi compresi quelli necessari a far fronte alle esigenze di corsi di studio anche non raccordati al Dipartimento, nel rispetto delle norme sui doveri accademici dei professori e dei ricercatori, fermo restando che del carico didattico complessivo di ciascun professore e ricercatore afferente al Dipartimento si tiene conto in sede di ripartizione delle risorse; deliberare l’attivazione di contratti di insegnamento, ai sensi dell’articolo 23 della legge 240/2010 e delle pertinenti norme regolamentari dell’Ateneo, ovvero di affidamenti, ai sensi delle relative norme stabilite dall’Ateneo;
    10. proporre ai Comitati di direzione delle Facoltà e/o delle Scuole di riferimento, di concerto con gli altri Dipartimenti interessati, l’istituzione, l’attivazione e l’eventuale disattivazione di corsi di laurea, di laurea magistrale e a ciclo unico e di scuole di specializzazione;
    11. proporre, sentiti i Comitati di direzione delle Facoltà e/o delle Scuole di riferimento, di concerto con gli altri Dipartimenti interessati, le modifiche agli ordinamenti e regolamenti didattici dei corsi di studio;
    12. organizzare, coordinare e gestire le attività di tutorato e di orientamento, le attività culturali e altre attività rivolte all’esterno;
    13. esprimere al Senato accademico il proprio parere motivato in merito alle richieste formulate da professori e ricercatori di ruolo appartenenti al Dipartimento di passaggio a settori scientifico-disciplinari diversi da quelli di inquadramento;
    14. deliberare in merito alla concessione di nulla-osta a professori e ricercatori appartenenti al Dipartimento per lo svolgimento di attività didattica presso altre sedi universitarie o in corsi di studio di cui il Dipartimento non sia referente principale o referente associato, secondo le determinazioni del Senato accademico;
    15. esprimere parere sulle proposte di mobilità di professori e ricercatori ai sensi del comma 7 dell’articolo 37 dello Statuto;
    16. proporre l’attivazione e, eventualmente, la disattivazione di scuole di specializzazione, di corsi e scuole di dottorato di ricerca, di corsi per master universitari, di corsi di perfezionamento e di altre iniziative rispondenti ad esigenze di educazione permanente e continua, promuovendone e sostenendone le attività per quanto di competenza e ai sensi della normativa in vigore;
    17. designare una rappresentanza elettiva di professori e ricercatori nei Comitati di direzione delle Facoltà e/o delle Scuole di riferimento, secondo quanto stabilito dal comma 7 dell’articolo 40 dello Statuto e dal Regolamento delle Facoltà e/o delle Scuole alle quali il Dipartimento è raccordato;
    18. determinare la composizione e provvedere alla costituzione della Commissione paritetica docenti-studenti ai sensi del comma 6 dell’articolo 39 dello Statuto e del successivo articolo 3;
    19. deliberare in merito al conferimento di deleghe alla Giunta di Dipartimento e ai Collegi didattici che fanno capo al Dipartimento o, di concerto con gli altri Dipartimenti interessati, ai Collegi didattici interdipartimentali e al Comitato o ai Comitati di direzione delle Facoltà o Scuole alle quali il Dipartimento è raccordato, e assumere tutte le altre deliberazioni necessarie ai fini dell’assolvimento delle funzioni didattiche di competenza, come previste dalle pertinenti norme dello Statuto e dalle disposizioni del presente Regolamento;
    20. proporre la costituzione di Centri interdipartimentali di ricerca e funzionali, di Centri funzionali integrati e di Centri di ricerca;
    21. deliberare, per quanto di pertinenza, in merito a convenzioni e contratti per l’esecuzione di attività di ricerca e di attività didattica; alla partecipazione a programmi di ricerca, anche in collaborazione con istituzioni, enti e imprese locali, nazionali e internazionali, verificando la possibilità di svolgimento delle attività cui si riferiscono e la loro congruità con le finalità istituzionali; formulare proposte in merito a convenzioni per lo svolgimento di attività assistenziale, alla partecipazione a centri e consorzi interuniversitari, a consorzi e società consortili, a fondazioni e associazioni;
    22. approvare l'eventuale svolgimento di prestazioni a pagamento per conto terzi, nel rispetto delle finalità universitarie e delle norme relative;
    23. approvare la relazione annuale sull’attività didattica e scientifica presentata dal Direttore del Dipartimento e deliberare il rapporto annuale di autovalutazione dell’attività scientifica e didattica in coerenza con i criteri definiti dagli organi di governo e le indicazioni fornite dall’Agenzia Nazionale di Valutazione del sistema Universitario e della Ricerca (ANVUR) e dal Nucleo di valutazione dell’Ateneo, rendendone pubblici i risultati;
    24. esercitare tutte le altre attribuzioni che gli sono demandate dalle norme in vigore e dalle delibere degli organi accademici.
  16. Spetta altresì al Consiglio di Dipartimento avanzare eventuali proposte motivate di conferimento del titolo di professore emerito, ai sensi della normativa in vigore, a professori ordinari già in servizio nell’Ateneo e appartenenti al Dipartimento i quali, oltre a possedere i requisiti previsti dalla legge, si siano distinti per contributi particolarmente rilevanti di ordine scientifico e didattico e per l’impegno nella vita accademica. Le proposte, di norma non superiori a due in un triennio e approvate con il voto favorevole di almeno i quattro quinti dei professori e dei ricercatori componenti il Consiglio di Dipartimento, sono sottoposte al Senato accademico che ne può deliberare l’inoltro al Ministero con il voto favorevole di almeno i quattro quinti dei professori e dei ricercatori suoi componenti.
  17. Compete parimenti al Consiglio di Dipartimento avanzare eventuali proposte di conferimento di lauree honoris causa in uno dei corsi di laurea magistrale o dei corsi a ciclo unico di cui il Dipartimento sia referente principale, a personalità i cui meriti scientifici, umanitari o sociali siano di indubbio rilievo e siano chiaramente riconosciuti come tali anche a livello pubblico. Nel caso in cui la proposta sia riferita a un corso di studio gestito da un Collegio interdipartimentale, è richiesto il voto favorevole di tutti i Dipartimenti associati. Le proposte, di norma non superiori a una in un quinquennio, approvate con il voto favorevole di almeno i quattro quinti dei professori e dei ricercatori componenti il Consiglio del Dipartimento, sono sottoposte al Senato accademico che ne può deliberare l’inoltro al Ministero con il voto favorevole di almeno i quattro quinti dei professori e dei ricercatori suoi componenti.
  18. 18. Il Consiglio di Dipartimento può deliberare, secondo le disposizioni previste dal Regolamento del Dipartimento, la costituzione di Commissioni con compiti istruttori o incaricate di seguire particolari campi di attività che lo richiedano, fatte salve le disposizioni di cui al successivo comma 32 e le competenze decisionali del Consiglio e fermo restando il diritto di tutti i componenti del Consiglio stesso di partecipare alle riunioni delle Commissioni anche se non inclusi tra i loro componenti ordinari, comunque con le limitazioni stabilite dal richiamato comma 32.
  19. Il Direttore del Dipartimento ha i compiti definiti dal comma 5 dell'articolo 38 dello Statuto. Compete in particolare al Direttore:
    1. individuare i fabbisogni e le opportunità di sviluppo e redigere i documenti di programmazione e di indirizzo relativi alle linee generali annuali e triennali di attività del Dipartimento da sottoporre al Consiglio di Dipartimento;
    2. proporre al Consiglio del Dipartimento le previsioni sull’utilizzo delle risorse, secondo le disposizioni del Regolamento d’Ateneo per l’amministrazione, la finanza e la contabilità;
    3. assumere, in accordo con i criteri stabiliti dal Consiglio di Dipartimento, le decisioni di spesa entro il limite stabilito dal Regolamento d'Ateneo per l'amministrazione, la finanza e la contabilità;
    4. assumere, nei casi di necessità e urgenza, atti di competenza del Consiglio o eventualmente delegati alla Giunta, sottoponendoli successivamente agli organi competenti per la ratifica nella prima seduta utile;
    5. indirizzare e sovrintendere all’utilizzo del personale tecnico-amministrativo avvalendosi della collaborazione, per quanto di competenza, del Responsabile amministrativo;
    6. validare e proporre al Consiglio del Dipartimento il rendiconto delle spese di gestione e di investimento predisposto dal Responsabile amministrativo;
    7. indire, con le modalità stabilite nel Regolamento del Dipartimento, le votazioni per l’elezione delle rappresentanze negli organi del Dipartimento, escluse quelle delle rappresentanze studentesche indette dal Rettore.
  20. Il Direttore del Dipartimento è componente di diritto del Comitato di direzione delle Facoltà e/o delle Scuole alle quali il Dipartimento è raccordato. In caso di indisponibilità o di raccordo del Dipartimento a più di una Facoltà e/o Scuola, egli può delegare a rappresentarlo il Vicedirettore o altro componente della Giunta.
  21. Il Direttore del Dipartimento è eletto nell’osservanza dei requisiti soggettivi e delle modalità procedurali di cui al comma 5 dell’articolo 38 dello Statuto. Nelle prime tre votazioni è necessaria la partecipazione della maggioranza assoluta degli aventi diritto al voto e il Direttore è eletto con la medesima maggioranza. Ove non si raggiunga la partecipazione minima necessaria le predette votazioni sono nuovamente indette in altra data. Nella quarta e nella quinta votazione è necessaria la partecipazione di almeno un terzo degli aventi diritto al voto. Nella quarta votazione il Direttore è eletto a maggioranza assoluta dei presenti.
  22. Il Regolamento del Dipartimento stabilisce le modalità di nomina di un Vicedirettore, che coadiuva il Direttore e lo supplisce in caso di assenza o temporaneo impedimento. In caso di assenza o di temporaneo impedimento anche del Vicedirettore, le funzioni di supplenza sono assolte da un altro professore di ruolo a ciò delegato dal Direttore o, in sua assenza, dal Vicedirettore.
  23. La Giunta del Dipartimento è costituita nell’ambito del Consiglio ai sensi del comma 6 dell’articolo 38 dello Statuto e di quanto stabilito dal Regolamento di ciascun Dipartimento. Essa esercita funzioni istruttorie rispetto ai lavori del Consiglio del Dipartimento e assolve ai compiti, anche delegati, stabiliti dal Regolamento del Dipartimento.
  24. I Regolamenti di Dipartimento determinano le procedure di convocazione e le norme di funzionamento delle sedute dei Consigli di Dipartimento e di quelle della Giunta. Per queste ultime si applicano, per quanto compatibili, le regole stabilite dai successivi commi.
  25. Spetta al Direttore del Dipartimento fissare l’ordine del giorno di ciascuna seduta, anche tenendo conto delle eventuali proposte formulate da singoli componenti del Consiglio del Dipartimento. Il Direttore è comunque tenuto ad iscrivere all’ordine del giorno gli argomenti per i quali gli sia pervenuta almeno dieci giorni prima della seduta una richiesta sottoscritta da una parte dei componenti il Consiglio nell’entità stabilita dal Regolamento del Dipartimento.
  26. Per la validità delle sedute è richiesta la presenza della maggioranza dei convocati con diritto di voto, detratti gli assenti giustificati, fino al limite di un quinto dei componenti, e i rappresentanti degli studenti che, ai sensi del secondo capoverso del comma 3 dell’articolo 38 dello Statuto, non vengono computati a questo fine.
  27. Il Direttore apre la seduta dopo aver accertato l’esistenza del numero legale, che rimane presunta per tutta la durata della seduta. Ogni componente del Consiglio può chiedere la verifica del numero legale prima che si proceda alla deliberazione. Nel caso in cui risulti accertata la sopravvenuta mancanza del numero legale, il Direttore sospende la seduta per mezz’ora. Se alla ripresa il numero legale continua a non essere raggiunto, il Direttore toglie la seduta. Ove ciò accada, il Direttore può rimandare alla successiva seduta i punti all’ordine del giorno sui quali non è stato possibile deliberare, ovvero convocare entro i dieci giorni successivi una specifica seduta con all’ordine del giorno i punti non trattati.
  28. Per l’assunzione delle delibere, salvo che per gli argomenti per i quali sia diversamente disposto dalle norme legislative o dalle norme statutarie e regolamentari dell’Ateneo, è richiesta l’approvazione da parte della maggioranza assoluta dei presenti. Per l’assunzione delle delibere inerenti alla ricerca è necessario il voto favorevole della maggioranza dei professori e dei ricercatori.
  29. Le proposte sono poste in votazione nell’ordine seguente: dapprima gli eventuali emendamenti soppressivi, successivamente gli emendamenti modificativi, quindi il testo proposto. Se questo viene approvato, vengono votati gli eventuali emendamenti aggiuntivi. Eventuali emendamenti sostitutivi o modificativi di altri emendamenti vengono posti in votazione prima dell’emendamento in discussione. Eventuali mozioni d’ordine hanno la precedenza sull’ordine degli interventi e devono essere sottoposte subito alla votazione.
  30. Di norma l’espressione di voto è palese e si effettua per alzata di mano. I Regolamenti di Dipartimento precisano i casi nei quali la votazione ha luogo per appello nominale ovvero a scrutinio segreto.
  31. La partecipazione alle sedute del Consiglio di Dipartimento delle varie componenti è disciplinata dai Regolamenti di Dipartimento ai sensi del comma 4 dell’articolo 38 dello Statuto.
  32. Fatto salvo quanto previsto dalla richiamata norma statutaria, le deliberazioni riguardanti le richieste di posti di ruolo, le chiamate dei professori e dei ricercatori e argomenti che implichino la formulazione di giudizi sulle qualità scientifiche e didattiche di singoli professori e ricercatori sono adottate dal Consiglio di Dipartimento in sedute con partecipazione limitata alla fascia corrispondente e a quella o a quelle superiori.
  33. Con riguardo alla partecipazione, riservata dalla norma statutaria ai soli professori e ricercatori, alle deliberazioni concernenti i compiti didattici, essa è da intendere come riferita alla sola copertura degli stessi, fermo restando che l’attribuzione di affidamenti e contratti e la concessione di nulla osta è assunta in seduta plenaria.
  34. Qualora siano in discussione argomenti che implichino un interesse diretto di un componente del Consiglio, la relativa delibera è presa in assenza o previo momentaneo allontanamento dell’interessato, dandone registrazione nel verbale.
  35. Le sedute del Consiglio di Dipartimento sono verbalizzate a cura del Segretario, a ciò designato dal Direttore. Ciascun verbale di seduta dovrà indicare: il giorno, l'orario d'inizio e di conclusione dei lavori, il luogo dell'adunanza; chi presiede e chi esercita le funzioni di Segretario; i nomi dei componenti presenti e di quelli assenti, indicando, per questi ultimi quelli che hanno giustificato l'assenza e quelli che non l'hanno fatto; l'ordine del giorno; l'illustrazione dell'argomento trattato, eventualmente corredata con la documentazione e le note esplicative che lo riguardano; il testo delle delibere assunte e l'indicazione dell'esito della votazione, nonché le eventuali affermazioni e dichiarazioni di voto di cui nel corso della seduta sia stata richiesta la verbalizzazione dall'interessato, che deve farne pervenire al segretario entro i successivi otto giorni il testo scritto. A richiesta degli interessati, il verbale fa esplicita menzione del voto favorevole, contrario o astenuto espresso da singoli componenti.
  36. Le delibere approvate hanno effetto immediato. Gli estratti anticipati del verbale ad esse relativi vengono inoltrati al più presto, a firma e a cura del Direttore, ai competenti uffici per dar corso alle conseguenti procedure.
  37. I verbali delle sedute del Consiglio di Dipartimento sono approvati seduta stante oppure vengono sottoposti ad approvazione nella loro completezza in apertura della seduta successiva, dopo essere stati resi disponibili con sufficiente anticipo per il controllo da parte di coloro che vi abbiano preso parte, secondo le modalità definite nei Regolamenti di Dipartimento. I verbali delle adunanze sono firmati dal Direttore (o da chi ne abbia fatto le veci) e dal Segretario e conservati a cura del Direttore, che ne trasmette copia, corredata dai relativi estratti, alla Direzione generale per i conseguenti adempimenti. I verbali delle sedute nelle quali si è provveduto all'elezione del Direttore, firmati dal Decano e dal Segretario, sono approvati seduta stante.
  38. Le delibere del Consiglio di Dipartimento sono pubbliche, ai sensi della normativa in vigore. I verbali delle sedute del Consiglio sono consultabili da tutti i componenti il Consiglio, i quali sono comunque tenuti alla riservatezza sull'andamento dei lavori e sulle discussioni relative. Su eventuali richieste di copie è competente il Direttore, nel rispetto della normativa in vigore. Sono comunque accolte, se formulate dai diretti interessati, le eventuali richieste di avere copia delle delibere concernenti chiamate di docenti o forme di selezione o scelta tra più richiedenti o proponenti, nonché delle delibere relative alle attività svolte per conto terzi e alle prestazioni disciplinate da tariffario, se formulate dal personale del Dipartimento.

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Art. 14 - Commissioni paritetiche docenti-studenti

  1. Ai sensi del comma 6 dell’articolo 39 dello Statuto, presso ciascun Dipartimento sono costituite, in relazione ai corsi di laurea, di laurea magistrale e a ciclo unico di cui il Dipartimento è referente principale le Commissioni paritetiche docenti-studenti previste dall’articolo 2, comma 2 lettera g), della legge 240/2010, quale osservatorio permanente delle attività didattiche. Nel caso di corsi di studio gestiti a livello interdipartimentale, le Commissioni sono costituite nell’ambito dei pertinenti Collegi didattici.
  2. Le Commissioni sono composte, secondo modalità stabilite dal Regolamento di ciascun Dipartimento o con deliberazione del competente Collegio interdipartimentale, da un egual numero di docenti e di studenti, non inferiore per ciascuna componente al numero dei corsi di laurea, di laurea magistrale e a ciclo unico di cui il Dipartimento è referente principale e, comunque, non inferiore a quattro. I docenti sono designati dal Consiglio di Dipartimento in modo da garantire, per quanto possibile, la rappresentatività di ogni corso di studio di cui il Dipartimento è responsabile. Salvo indisponibilità, la stessa rappresentatività deve essere garantita per la componente studentesca, la cui designazione compete ai rappresentanti degli studenti presenti nel Consiglio di Dipartimento. Qualora, in prima applicazione, la componente studentesca presente nel Consiglio di Dipartimento non sia rappresentativa di tutti i corsi di studio che fanno capo al Dipartimento, la Commissione può cooptare in soprannumero studenti che non siano componenti del Consiglio, individuandoli secondo modalità stabilite dal Regolamento del Dipartimento. Il Presidente di ciascuna Commissione è designato dal Consiglio di Dipartimento ovvero dal Collegio didattico interdipartimentale di riferimento, tra i professori di prima o di seconda fascia, con mandato triennale rinnovabile consecutivamente una sola volta. Il Presidente nomina un Vice Presidente scegliendolo, di norma, fra gli studenti.
  3. Sono compiti delle Commissioni paritetiche:
    1. monitorare l’offerta formativa, la qualità della didattica, l’attività di servizio agli studenti da parte dei professori e dei ricercatori;
    2. formulare pareri circa la compatibilità tra i crediti assegnati alle attività formative e i relativi obiettivi programmati;
    3. individuare indicatori per la valutazione dei risultati raggiunti nelle materie di cui al punto a), da sottoporre al Nucleo di valutazione, anche in relazione alle procedure di valutazione della didattica messe in atto dagli organi dell’Ateneo e nazionali;
    4. misurare ai sensi della normativa in vigore i risultati ottenuti nell’apprendimento;
    5. verificare il livello di soddisfazione espresso dagli studenti sui singoli insegnamenti, sulle altre attività formative e sui corsi di studio nel loro complesso, in accordo con gli interventi operati dall’Ateneo e in collaborazione con il Nucleo di valutazione;
    6. redigere entro il 31 dicembre di ogni anno una relazione annuale contenente proposte al Nucleo di valutazione volte al miglioramento della qualità e dell’efficacia dei corsi di studio, anche in relazione ai risultati ottenuti nell’apprendimento, in rapporto alle prospettive occupazionali e di sviluppo personale e professionale, nonché alle esigenze del sistema economico e produttivo. La predetta relazione è altresì trasmessa al Senato accademico, al Dipartimento o ai Dipartimenti di riferimento, ai competenti Collegi didattici e Comitati di direzione delle Facoltà o Scuole;
    7. svolgere attività divulgativa delle politiche di qualità dell’Ateneo nei confronti degli studenti;
    8. formulare pareri sull’istituzione, attivazione ed eventuale disattivazione dei corsi di laurea, di laurea magistrale e a ciclo unico.
  4. Nel rispetto della normativa sulla privacy i membri della Commissione paritetica hanno accesso, tramite il Presidente della Commissione stessa, ai documenti e ai dati disponibili in Ateneo e/o elaborati dal Nucleo di valutazione che siano utili per lo svolgimento dei compiti di cui al comma 3.
  5. Le Commissioni sono tenute ad esprimere i pareri richiesti entro il termine di trenta giorni dalla richiesta. La mancata formulazione del parere entro il predetto termine equivale ad assenso.
  6. Il servizio di segreteria delle Commissioni paritetiche è garantito dalla Direzione di ciascun Dipartimento.

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Art. 15 - Collegi didattici

  1. I Collegi didattici sono costituiti e operano ai sensi dei commi 2, 3 e 4 dell’articolo 39 dello Statuto, fatte salve le competenze e le responsabilità didattiche dei Dipartimenti, come stabilite dai commi 1, 4, 5 e 6 dello stesso articolo 39, dalle pertinenti disposizioni del precedente articolo 2 del presente Regolamento e dalle ulteriori specificazioni eventualmente stabilite da ciascun Regolamento di Dipartimento.
  2. Spetta ai Collegi didattici provvedere alla gestione collegiale e ordinaria delle attività didattiche e formative dei corsi di laurea, di laurea magistrale e a ciclo unico che ad essi fanno capo, provvedere agli adempimenti necessari ai percorsi di carriera degli studenti, avanzare richieste e proposte nelle materie di pertinenza ai Consigli dei Dipartimenti di riferimento, assumere i compiti delegati eventualmente conferiti dagli stessi Dipartimenti.
  3. Con riferimento ai corsi di studio di pertinenza, rientra tra i compiti dei Collegi:
    1. formulare suggerimenti ai Dipartimenti referenti principali e associati in materia di revisione degli ordinamenti e dei regolamenti didattici;
    2. formulare proposte in materia di organizzazione della didattica e delle relative attività di supporto;
    3. avanzare proposte ai Dipartimenti referenti principali ai fini della programmazione annuale dell’offerta formativa e della predisposizione dei manifesti degli studi;
    4. esprimere ai Dipartimenti referenti principali le esigenze didattiche degli insegnamenti e delle altre attività formative, formulando eventuali proposte ai fini della loro copertura e dell’adozione degli opportuni miglioramenti;
    5. applicare i piani didattici e coordinare i contenuti degli insegnamenti e delle altre attività formative e sovrintendere al loro svolgimento, garantendone la coerenza e il livello qualitativo rispetto agli obiettivi formativi e alle indicazioni fornite dai Dipartimenti referenti principali e, per quanto di competenza, dal Comitato di direzione della Facoltà o Scuola cui questi sono raccordati, tenendo conto dei rilievi e degli elementi di valutazione espressi dai pertinenti organi dipartimentali e di Ateneo;
    6. organizzare, ai sensi della normativa in vigore e sulla base dei criteri indicati dai Dipartimenti referenti principali:
      1. lo svolgimento delle prove di accesso ai corsi di studio a numero programmato;
      2. lo svolgimento delle prove non selettive di verifica della preparazione iniziale degli studenti immatricolati ai corsi di laurea, indirizzando coloro che presentano lacune formative ad apposite attività di recupero e coordinandone la realizzazione;
      3. la verifica del possesso da parte dei candidati all’iscrizione ai corsi di laurea magistrale degli specifici requisiti curriculari e l’accertamento dell’adeguatezza della loro preparazione personale;
    7. definire, su proposta del Presidente del Collegio, la composizione delle commissioni per gli esami di profitto degli insegnamenti e delle commissioni preposte allo svolgimento delle prove finali dei corsi di laurea e alla valutazione delle tesi di laurea magistrale, da sottoporre alla approvazione dei Consigli dei Dipartimenti referenti principali, salvo attribuzione da parte di questi ultimi delle relative deleghe;
    8. designare, su proposta del Presidente del Collegio, i correlatori delle tesi di laurea magistrale;
    9. avanzare richieste per il potenziamento e l’attivazione dei servizi didattici;
    10. esaminare e approvare i piani di studio individuali degli studenti, i programmi da svolgere all’estero e le richieste di riconoscimento di crediti formativi;
    11. deliberare, a richiesta degli interessati, sul riconoscimento degli studi compiuti e dei titoli conseguiti;
    12. applicare i criteri d’Ateneo per la Garanzia della Qualità dei corsi di studio;
    13. assolvere a tutti gli altri compiti conferiti, anche con delega operativa, dai Consigli dei Dipartimenti interessati.
  4. I Collegi didattici sono composti secondo le disposizioni previste dal comma 2, primo capoverso, dell’articolo 39 dello Statuto. I docenti di insegnamenti comuni a più corsi di studio fanno parte di tutti i relativi Collegi, salvo che decidano di partecipare soltanto a uno o più di questi, dandone comunicazione ai rispettivi Presidenti, ai Direttori dei Dipartimenti nel cui ambito i Collegi operano e al Rettore. Alle riunioni dei Collegi partecipano, con diritto di voto, anche i ricercatori che svolgono attività didattica integrativa nei corsi di studio di riferimento dei Collegi, nonché i collaboratori ed esperti linguistici e i lettori di scambio che operano per gli stessi corsi; vi partecipano, altresì, senza che la loro presenza sia considerata ai fini della determinazione del numero legale per la validità delle sedute, i professori e i ricercatori di altro Ateneo a cui siano attribuiti per affidamento compiti didattici nei corsi di studio medesimi.
  5. I Regolamenti dei Dipartimenti referenti principali possono prevedere la partecipazione ai Collegi didattici dei professori a contratto e del personale tecnico-amministrativo che concorra direttamente alla didattica, con le limitazioni e secondo le modalità fissate dal comma 5 dell’articolo 39 dello Statuto. Gli stessi Regolamenti stabiliscono, inoltre, le modalità della partecipazione alle sedute dei Collegi didattici dei docenti responsabili di insegnamenti o moduli ufficialmente mutuati.
  6. Il Regolamento della Facoltà di Medicina e Chirurgia reca disposizioni in merito alla partecipazione ai Collegi didattici interessati del personale del Servizio sanitario cui siano attribuiti compiti didattici nei corsi di studio delle professioni sanitarie.
  7. I Collegi didattici si riuniscono in seduta ordinaria di norma non meno di quattro volte nel corso dell’anno accademico e comunque quando il Presidente ne ravvisi la necessità. Rispetto alla fissazione dell’ordine del giorno, alla validità e alla conduzione delle sedute e alla approvazione delle delibere, si applicano, per quanto compatibili, le corrispondenti norme previste per i Consigli di Dipartimento.
  8. I verbali delle sedute dei Collegi didattici, a firma del Presidente o di chi ne abbia fatto le veci, e del Segretario, sono conservati a cura dello stesso Presidente, e da questo trasmessi in copia al Direttore del Dipartimento referente principale, che provvede a sottoporre le proposte e gli argomenti ivi contenuti al Consiglio di Dipartimento, e al Presidente del Comitato di direzione della Facoltà o Scuola cui il predetto Dipartimento è raccordato. I verbali, corredati dai relativi estratti, devono essere altresì trasmessi alla Direzione generale dell’Ateneo per i conseguenti adempimenti amministrativi.
  9. Il Presidente del Collegio didattico è eletto dal Collegio didattico nel proprio ambito, di norma tra i professori appartenenti al Dipartimento referente principale o responsabile, secondo le modalità previste dal secondo capoverso del comma 3 dell’articolo 39 dello Statuto. Il Presidente del Collegio didattico rimane in carica per un triennio ed è immediatamente rieleggibile una sola volta. A lui compete monitorare lo svolgimento delle attività didattiche gestite dal Collegio e verificare il pieno assolvimento degli impegni di competenza dei singoli docenti, intervenendo direttamente nei casi di particolare urgenza ovvero sottoponendo alla valutazione del Consiglio del Dipartimento di appartenenza le situazioni che lo richiedano. Il Presidente esercita, inoltre, le eventuali attribuzioni delegategli dal Direttore del Dipartimento referente principale.
  10. I Regolamenti interni dei Dipartimenti referenti principali possono prevedere la designazione di un Vicepresidente che coadiuva il Presidente nello svolgimento delle sue funzioni, anche con il conferimento di compiti delegati.
  11. I Collegi didattici interdipartimentali sono costituiti e operano ai sensi del comma 4 dell’articolo 39 dello Statuto e nel rispetto delle disposizioni, per quanto applicabili, stabilite dai precedenti commi del presente articolo. Le disposizioni relative a ciascun Collegio didattico interdipartimentale, comprensive della determinazione delle deleghe deliberative loro conferite, costituiscono parte integrante dei Regolamenti interni dei Dipartimenti associati. Ferme restando le disposizioni operative di cui alle norme statutarie e regolamentari, la condizione di referente principale per le procedure che ne richiedano l’individuazione, è attribuita al Dipartimento di appartenenza del Presidente di ciascun Collegio didattico interdipartimentale, fatte salve diverse disposizioni specifiche stabilite nei Regolamenti interni dei Dipartimenti associati.
  12. I Regolamenti interni dei Dipartimenti referenti principali possono prevedere la costituzione di Commissioni con i compiti di cui all’ultimo capoverso del comma 2 dell’articolo 39 dello Statuto.

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Art. 16 - Facoltà e Scuole

  1. Le Facoltà e le Scuole sono, ai sensi della normativa in vigore, strutture di raccordo con funzioni di coordinamento e di razionalizzazione delle attività didattiche e formative erogate dai Dipartimenti in esse raggruppati.
  2. Le modalità dell’aggregazione dei Dipartimenti alle Facoltà o Scuole e le funzioni e le competenze delle medesime, sono stabilite dall’articolo 40 dello Statuto. Le modalità specifiche del loro funzionamento sono determinate dai rispettivi Regolamenti, approvati ai sensi dell’articolo 23 dello stesso Statuto. Le proposte di aggregazione alle Facoltà o Scuole, formulate dai Consigli dei Dipartimenti nel rispetto delle disposizioni legislative e delle norme statutarie, sono approvate dal Senato accademico con il voto favorevole del Consiglio di amministrazione.
  3. Ai Comitati di direzione, organi deliberanti delle Facoltà e delle Scuole, competono le funzioni di cui al comma 6 dell’articolo 40 dello Statuto. Alla Facoltà di Medicina e Chirurgia e al suo Comitato di direzione si applicano le disposizioni di cui al comma 4 del medesimo articolo.
  4. I Comitati di direzione delle Facoltà e delle Scuole sono costituiti ai sensi del comma 7 dell’articolo 40 dello Statuto. I Direttori dei Dipartimenti raccordati, componenti di diritto dei Comitati, possono, in caso di indisponibilità, delegare a rappresentarli in seno agli stessi i Vicedirettori o altri componenti delle Giunte.
  5. I Regolamenti delle Facoltà e delle Scuole stabiliscono il numero dei professori e dei ricercatori componenti il Comitato di direzione, fatto salvo il limite massimo indicato al suddetto comma 7, primo capoverso, dell’articolo 40 dello Statuto, individuando quanti debbano essere designati tra i Presidenti dei Collegi didattici e dei Collegi didattici interdipartimentali e tra i responsabili delle attività assistenziali di competenza delle strutture, ove previste, e ripartendo la restante quota tra i Dipartimenti raccordati, sulla base dei carichi didattici di competenza dei professori e dei ricercatori in servizio presso ciascun Dipartimento nell’ambito del complesso dei corsi di studio di interesse. I Consigli di Dipartimento provvedono ad eleggere i propri rappresentanti tra i componenti delle rispettive Giunte. Il mandato della componente docente ha durata triennale ed è rinnovabile consecutivamente una sola volta.
  6. La componente studentesca in seno ai Comitati di direzione è, ove possibile, rappresentativa dei vari corsi di studio che fanno riferimento alla Facoltà o Scuola, ed è eletta secondo quanto disposto dal comma 3 dell’articolo 38 dello Statuto, ferma restando l’inapplicabilità del numero minimo di rappresentanti previsto dal secondo capoverso del predetto comma 3, qualora la prescritta percentuale del 15% dei componenti l’organo, sulla cui base deve determinarsi l’entità numerica dei rappresentanti degli studenti, sia inferiore a cinque.
  7. Le modalità di designazione del Presidente del Comitato di direzione delle Facoltà e delle Scuole sono stabilite dal comma 8 dell’articolo 40 dello Statuto.
  8. Rientra tra i compiti dei Comitati di direzione delle Facoltà e delle Scuole:
    1. verificare il piano generale annuale dell’offerta formativa dei corsi di studio che fanno capo ai Dipartimenti referenti principali raccordati alla Facoltà o alla Scuola, comprensivo del piano delle coperture, come predisposto dagli stessi Dipartimenti;
    2. verificare l’efficace e pieno utilizzo da parte dei Dipartimenti delle risorse di docenza e delle strutture destinate alla didattica;
    3. proporre al Senato accademico, sulla base delle richieste avanzate dai Dipartimenti raccordati e della valutazione delle risorse necessarie e di quelle disponibili, l’istituzione, l’attivazione e l’eventuale disattivazione dei corsi di studio;
    4. verificare l’andamento dei corsi di studio di pertinenza in rapporto alle risorse utilizzate, tenuto conto dei pareri espressi dalle Commissioni paritetiche docenti-studenti operanti presso i Dipartimenti referenti principali e delle valutazioni formulate dal Nucleo di valutazione; promuovere in collaborazione con i Dipartimenti raccordati iniziative adeguate al fine del miglioramento continuo dell’efficacia e della qualità della didattica e dei servizi formativi;
    5. formulare pareri in materia di revisione degli ordinamenti e dei regolamenti didattici;
    6. definire, nell’ambito delle disposizioni al riguardo dell’Ateneo, il calendario didattico di riferimento comune ai corsi di studio che fanno capo ai Dipartimenti raccordati alla Facoltà o alla Scuola, comprensivo dei periodi di svolgimento degli esami di laurea e di profitto;
    7. promuovere, in collaborazione con le competenti strutture d’Ateneo e con i Dipartimenti e i Collegi didattici, le attività di orientamento e di comunicazione verso l’esterno dell’offerta formativa che fa capo ai Dipartimenti raccordati alla Facoltà o alla Scuola e delle connesse attività;
    8. proporre ai Dipartimenti raccordati iniziative volte all’internazionalizzazione delle attività formative;
    9. coordinare e sovrintendere, ove necessario, allo svolgimento degli adempimenti indicati all’articolo 4, comma 3 lettera f), del presente Regolamento;
    10. assolvere a tutti gli altri compiti, anche delegati dai Dipartimenti raccordati, definiti in coerenza con le norme statutarie e regolamentari e secondo le opportune forme di collaborazione con le competenti strutture d’Ateneo, finalizzati alla più efficace promozione e al coordinamento di attività funzionali all’insieme dei corsi di studio che fanno capo alla Facoltà o alla Scuola.
  9. I Comitati di direzione formulano i loro pareri, come stabilito dal comma 4, primo capoverso, dell’articolo 37 dello Statuto, sulle proposte di assegnazione di posti di professore di ruolo e di ricercatore a tempo determinato e di trasferimento di ricercatori di ruolo, formulate dai Dipartimenti raccordati alla Facoltà o alla Scuola, motivandoli in relazione al quadro complessivo delle esigenze e dei bisogni e delle relative priorità sotto l’esclusivo profilo didattico e formativo dei corsi di studio che fanno capo alla Facoltà o Scuola. Eventuali pareri negativi non interrompono l’iter delle proposte.
  10. Ai sensi delle disposizioni legislative e statutarie, la Facoltà di Medicina e Chirurgia assume anche le competenze conseguenti alle funzioni assistenziali, necessarie a garantire l’inscindibilità di queste dalle funzioni primarie di didattica e di ricerca. Nell’ambito del Comitato di direzione, per le questioni attinenti ai rapporti con la Regione Lombardia e le strutture del Servizio sanitario nazionale e regionale, alla stipula e all’attuazione degli accordi convenzionali connessi con gli insegnamenti clinici, opera una Commissione istruttoria che comprende il Presidente del Comitato di direzione della Facoltà e i Direttori dei Dipartimenti raccordati alla Facoltà. Alla Commissione istruttoria partecipa, quando gli argomenti all’ordine del giorno lo richiedano, il Prorettore alla sanità, ove esistente e se persona diversa dal Presidente del Comitato di direzione. In merito alle proposte di assegnazione di posti di professore di ruolo e di ricercatore a tempo determinato, di mobilità interdipartimentale e di trasferimento di ricercatori di ruolo che comportino da parte dei destinatari anche l’assunzione di funzioni assistenziali, formulate dai Dipartimenti raccordati alla Facoltà, il Comitato di direzione svolge una funzione di coordinamento e ne valuta la congruità esprimendo al riguardo il proprio parere.
  11. La Facoltà alla quale sono raccordati i Dipartimenti di area medico-veterinaria provvede anche a curare i rapporti con le istituzioni sanitarie veterinarie, fatte salve le competenze specifiche degli stessi Dipartimenti e della struttura ospedaliera universitaria, e a monitorare l’applicazione del sistema di certificazione e di accreditamento europeo del corso di laurea a ciclo unico in Medicina veterinaria.
  12. I Comitati di direzione si riuniscono in seduta ordinaria di norma non meno di quattro volte nel corso dell’anno accademico e comunque quando il Presidente ne ravvisi la necessità. Rispetto alla fissazione dell’ordine del giorno, alla validità e alla conduzione delle sedute e alla approvazione delle delibere, si applicano, per quanto compatibili, le corrispondenti norme previste per i Consigli di Dipartimento. I verbali delle sedute dei Comitati di direzione delle Facoltà e Scuole, a firma del Presidente o di chi ne abbia fatto le veci, e del Segretario, sono conservati a cura del Presidente, che ne trasmette copia ai Direttori dei Dipartimenti referenti, al Rettore e al Direttore generale.
  13. Per le esigenze di segreteria e comunque collegate alle loro funzioni, i Presidenti dei Comitati di direzione delle Facoltà e delle Scuole si avvalgono di personale dedicato reso disponibile dall’Amministrazione universitaria.

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Art. 17 - Dottorato di ricerca

  1. Le disposizioni per l’attivazione e il funzionamento dei corsi di dottorato di ricerca e l’istituzione delle scuole di dottorato, sono stabilite dall'articolo 41 dello Statuto e dell'apposito Regolamento d'Ateneo, emanato ai sensi della normativa in vigore. Il Regolamento disciplina altresì le modalità di valutazione periodica dei corsi e delle scuole di dottorato e gli organi preposti alla loro gestione.
  2. Il Regolamento d’Ateneo in materia di dottorato di ricerca è approvato del Senato accademico con il voto favorevole della maggioranza dei componenti, previo parere favorevole del Consiglio di amministrazione espresso dalla maggioranza dei suoi componenti. Esso è emanato con decreto del Rettore ed entra in vigore decorsi quindici giorni dalla sua pubblicazione sul sito web dell’Ateneo. Le modifiche al Regolamento sono disposte con medesime modalità procedurali.
  3. Ciascun corso di dottorato e ciascuna scuola di dottorato si dotano di un proprio Regolamento predisposto, in conformità al Regolamento d’Ateneo, con il voto favorevole della maggioranza dei componenti il Consiglio di Dipartimento o i Consigli di Dipartimento interessati. Per l’adozione dei Regolamenti specifici dei corsi e delle scuole di dottorato si applicano le procedure stabilite al comma 2.

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Art. 18 - Scuole di specializzazione

  1. Le disposizioni in merito all’istituzione a al funzionamento delle scuole di specializzazione e agli organi ad esse preposti, ai sensi della normativa in vigore, sono stabilite dall’articolo 42 dello Statuto e integrate dai commi seguenti.
  2. Ogni scuola di specializzazione è disciplinata da un proprio Ordinamento didattico che ne determina il profilo specialistico e ne identifica gli obiettivi formativi e il relativo percorso di studio funzionale al conseguimento delle necessarie conoscenze culturali e abilità professionali. Gli ordinamenti di riferimento delle scuole di specializzazione attivabili dall’Università degli Studi di Milano sono riportati nella seconda parte del Regolamento didattico d’Ateneo.
  3. Le proposte di istituzione delle scuole di specializzazione, qualora siano di interesse di più Dipartimenti, sono avanzate dal Consiglio del Dipartimento che assume il ruolo di referente principale o comunque responsabile della scuola, anche con funzioni di sede amministrativa, d’intesa con i Consigli dei Dipartimenti associati, previo parere del Comitato di direzione della struttura alla quale i predetti Dipartimenti sono raccordati. Le proposte sono approvate dal Consiglio di amministrazione, previo parere obbligatorio del Senato accademico, sulla base di una documentata verifica delle condizioni necessarie per l’efficace svolgimento dei corsi. Per poter essere istituite le scuole di area sanitaria e di area veterinaria devono disporre di reti formative dotate di risorse assistenziali e socio-assistenziali adeguate e idonee allo svolgimento delle attività professionalizzanti e accreditabili ai sensi della normativa in vigore.
  4. Le scuole di specializzazione possono essere istituite e/o attivate anche in collaborazione con altri atenei al fine di assicurare un più ottimale utilizzo delle risorse strutturali e strumentali e di docenza, previa stipula di apposite convenzioni.
  5. Per le scuole preesistenti, il ruolo di Dipartimento referente principale o responsabile è deliberato, per ciascuna scuola, dai Consigli dei Dipartimenti interessati. Le delibere sono sottoposte all’approvazione del Consiglio di amministrazione che acquisisce in merito il parere obbligatorio del Senato accademico.
  6. Il Consiglio di ciascuna scuola è composto nel rispetto delle norme stabilite dal comma 2, primo capoverso, dell’articolo 42 dello Statuto. Ai fini della validità delle sedute del Consiglio si computano solo i professori e i ricercatori di ruolo. La rappresentanza degli specializzandi è eletta con mandato triennale, rinnovabile una sola volta ove sussistano i requisiti per l’eleggibilità, secondo quanto stabilito dai Regolamenti di ciascuna Scuola. Al Consiglio competono gli adempimenti necessari per i percorsi di carriera degli specializzandi e le funzioni di proposta contemplate dal comma 2, ultimo capoverso, dell’articolo 42 dello Statuto anche in relazione alla stipulazione dei rapporti convenzionali.
  7. Il Direttore rappresenta la scuola ed ha la responsabilità del coordinamento funzionale delle relative attività didattiche; egli è designato con le modalità stabilite dal comma 2, terzo capoverso, dell’articolo 42 dello Statuto. Il Regolamento di ciascuna scuola può prevedere la designazione da parte del Direttore di un Vice Direttore che lo supplisca nei casi di impedimento o assenza.
  8. Norme specifiche relative a ciascuna scuola di specializzazione sono stabilite nel rispettivo Regolamento, predisposto dal Consiglio della scuola, approvato dal Consiglio del Dipartimento o dai Consigli dei Dipartimenti interessati e deliberato dal Senato accademico, previo parere favorevole del Consiglio di amministrazione. Il Regolamento è emanato con decreto del Rettore ed entra in vigore decorsi dieci giorni dalla sua pubblicazione sul sito web dell’Ateneo. Le eventuali modifiche sono approvate e disposte con le procedure sopra indicate. Il Senato accademico, tenuto conto anche della disciplina di cui al comma seguente, definisce uno schema-tipo di regolamento per l’organizzazione e il funzionamento delle scuole, al quale i singoli Regolamenti devono conformarsi.
  9. Le scuole di specializzazione dell'area sanitaria sono oggetto di una specifica disciplina ai sensi del comma 4 dell'articolo 42 dello Statuto. Espletata la procedura ivi prevista la predetta disciplina, definita in apposito Regolamento, è emanata con decreto del Rettore ed entra in vigore decorsi dieci giorni dalla sua pubblicazione sul sito web dell’Ateneo.
  10. Le disposizioni previste dal presente articolo si applicano alla scuola di specializzazione per le Professioni legali per quanto compatibili con la specifica normativa nazionale che disciplina tale tipologia di scuola.
  11. Le scuole di specializzazione funzionanti al momento dell’emanazione del presente Regolamento sono tenute a predisporre i rispettivi Regolamenti entro i tre mesi successivi alla definizione dello schema-tipo previsto al precedente comma 8.

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Art. 19 - Centri interdipartimentali di ricerca

  1. I Centri interdipartimentali di ricerca (nel prosieguo dell’articolo denominati anche “Centri”) sono costituiti per il perseguimento delle finalità indicate all’articolo 48 dello Statuto, secondo le norme generali sui Centri d'Ateneo di cui all'articolo 47 dello stesso Statuto e con le modalità indicate ai successivi commi.
  2. I Centri interdipartimentali di ricerca si configurano quali autonome articolazioni scientifiche rispetto alle strutture dipartimentali proponenti. Le loro finalità e attività non devono coincidere né sovrapporsi a quelle delle predette strutture dipartimentali, salvo che ciò non sia reso necessario dalla particolare complessità, anche multidisciplinare, delle attività che motivano la costituzione del Centro.
  3. La proposta di costituzione di un Centro interdipartimentale di ricerca è formulata, con delibera dei rispettivi Consigli, di norma da almeno tre Dipartimenti, cui appartengono i professori e i ricercatori promotori, ed è approvata dal Consiglio di amministrazione previo parere obbligatorio del Senato accademico. La proposta di costituzione è corredata dal Regolamento di funzionamento previsto al comma 2 dell’art. 47 dello Statuto, che determina le modalità di esercizio delle attività del Centro, il relativo grado di autonomia gestionale, secondo la normativa d’Ateneo in materia, e gli organi che gli sono preposti attese le sue funzioni e specificità. La costituzione del Centro è disposta con apposito decreto dal Rettore, che contestualmente provvede all’emanazione del Regolamento di funzionamento.
  4. Nella proposta devono essere specificate le ragioni che rendono opportuna la costituzione del Centro interdipartimentale, ed indicati gli ambiti nei quali lo stesso opererà nonché gli obiettivi di ricerca di rilevante impegno da perseguire, comportanti un programma di attività almeno triennale. Nella proposta devono essere altresì indicati i Dipartimenti aderenti all’iniziativa, che si impegnano, con delibera dei rispettivi Consigli, a sostenerla senza maggiori oneri per l’Ateneo (di seguito definiti strutture di riferimento); il Dipartimento che assume il ruolo di sede amministrativa del Centro; la durata del Centro; gli eventuali enti e soggetti esterni con interessi convergenti disponibili a collaborare e a fornire risorse anche sulla base di contratti e convenzioni, secondo le pertinenti norme nazionali e d’Ateneo in materia; i nominativi dei professori e dei ricercatori che dichiarano la loro volontà di partecipare al programma di ricerca del Centro; gli spazi e relative attrezzature, le risorse finanziarie, le risorse di personale tecnico e amministrativo necessarie per il funzionamento del Centro che le strutture di riferimento si impegnano a destinare o a dare in uso al Centro per la durata delle sue attività. L’impegno delle strutture di riferimento si intende assunto, salvo apporti ulteriori, per l’intera durata del programma pluriennale alla base della costituzione del Centro. Possono partecipare alle attività di ricerca del Centro, a titolo individuale, anche professori e ricercatori appartenenti a Dipartimenti dell’Ateneo diversi dalle strutture di riferimento.
  5. Nel corso di svolgimento delle attività del Centro, il Consiglio di amministrazione può attribuire ai Dipartimenti di riferimento risorse specifiche, anche di personale, con la clausola di destinarle esclusivamente alle esigenze del Centro, fermo restando che questo non può disporre di una pianta organica propria. I Centri possono usufruire, anche sulla base di contratti e convenzioni, di finanziamenti esterni finalizzati alle proprie spese di funzionamento e assumere, d’intesa con i Dipartimenti di riferimento, attività di ricerca commissionate da enti pubblici e privati su contratto e convenzione, secondo le disposizioni stabilite al riguardo dai pertinenti Regolamenti d’Ateneo.
  6. Successivamente alla costituzione di un Centro interdipartimentale possono chiedere di aderirvi altri Dipartimenti dell’Ateneo interessati ai suoi programmi di ricerca. La richiesta di ciascun Dipartimento, approvata dal rispettivo Consiglio, deve essere formulata secondo le modalità stabilite dal Regolamento di funzionamento del Centro e riportare l’indicazione delle risorse finanziarie, di personale, di spazi e strumentali che lo stesso Dipartimento intende mettere a disposizione del Centro. Le nuove adesioni sono valutate dall’organo di indirizzo del Centro e sono formalizzate con decreto del Rettore.
  7. I Centri interdipartimentali di ricerca sono costituiti per una durata di almeno tre anni e comunque non superiore a sei anni, rinnovabile. La domanda motivata di rinnovo, accompagnata da una relazione che illustri nel dettaglio le attività compiute e dal programma delle attività da svolgere nel periodo per il quale si chiede il rinnovo, è avanzata dall’organo di indirizzo del Centro ed è deliberata dai Consigli dei Dipartimenti di riferimento.  Il Consiglio di amministrazione approva il rinnovo del Centro sulla base dei risultati conseguiti, del permanere delle finalità che lo giustifichino e delle attività programmate, subordinatamente alla verifica positiva da parte del Nucleo di valutazione e previo parere obbligatorio del Senato accademico. Le attività dei Centri interdipartimentali sono comunque sottoposte alla verifica del Nucleo di valutazione con periodicità, ai sensi del comma 3 dell’articolo 47 dello Statuto.
  8. Gli organi di ciascun Centro sono disciplinati dal relativo Regolamento di funzionamento. Sono comunque organi indispensabili dei Centri interdipartimentali di ricerca:
    1. il Consiglio;
    2. il Direttore.
  9. I Regolamenti dei Centri possono prevedere l’istituzione della figura di un Presidente, cui compete in genere, in ragione della propria competenza nelle materie di attività del Centro, una funzione di rappresentanza scientifica, e, in relazione alla complessità delle attività e al numero dei componenti, la costituzione nell’ambito del Consiglio di una Giunta esecutiva.
  10. Il Consiglio è l’organo di indirizzo, di programmazione e di coordinamento delle attività scientifiche del Centro nonché l’organo deliberante dello stesso. Il Direttore è un professore di ruolo a tempo pieno dell’Ateneo designato dal Consiglio del Centro tra i suoi membri ordinari ed è nominato con decreto del Rettore, con mandato triennale confermabile consecutivamente una sola volta. Al Consiglio e al Direttore del Centro si applicano, per quanto compatibili, le norme che regolano i corrispondenti organi del Dipartimento.
  11. Il Direttore del Centro è tenuto a illustrare le attività svolte dal Centro in un’apposita relazione annuale, da predisporre entro il 31 marzo dell’anno successivo. Dopo l’approvazione da parte del Consiglio del Centro, la relazione è trasmessa al Senato accademico, al Consiglio di amministrazione e ai Consigli dei Dipartimenti di riferimento, perché ne valutino i risultati rispetto agli obiettivi costitutivi del Centro.
  12. I Regolamenti di funzionamento dei Centri interdipartimentali di cui al comma 3 del presente articolo sono deliberati dai Consigli dei Dipartimenti che ne promuovono la costituzione a maggioranza assoluta dei componenti e sono approvati dal Senato accademico, con parere favorevole del Consiglio di amministrazione. I Regolamenti, emanati con decreto del Rettore contestualmente alla costituzione dei Centri, entrano in vigore decorsi dieci giorni dalla loro pubblicazione sul sito web dell’Ateneo. Eventuali modifiche ai Regolamenti, proposte dai Consigli dei Centri, sono approvate e disposte con le medesime procedure.
  13. I Centri interdipartimentali di ricerca già costituiti, ove confermati, sono adeguati alla nuova normativa dell’Ateneo entro sei mesi dall’entrata il vigore del presente Regolamento.

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Art. 20 - Centri funzionali

  1. I Centri funzionali nelle tre tipologie, di Ateneo, interdipartimentali e integrati (nel seguito dell'articolo denominati Centri funzionali), sono costituiti con le finalità e secondo le disposizioni stabilite dall'articolo 49 dello Statuto, fatte salve le norme generali sui Centri d'Ateneo di cui all'articolo 47 dello stesso Statuto.
  2. La costituzione dei Centri funzionali è approvata dal Consiglio di amministrazione, previo parere obbligatorio del Senato accademico, su proposta dei Consigli dei Dipartimenti interessati per quanto di competenza (relativamente ai Centri interdipartimentali e integrati). Con le medesime procedure si provvede al loro eventuale scioglimento, quando risultino esaurite le ragioni che hanno presieduto alla loro costituzione.
  3. Il Regolamento di ciascun Centro funzionale stabilisce le caratteristiche specifiche, l'area di attività, la struttura organizzativa, la denominazione, unitamente alla composizione e alle modalità di designazione, degli organi preposti alla gestione del Centro, tra i quali: un presidente, un organo collegiale di indirizzo, comunque denominato, un direttore responsabile del funzionamento della struttura, nonché, eventualmente, in relazione alle specificità del Centro funzionale, un coordinatore scientifico e un organo di consulenza, comunque denominati. Norme specifiche possono essere previste per i Centri che prevedano la gestione centralizzata ai fini scientifici e didattici di strutture tecniche e specialistiche per lo studio, la diagnosi e la cura delle malattie degli animali, lo studio delle pratiche di allevamento, la gestione di terreni agricoli e delle coltivazioni di pertinenza, nel rispetto di quanto disposto dall’articolo 24.
  4. Il Presidente del Centro funzionale, al quale spetta rappresentare il Centro e sovrintendere alle sue attività, è un professore in servizio a tempo pieno, designato dal Consiglio di amministrazione su proposta del Rettore, previo parere del Senato accademico, con mandato triennale, non rinnovabile consecutivamente più di una volta. Con le medesime modalità può essere designato, tra i professori e i ricercatori in servizio, un coordinatore scientifico, ove previsto nel Regolamento del Centro funzionale, in relazione alle sue specifiche caratteristiche e esigenze.
  5. Il Direttore responsabile del funzionamento ordinario del Centro, è designato, con mandato triennale, rinnovabile, dal Consiglio di amministrazione, su proposta del Direttore generale, di norma fra le figure di elevata professionalità dell’area di riferimento del Centro.
  6. In relazione alle specificità del Centro funzionale, possono far parte del suo organo collegiale di indirizzo e dell'organo di consulenza, se istituito, esperti esterni di elevata qualificazione. La maggioranza dei componenti l’organo di indirizzo deve essere comunque composta da personale in servizio presso l’Ateneo.
  7. Il Presidente è tenuto a trasmettere al Senato accademico e al Consiglio di amministrazione una relazione annuale sull’attività svolta, approvata dall’organo collegiale di indirizzo.
  8. Come previsto per tutti i Centri di Ateneo, i Centri funzionali sono sottoposti alla verifica, di norma triennale, del Nucleo di valutazione
  9. I Centri funzionali possono svolgere attività rivolte all'esterno e in conto terzi secondo le norme in vigore.
  10. I Centri funzionali sono costituiti con decreto del Rettore. La delibera di costituzione di ciascun Centro indica gli spazi, l’organico di personale tecnico e amministrativo e le dotazioni assegnategli, precisando le modalità della presa in carico dell’eventuale materiale inventariabile conferito in uso.
  11. I Regolamenti dei Centri funzionali sono approvati dal Senato accademico previo parere favorevole del Consiglio di amministrazione, su proposta dei Consigli dei Dipartimenti interessati per quanto di competenza (relativamente ai Centri interdipartimentali e integrati). Le eventuali modifiche ai Regolamenti dei Centri funzionali sono proposte dagli organi collegiali di indirizzo e deliberate con le modalità sopra indicate.
  12. Consiglio di amministrazione determina, su proposta del Direttore generale, le modalità di raccordo tra i Centri funzionali e l’Amministrazione per gli aspetti che lo richiedano.
  13. Gli attuali Centri di servizio d'Ateneo, dei quali si decida la trasformazione secondo la tipologia dei Centri funzionali, devono essere adeguati alla nuova normativa entro sei mesi dall’adozione delle presenti disposizioni.

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Art. 21 - Centri di servizio

  1. I Centri di servizio di Ateneo o interdipartimentali (nel seguito dell’articolo denominati Centri di servizio) sono costituiti, in applicazione di quanto previsto dagli articoli 47 e 50 dello Statuto, per assicurare l'erogazione di servizi in ambiti o settori specifici che richiedano la disponibilità di personale dedicato.
  2. Il Regolamento di ciascun Centro di servizio stabilisce le finalità, l'area di attività, l’organizzazione funzionale, le modalità di raccordo tra il Centro e altre strutture dell’Amministrazione, nonché le modalità di raccordo con i Dipartimenti di riferimento nel caso di Centro interdipartimentale, la denominazione, unitamente alla composizione e alle modalità di designazione, degli organi preposti alla gestione del Centro, e precisamente: un presidente, un eventuale organo ristretto di indirizzo, comunque denominato, e un direttore responsabile del funzionamento.
  3. La costituzione di un Centro di servizio, anche nel caso in cui sia promossa da più Dipartimenti, è proposta dal Direttore generale ed è approvata dal Consiglio di amministrazione, previo parere obbligatorio del Senato accademico. La delibera costitutiva deve indicare gli spazi, l’organico di personale tecnico e amministrativo e le modalità di eventuale attribuzione annuale di risorse. I Centri di servizio sono costituiti con decreto rettorale. Con le medesime procedure può essere deliberata la cessazione del Centro di servizio, quando sia constatato l'esaurimento delle sue funzioni.
  4. I Regolamenti dei Centri di servizio sono approvati dal Senato accademico previo parere favorevole del Consiglio di amministrazione. Le eventuali modifiche al Regolamento del Centro di servizio, su proposta del Presidente o del Comitato di indirizzo, se esistente, sono deliberate con le medesime procedure.
  5. Per l'erogazione di servizi per la didattica non di competenza diretta dei singoli Dipartimenti e non assunti direttamente dall’Amministrazione ovvero non rientranti tra le competenze di un Centro funzionale costituito ai sensi dell’articolo 20, possono essere costituiti Centri di servizio ai sensi del presente articolo. Il Consiglio di amministrazione determina, su proposta del Direttore generale, sentito il Senato accademico, le modalità di raccordo con l’Amministrazione e tra i Centri interessati per gli aspetti che lo richiedano.
  6. Entro sei mesi dall’adozione delle presenti disposizioni, gli attuali Centri di servizio d'Ateneo, dei quali si decida il mantenimento secondo la tipologia di cui al presente articolo, devono essere adeguati alla nuova normativa.

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Art. 22 - Centri di ricerca convenzionati

  1. I Centri di ricerca convenzionati (nel seguito dell’articolo denominati “Centri convenzionati”) sono costituiti ai sensi dell’articolo 51 dello Statuto per lo sviluppo di programmi di ricerca di particolare rilevanza e impatto, su iniziativa di professori e ricercatori dell'Ateneo, previa acquisizione di finanziamenti provenienti da enti pubblici e privati o da privati, nella misura minima stabilita, anche tenuto conto delle specifiche aree scientifiche di riferimento, dal Consiglio di amministrazione. Tali finanziamenti consistono in un contributo di costituzione e in contributi annuali di funzionamento che il soggetto finanziatore, con il quale deve essere stipulato apposito accordo, deve garantire per l’intera durata del Centro.
  2. La proposta di costituzione di un Centro di ricerca convenzionato deve essere accolta dal Consiglio del Dipartimento o dai Consigli dei Dipartimenti di appartenenza dei professori e ricercatori proponenti e approvata, previo parere favorevole del Senato accademico, dal Consiglio di amministrazione, che ne verifica la sostenibilità e l’eventuale sovrapposizione della relativa tematica di ricerca con le tematiche sviluppate da analoghe strutture già esistenti. Nel caso di più Dipartimenti interessati, nella proposta è indicato il Dipartimento sede amministrativa e operativa del Centro. Il Consiglio di amministrazione può autorizzare l’attivazione di eventuali sedi secondarie. La proposta di costituzione del Centro è corredata dal Regolamento di funzionamento previsto al comma 2 dell’articolo 47 dello Statuto, che determina le modalità di esercizio delle attività del Centro, il relativo grado di autonomia gestionale, secondo la normativa d’Ateneo in materia, e gli organi che gli sono preposti attese le sue funzioni e specificità. La costituzione del Centro è disposta con apposito decreto dal Rettore, che contestualmente provvede all’emanazione del Regolamento di funzionamento.
  3. I Centri convenzionati sono costituiti per una durata di almeno tre anni e comunque non superiore a sei anni, rinnovabile con le medesime modalità previste per la costituzione. Per il rinnovo del Centro è necessario che il finanziatore o i finanziatori assicurino il mantenimento dei prescritti contributi ovvero che altri soggetti esterni si impegnino a sostenere le attività del Centro. La domanda motivata di rinnovo, avanzata dall’organo di indirizzo del Centro, deve essere accompagnata da una relazione che illustri nel dettaglio le attività compiute e dal programma delle attività da svolgere nel periodo per il quale si chiede il rinnovo. Il Consiglio di amministrazione, previo parere del Senato accademico, può non autorizzare il rinnovo del Centro, al termine della durata, o disporne lo scioglimento anticipato nel caso in cui la valutazione delle sue attività da parte del Nucleo di valutazione non sia positiva. Il Centro può essere sciolto in via anticipata anche qualora vengano a mancare le risorse minime previste o per altri motivi che ne impediscano il funzionamento ovvero su richiesta degli organi che gli sono preposti. I Centri che, per la natura della ricerca sviluppata, registrino un consistente livello di attività sostenuta da significativi finanziamenti esterni, possono essere prorogati, pur venendo meno i contributi di funzionamento, per non più di un anno, previa valutazione del Consiglio di amministrazione e del Senato accademico e verifica del Nucleo di valutazione.
  4. Successivamente alla costituzione di un Centro convenzionato possono chiedere di partecipare alle sue attività di ricerca altri Dipartimenti dell’Ateneo, con delibera del rispettivi Consigli. Le nuove adesioni sono valutate dall’organo di indirizzo del Centro e formalizzate con decreto del Rettore. Possono chiedere di partecipare al Centro, a titolo individuale, anche singoli professori e ricercatori secondo le modalità stabilite dal Regolamento di funzionamento del Centro.
  5. Per il suo funzionamento il Centro si avvale degli spazi e delle attrezzature del Dipartimento sede operativa ed eventualmente di altri Dipartimenti aderenti. Parimenti si avvale del personale tecnico-amministrativo in servizio presso il Dipartimento sede operativa, previa delibera del rispettivo Consiglio. Il Centro non può disporre di una pianta organica propria. Esso usufruisce principalmente delle risorse finanziarie assicurate dal soggetto o dai soggetti convenzionati e di eventuali risorse aggiuntive comunque provenienti dall’esterno.
  6. I Centri convenzionati possono svolgere, nell’ambito delle proprie finalità e competenze scientifiche, e purché d’intesa con il Dipartimento o i Dipartimenti di riferimento, attività di ricerca commissionate da enti pubblici e privati su contratto e convenzione, con esclusione delle attività disciplinate da tariffari, secondo le disposizioni stabilite al riguardo dai pertinenti Regolamenti d’Ateneo.
  7. Gli organi di ciascun Centro convenzionato sono disciplinati dal relativo Regolamento di funzionamento. Sono comunque organi indispensabili dei Centri convenzionati:
    1. il Consiglio;
    2. il Direttore.
    Il Consiglio è l’organo di indirizzo, di programmazione e di coordinamento delle attività scientifiche del Centro nonché l’organo deliberante dello stesso Del Consiglio deve far parte il Direttore del Dipartimento sede operativa del Centro o un suo delegato; possono partecipare al Consiglio rappresentanti del finanziatore o dei finanziatori, docenti di altre università ed esperti di chiara fama purché complessivamente in numero non superiore ad un terzo dei membri del Consiglio stesso. Il Consiglio può cooptare personalità scientifiche ed esperti nel settore specifico, con possibilità di voto consultivo. Il Direttore è un professore di ruolo a tempo pieno dell’Ateneo, designato dal Consiglio del Centro tra i suoi membri ordinari ed è nominato con decreto del Rettore, con mandato triennale confermabile consecutivamente una sola volta.
  8. Il Direttore è tenuto a illustrare le attività svolte dal Centro in un’apposita relazione annuale, da predisporre entro il 31 marzo dell’anno successivo. Dopo l’approvazione da parte del Consiglio del Centro, la relazione è trasmessa al Senato accademico, al Consiglio di amministrazione e ai Consigli dei Dipartimenti di riferimento, perché ne valutino i risultati rispetto agli obiettivi costitutivi del Centro.
  9. I Regolamenti di funzionamento dei Centri convenzionati di cui al comma 2 del presente articolo sono deliberati dai Consigli dei Dipartimenti che ne promuovono la costituzione a maggioranza assoluta dei componenti e sono approvati dal Senato accademico, con parere favorevole del Consiglio di amministrazione. I Regolamenti, emanati con decreto del Rettore contestualmente alla costituzione dei Centri, entrano in vigore decorsi dieci giorni dalla loro pubblicazione sul sito web dell’Ateneo. Eventuali modifiche ai Regolamenti, proposte dai Consigli dei Centri, sono approvate e disposte con le medesime procedure.
  10. I Centri di ricerca convenzionati funzionanti al momento dell’emanazione del presente Regolamento possono essere mantenuti per il restante periodo di vigenza, fermo restando l’adeguamento ai principi di cui allo Statuto e al presente Regolamento in occasione dell’eventuale rinnovo.

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Art. 23 - Centri interuniversitari di ricerca e di servizi

  1. L’Ateneo può partecipare, ai sensi della normativa nazionale in vigore e dell’articolo 53 dello Statuto, alla costituzione di Centri interuniversitari di ricerca e di servizi diretti al perseguimento di finalità istituzionali comuni alle università aderenti e per le quali sia necessario l’apporto e la gestione integrata di risorse e di competenze delle università medesime. I primi sono finalizzati allo svolgimento di attività di ricerca nell’ambito di progetti permanenti o di durata pluriennale in collaborazione tra professori e ricercatori degli atenei convenzionati. I secondi hanno come finalità l’erogazione di servizi tecnico-scientifici utilizzati da più università.
  2. L’adesione ai Centri interuniversitari, che avviene mediante stipula di atti convenzionali, è proposta con delibera motivata dai Consigli dei Dipartimenti interessati, ed è approvata dal Consiglio di amministrazione, previo parere obbligatorio del Senato accademico. Nella convenzione costitutiva devono, in particolare, essere precisate le finalità, la configurazione, la durata, le norme di funzionamento del Centro, ivi comprese le modalità di designazione dei componenti i suoi organi di indirizzo e gestione, la sede e le risorse che gli vengono assicurate da ciascun partecipante, le disposizioni in ordine alla gestione amministrativo-contabile e alla proprietà industriale e intellettuale e le modalità di applicazione della normativa sulla sicurezza e salute sul luogo di lavoro e in materia di gestione dell’ambiente.
  3. La nomina dei rappresentanti dell’Università in seno agli organi dei Centri interuniversitari compete al Consiglio di amministrazione. Coloro che rappresentano l’Ateneo nei Centri hanno l’obbligo di presentare annualmente una relazione sull’attività svolta dai Centri stessi ai Consigli dei Dipartimenti interessati affinché ne possano valutare i risultati rispetto agli obiettivi programmati. La partecipazione e il coinvolgimento dell’Università nei Centri interuniversitari sono sottoposti, di norma ogni triennio, alla verifica del Consiglio di amministrazione, il quale, acquisito il parere obbligatorio del Senato accademico e la motivata valutazione del Nucleo di valutazione, accerta la congruità delle attività svolte rispetto agli obiettivi programmati e la coerenza delle risorse impiegate rispetto ai risultati ottenuti. Nel caso la verifica non sia positiva, il Consiglio di amministrazione può disporre che l’Ateneo eserciti il diritto di recesso dal Centro nel rispetto di quanto stabilito nell’atto convenzionale di costituzione del Centro stesso.

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Art. 24 - Consorzi interuniversitari e altre forme di partecipazione

  1. L’Ateneo può, ai sensi della normativa nazionale in vigore e dell’art. 53 dello Statuto, costituire con altre università, per il perseguimento di obiettivi comuni inerenti alle proprie finalità istituzionali, consorzi di diritto privato, o aderire a consorzi interuniversitari già costituiti. La costituzione o adesione ai consorzi in questione deve essere coerente con gli indirizzi e gli obiettivi generali di programmazione e sviluppo dell’Ateneo e favorirne la realizzazione. Essa non deve creare conflitti di interesse con le attività istituzionali dell’Ateneo e con quelle delle strutture che in esso operano.
  2. Ciascun consorzio è attivato mediante la sottoscrizione, da parte del Rettore, dell’Atto costitutivo o di adesione e dello Statuto che prevedono, tra l’altro, le finalità, la disciplina dei rapporti tra le università partecipanti, la durata e le norme di funzionamento, ivi comprese le modalità di designazione dei componenti i suoi organi. La costituzione o l’adesione a un consorzio interuniversitario, proposta dal Consiglio o dai Consigli dei Dipartimenti interessati, è approvata dal Consiglio di amministrazione, previo parere obbligatorio del Senato accademico. La proposta deve essere accompagnata da una relazione che illustri i benefici specifici per l’Ateneo derivanti dalla costituzione del consorzio e che non potrebbero essere conseguiti altrimenti, indichi la misura e la provenienza dei finanziamenti di cui il consorzio prevede di poter disporre, oltre all’elenco dei professori e ricercatori partecipanti all’iniziativa.
  3. In funzione del miglior perseguimento di obiettivi legati ai propri fini istituzionali, ai sensi dell’articolo 53 dello Statuto, l’Ateneo può altresì promuovere o partecipare, su delibera del Consiglio di amministrazione, previo parere obbligatorio del Senato accademico, a consorzi o società consortili costituiti con altri soggetti pubblici e privati ai sensi e nei limiti delle norme in vigore, nonché a fondazioni e ad associazioni, che si pongano in particolare come scopi la progettazione e l’esecuzione di programmi di ricerca finalizzati allo sviluppo scientifico e tecnologico, la promozione e la realizzazione di attività e servizi diretti alla conservazione, valorizzazione, fruizione e divulgazione del patrimonio culturale, scientifico, artistico e ambientale, la realizzazione di attività di orientamento, aggiornamento, formazione, anche finalizzate all’inserimento nel mondo del lavoro, e di servizi rivolti all’insegnamento a distanza e alla didattica multimediale.
  4. Sono comunque condizioni per la partecipazione dell’Ateneo alle forme associative di cui al precedente comma:
    1. l’assenza di conflitti di interesse tra le attività della struttura consortile e le attività istituzionali dell’Ateneo e delle strutture che in esso operano;
    2. che l’Ateneo sia escluso da qualsiasi obbligo di versamenti in denaro che eccedano l’eventuale quota di associazione e che eventuali eccedenze di gestione non vengano ripartite ma reinvestite per finalità di carattere scientifico;
    3. che il concorso dell’Ateneo, nel ripiano di eventuali perdite, sia limitato alla quota di adesione;
    4. che sia assicurata la partecipazione paritaria dell’Ateneo nell’impostazione dei programmi e delle attività;
    5. che almeno il Rettore o un suo delegato sia compreso tra i componenti dell’organo di gestione.
    6. che sia prevista la presentazione al Consiglio di amministrazione e al Senato accademico dell’Ateneo di una relazione analitica annuale sull’attività svolta e sul bilancio.
    Nei casi di consorzi e di società consortili di ricerca nei quali l’Ateneo svolga un ruolo preminente, la sua partecipazione è altresì subordinata alle seguenti condizioni:
    1. che l’indicazione dei presidenti degli organi amministrativi, di consulenza scientifica e di revisione dei conti sia di competenza dell’Ateneo;
    2. che l’atto costitutivo preveda che almeno un terzo delle eventuali eccedenze di gestione venga destinato al supporto di attività scientifiche e di formazione alla ricerca dell’Ateneo, secondo modalità concordate.
  5. La partecipazione e il coinvolgimento dell’Ateneo negli enti di cui al presente articolo sono sottoposti, di norma ogni triennio, alla verifica del Consiglio di amministrazione, il quale, acquisito il parere obbligatorio del Senato accademico e la motivata valutazione del Nucleo di valutazione, accerta la conformità delle attività svolte rispetto agli obiettivi programmati e la coerenza delle risorse impiegate rispetto ai risultati ottenuti.

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Art. 25 - Aziende a gestione economica

  1. Per esigenze particolari legate ai suoi fini istituzionali, scientifici e didattici, l’Università può applicare il modello organizzativo del Centro funzionale integrato di cui all’articolo 19 a strutture gestionali centralizzate tecniche e specialistiche per lo studio, la diagnosi e la cura delle malattie degli animali e per lo studio delle pratiche di allevamento, della gestione di terreni agricoli e delle coltivazioni di pertinenza, configurando le suddette strutture come aziende a gestione economica, in coerenza con il principio del bilancio unico di Ateneo secondo le disposizioni di cui alla legge 240/2010 e successivi decreti attuativi. Alle aziende agrarie si applica la normativa di cui all’articolo 18 della legge 9 dicembre 1985, n. 705.
  2. L’azienda a gestione economica è un centro di responsabilità dotato di autonomia gestionale che promuove la propria attività in forma imprenditoriale, rispettando il principio dell’equilibrio economico fra i costi ed i ricavi dell’esercizio, compresi i trasferimenti, secondo la disciplina specificata dal Regolamento d’Ateneo per l’amministrazione, la finanza e la contabilità. Essa è responsabile degli spazi, delle strutture e delle apparecchiature affidate all’atto della costituzione e successivamente.
  3. Provvede alla gestione anche amministrativo-contabile dell’azienda una Delegazione designata dal Consiglio di amministrazione, della quale fanno parte:
    1. il Rettore o un suo delegato, con funzioni di presidente;
    2. un dirigente dell’Amministrazione universitaria, designato dal Direttore generale, con funzioni di segretario;
    3. i Direttori dei Dipartimenti che usufruiscono per fini scientifici e didattici dell’azienda o loro delegati;
    4. da due, ovvero quattro ovvero sei membri designati dal Consiglio di amministrazione, la metà dei quali scelti dallo stesso Consiglio tra un numero doppio di nominativi indicati dal Consiglio del Dipartimento o dai Consigli dei Dipartimenti di riferimento;
    5. il sovrintendente ovvero il direttore dell’azienda, di cui al comma 5.
    Partecipa alle riunioni della Delegazione, senza diritto di voto, il responsabile tecnico dei servizi dell’azienda, ove nominato. Nel caso di più aziende facenti capo a uno stesso Dipartimento o agli stessi Dipartimenti di riferimento, può essere attivata un’unica Delegazione, prevedendo, ove necessario, la presenza di più sovrintendenti e responsabili tecnici.
  4. La Delegazione è nominata con decreto del Rettore e dura in carica tre anni. Il mandato dei suoi componenti, con esclusione del componente indicato alla lettera b), può essere rinnovato consecutivamente una sola volta.
  5. Coordina la conduzione dell’azienda un sovrintendente ovvero un direttore, scelto tra i docenti di ruolo afferenti al Dipartimento o ai Dipartimenti di riferimento dell’azienda o ad altro Dipartimento dell’Ateneo, dotato di adeguate competenze nei campi di attività dell’azienda.
  6. L’azienda può usufruire di personale tecnico-amministrativo destinato dal Consiglio di amministrazione. Per le restanti esigenze l’azienda provvede con i propri fondi, nel rispetto delle normative vigenti.
  7. La gestione delle aziende è sottoposta alla verifica del Collegio dei Revisori dei conti.
  8. Le norme che disciplinano il funzionamento della Delegazione e le funzioni del sovrintendente ovvero del direttore sono stabilite da un apposito Regolamento, approvato dal Senato accademico, sentiti il Consiglio o i Consigli dei Dipartimenti di riferimento, previo parere favorevole del Consiglio di amministrazione.

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Art. 26 - Sistema bibliotecario di Ateneo

  1. La configurazione, le funzioni, la struttura gestionale e le articolazioni del Sistema bibliotecario d'Ateneo (SBA) sono disciplinate dall'articolo 54 dello Statuto.
  2. Fanno parte del Sistema bibliotecario d’Ateneo le Biblioteche autonome. Esse sono individuate sulla base di criteri e parametri oggettivi, riferiti alle dimensioni e alle condizioni di funzionamento, stabiliti e periodicamente aggiornati dal Senato accademico, previo parere favorevole del Consiglio di amministrazione, sentita la Commissione d'Ateneo per le Biblioteche (CAB) di cui al successivo articolo 27. Le biblioteche che non hanno i requisiti per essere definite autonome sono accorpate alla Biblioteca autonoma di riferimento o, laddove non sia possibile, da questa coordinate. La biblioteca  accorpata può configurarsi anche come punto di servizio decentrato della Biblioteca autonoma. La proposta di costituzione di una Biblioteca autonoma è avanzata dalla o dalle strutture dipartimentali di riferimento competenti e/o dalla Divisione Coordinamento biblioteche ed è approvata, sentita la Commissione d'Ateneo per le Biblioteche, dal Consiglio di amministrazione previo parere obbligatorio dal Senato accademico.
  3. Le Biblioteche autonome si configurano come centri di responsabilità dotate di autonomia gestionale nell'ambito delle risorse assegnate. Esse si uniformano alle regole e alle procedure biblioteconomiche, gestionali e informatiche proprie del Sistema bibliotecario di Ateneo, così come definite dalla Commissione d’Ateneo per le Biblioteche, deliberate dagli organi di governo e attuate dalla competente Divisione Coordinamento biblioteche in modo da assicurare la piena integrazione funzionale dell’intero Sistema. Tale integrazione si esplica, in particolare, nel coordinamento degli acquisti, nella adozione di comuni regole e procedure biblioteconomiche e amministrative, nella possibilità di accesso da parte di tutti gli utenti (docenti e studenti dell’Ateneo) al materiale posseduto, nella catalogazione unificata o compatibile dello stesso con tecnologie evolute, nella condivisione dei canali informativi e nell’accesso alla Biblioteca digitale, nell’uso di software comuni o comunque compatibili, nel livello dei servizi erogati, con particolare riguardo a quelli riservati all’utenza (ampiezza degli orari della consultazione in sede, efficienza del prestito locale e interbibliotecario, document delivery, reference e altro).
  4. Le Biblioteche autonome possono articolarsi in sezioni corrispondenti a esigenze sostanziali di funzionalità scientifica e didattica, ferma restando l’unicità gestionale. L’articolazione in sezioni deve essere approvata dalla Commissione d’Ateneo per le Biblioteche.
  5. Sono organi delle Biblioteche autonome:
    1. il Consiglio della Biblioteca;
    2. il Direttore scientifico.
  6. Il Consiglio della Biblioteca è l’organo di indirizzo, di programmazione e di coordinamento delle attività della Biblioteca anche con riguardo al raccordo delle strutture bibliotecarie di cui al comma 2. Il Consiglio della Biblioteca predispone il Regolamento interno della Biblioteca, da sottoporre all'approvazione del Senato accademico, previo parere favorevole del Consiglio di amministrazione, sentiti il Dipartimento o i Dipartimenti interessati e  la Commissione d’Ateneo per le Biblioteche.
  7. Compongono il Consiglio della Biblioteca, secondo le determinazioni specifiche di ciascun Regolamento interno:
    1. il Direttore scientifico;
    2. una rappresentanza di docenti dei vari ambiti disciplinari appartenenti al Dipartimento o ai Dipartimenti di riferimento della Biblioteca, designati con mandato triennale;
    3. il Direttore della Biblioteca di cui al comma 12;
    4. una rappresentanza eletta, con mandato triennale, del personale in servizio presso la Biblioteca e le strutture bibliotecarie eventualmente coordinate;
    5. una rappresentanza studentesca designata, con mandato biennale, dai rappresentanti degli studenti nel Consiglio del Dipartimento o nei Consigli dei Dipartimenti di riferimento della Biblioteca.
  8. Spetta al Consiglio della Biblioteca:
    1. definire le linee di indirizzo e sviluppo del patrimonio e dei servizi della Biblioteca, in coerenza con le direttive della Commissione d’Ateneo per le Biblioteche;
    2. programmare annualmente le spese generali e per i vari servizi, deliberando sulla ripartizione e sull’utilizzo delle risorse a disposizione;
    3. avanzare eventuali richieste di ulteriori finanziamenti e di personale, in relazione a motivate esigenze di funzionamento della Biblioteca;
    4. esprimere valutazione sull’efficienza dei servizi attivati e circa l’utilizzazione delle risorse;
    5. approvare le spese superiori ai limiti fissati nel Regolamento di Ateneo per l’amministrazione, la finanza e la contabilità;
    6. approvare il documento predisposto di programmazione e la relazione sulle attività svolte e sull’utilizzo del budget.
  9. Le riunioni del Consiglio della Biblioteca sono verbalizzate a cura del Direttore della Biblioteca; i verbali relativi sono trasmessi al Direttore o ai Direttori dei Dipartimenti di riferimento e alla Divisione Coordinamento biblioteche.
  10. Il Direttore scientifico della Biblioteca autonoma è un professore di ruolo, designato con mandato triennale, non rinnovabile consecutivamente più di una volta, dal Consiglio della Biblioteca, e nominato con decreto del Rettore. In caso di assenza o di temporaneo impedimento, il Direttore scientifico può delegare le sue funzioni a un componente del Consiglio.
  11. Compete al Direttore Scientifico:
    1. convocare e presiedere, di norma ogni quattro mesi, il Consiglio della Biblioteca;
    2. sovrintendere all’attuazione di tutte le delibere del rispettivo Consiglio, vigilando sul buon funzionamento dei servizi anche rispetto alle eventuali strutture bibliotecarie coordinate;
    3. presentare annualmente al  Consiglio della Biblioteca una relazione sulle attività svolte e sull'utilizzo del budget assegnato, predisposta d'intesa con il Direttore della Biblioteca;
  12. Il Direttore della Biblioteca autonoma è nominato con mandato triennale rinnovabile dal Direttore generale tra il personale appartenente all’area delle biblioteche, di elevata professionalità, e comunque di livello non inferiore alla categoria D. Il Direttore è unico anche quando la Biblioteca si articola in più sezioni. Il Direttore è responsabile dell’attuazione degli indirizzi e dei programmi definiti dal Consiglio della Biblioteca; cura la gestione ordinaria della Biblioteca e dei suoi servizi e ne assicura la funzionalità anche rispetto alle esigenze delle  strutture bibliotecarie coordinate. La partecipazione del Direttore alle riunioni del Consiglio del Dipartimento o dei Consigli dei Dipartimenti che operano quali strutture di riferimento della Biblioteca, di cui al comma 4 ultimo capoverso dell’articolo 54 dello Statuto, è limitata agli argomenti che attengono all’organizzazione e al funzionamento della Biblioteca.
  13. Compete in particolare al Direttore:
    1. predisporre annualmente, in attuazione dei programmi e dei criteri definiti dal Consiglio di Biblioteca, il documento di programmazione dell'attività e la relazione sulle attività svolte e sull'utilizzo del budget disponibile da sottoporre all'approvazione del Consiglio e trasmettere alla Divisione Coordinamento biblioteche;
    2. curare l’attuazione del programma annuale delle attività e degli interventi, provvedendo all’acquisto di libri, periodici, prodotti multimediali, apparecchiature e attrezzature,  nel rispetto delle norme in vigore e in base alle disposizioni degli organi collegiali e alle indicazioni del Direttore  scientifico;
    3. curare la gestione amministrativa e assicurare la custodia dei beni inventariali di competenza della struttura;
    4. curare la gestione biblioteconomica della struttura, attuando le disposizioni al riguardo della Commissione d’Ateneo per le biblioteche e della Divisione Coordinamento biblioteche;
    5. curare l’organizzazione del lavoro e la gestione del personale in servizio;
    6. assicurare l’integrazione della Biblioteca nel Sistema attraverso la condivisione e partecipazione ai Servizi centrali d’Ateneo, la presenza nel Portale del Sistema bibliotecario d’Ateneo, l’applicazione della Carta dei servizi del Sistema bibliotecario d’Ateneo, l’inserimento di tutti i dati statistici relativi al patrimonio e a i servizi della biblioteca nell’apposito Sistema informativo, la partecipazione a tutte le iniziative dello SBA tese a migliorare l’efficienza e la qualità dei servizi;
    7. esercitare tutti gli altri adempimenti eventualmente richiesti dal Consiglio della Biblioteca, dalla Divisione Coordinamento biblioteche, dalla Direzione generale dell’Università.
  14. Fa parte del Sistema bibliotecario d’Ateneo, nell’ambito dei Servizi bibliotecari centrali, la Biblioteca digitale, composta dalle collezioni digitali e dai servizi di accesso e fruizione on line delle stesse. La Biblioteca digitale fa capo alla struttura dirigenziale preposta al coordinamento centrale del Sistema, di cui al comma successivo. Essa è retta da uno specifico Regolamento predisposto dalla struttura suddetta e approvato dal Senato accademico, previo parere del Consiglio d’amministrazione, sentita la CAB.
  15. E’ preposta al coordinamento centrale del Sistema bibliotecario d’Ateneo, per quanto di competenza, la relativa struttura dirigenziale, responsabile dell’attuazione degli indirizzi della Commissione d’Ateneo per le Biblioteche sotto il profilo tecnico-bibliotecario e dell’organizzazione generale, nonché della realizzazione e gestione dei Servizi bibliotecari centrali d’Ateneo, del monitoraggio e della valutazione delle Biblioteche, della formazione e dell'aggiornamento del personale che vi è preposto. Ai Servizi bibliotecari centrali d’Ateneo è destinata una specifica quota di risorse, a carico del bilancio universitario, stabilita dal Consiglio d’amministrazione.
  16. Tutto il materiale bibliografico acquisito con fondi universitari di qualsiasi tipologia e provenienza (contributi, fondi di ricerca, altro) nonché quello pervenuto in donazione o cambio o eventualmente concesso in deposito o in comodato, deve essere catalogato con i sistemi in uso e accessibili all’utenza.
  17. Tutte le notizie bibliografiche relative al patrimonio librario e documentale collocato presso le Biblioteche e le strutture dell’Ateneo sono rese accessibili, a seconda della tipologia, attraverso il catalogo collettivo in linea dell’Ateneo e il Portale della Biblioteca digitale, gestiti dalla Divisione Coordinamento biblioteche.

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Art. 27 - Commissione di Ateneo per le Biblioteche

  1. La Commissione d’Ateneo per le Biblioteche (CAB) ha i compiti di indirizzo, programmazione e coordinamento del Sistema bibliotecario definiti dal comma 5 dell'articolo 54 dello Statuto. La Commissione è nominata con mandato triennale dal Consiglio di amministrazione ed è composta:
    1. dal Presidente, designato dal Consiglio d’Amministrazione su proposta del Senato accademico;
    2. da un membro del Senato accademico designato dallo stesso Senato;
    3. dal Dirigente dell’area biblioteche;
    4. da otto Direttori di Biblioteca in rappresentanza delle quattro macro-aree disciplinari - biomedica, umanistica, giuridico-economico-sociale, scientifica - designati su proposta del Senato accademico entro una lista di almeno dodici Direttori di Biblioteca indicati dalla CAB;
    5. da non più di otto docenti, preferibilmente responsabili scientifici di singole biblioteche, designati dal Senato accademico in modo da garantire una rappresentanza equilibrata delle varie aree disciplinari e dei diversi tipi di strutture bibliotecarie operanti nell’Ateneo;
    6. dal responsabile della Biblioteca digitale;
    7. da due membri eletti del personale delle biblioteche;
    8. da due studenti scelti dalla Conferenza degli studenti.
    I componenti di cui alla lettera e) devono appartenere a Dipartimenti diversi. I componenti di cui alla lettera h) devono essere iscritti a corsi di studio che fanno riferimento a Dipartimenti raccordati a Facoltà o Scuole diverse. Gli altri direttori e responsabili scientifici delle varie biblioteche possono essere invitati dal Presidente a partecipare a titolo consultivo alle riunioni della Commissione quando siano all’ordine del giorno argomenti che interessino le rispettive strutture.
  2. Le norme che disciplinano il funzionamento della Commissione di Ateneo per le Biblioteche sono stabilite da un apposito Regolamento, predisposto con il voto favorevole della maggioranza dei componenti della Commissione e approvato dal Senato accademico, previo parere favorevole del Consiglio di amministrazione.

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